Addio a Ora Zebuloni, donna forte e coraggiosa, madre adorata. Lascia il tuo saluto

Necrologi

Pubblichiamo il ricordo dolce e intenso del nostro stimato collaboratore David Zebuloni della madre Ora, mancata di recente dopo anni in cui ha lottato contro un cancro.

 

Cinque anni fa a mamma è stato diagnosticato un cancro. Una diagnosi inequivocabile, che non lasciava spazio a dubbi: quarto stadio, metastasi diffuse. I medici non le hanno dato alcuna possibilità; hanno detto che non sarebbe sopravvissuta. Ma lei, con infinita delicatezza, una determinazione incrollabile e un coraggio mirabile, ha intrapreso un percorso straordinario. Nel silenzio più assoluto. Senza dirlo a nessuno.
Ha deciso di nascondere la malattia non perché se ne vergognasse. Al contrario. Si infuriava ogni volta che qualcuno usava la parola “malattia” invece di “cancro”. «Non ho una malattia anonima, ho un comunissimo tumore», diceva anche a noi, ogni volta che avevamo paura di pronunciare quella parola proibita.
No, il suo silenzio non nasceva dalla vergogna. Mamma ha nascosto il cancro perché non voleva far soffrire nessuno. «Ognuno ha già i suoi problemi, perché aggiungere altro dolore inutile?», mi ripeteva. E io le rispondevo dicendo che non le si addiceva tutta quell’autostima. «Forse soffriranno un po’, ma poi torneranno alla loro vita di sempre», la punzecchiavo. Ma probabilmente, nel profondo, lei sapeva quanto fosse amata e davvero non ha voluto causare dolore inutile a nessuno.
Così, quando la malattia – anzi, il cancro – è diventato impossibile da nascondere, ha deciso che avremmo detto che aveva contratto un batterio misterioso, senza nome. «Sembra meno spaventoso e più risolvibile», mi ha spiegato. Ma purtroppo ormai nulla era più risolvibile. Eppure, lei non si è arresa.
Otto mesi fa il medico le ha detto che le restavano due mesi di vita. Lei ha sorriso, lo ha ringraziato e, una volta usciti dalla stanza, ha dichiarato: «Lui non mi conosce. Non sa che io non sono una che si arrende». E infatti non si è arresa. Ha affrontato innumerevoli cicli di ogni tipo di chemioterapia disponibile. Poi è passata a un trattamento sperimentale, all’interno di una ricerca particolarmente promettente. Poi alle terapie olistiche. Poi a una cura importata clandestinamente dalla Germania. Poi a una presunta medicina miracolosa arrivata da un luogo dimenticato del Giappone.
E quando, tre mesi fa, le hanno dato una sola settimana di vita, non si è arresa. E quando, due mesi fa, siamo arrivati al pronto soccorso e ci hanno detto che era finita, che il suo corpo stava collassando e che le restavano al massimo due ore per salutare i suoi cari, lei è riuscita a riprendersi, contro ogni previsione, e a tornare alla quotidianità. E quando, una settimana fa, siamo tornati di nuovo al pronto soccorso e ci hanno detto che quella sarebbe stata sicuramente la sua ultima notte, ha resistito per altre due notti. Testarda. Fiera. Anzi, dignitosa. Voleva dimostrarci ancora una volta che non sono i medici a decidere, ma che è lei a decidere quando e come andarsene.
Solo venerdì mattina, quando il cuore aveva già smesso di battere ma lei continuava a respirare, l’ho supplicata di liberare la sua anima da quel corpo fragile. Le ho detto che non ce la facevo più a vederla così. Le ho sussurrato all’orecchio che era la mia eroina. Che da lei avevo imparato la lezione più importante della mia vita. Che avevo finalmente capito che era davvero la persona più forte che io abbia mai conosciuto. In risposta, una lacrima le è scivolata sul viso. Allora, e solo allora, ha accettato di restituire la sua anima al Creatore.
Grazie alla sua determinazione, alla sua fede, alla sua forza e al suo coraggio, e grazie alle cure devote di mio padre – che, a parte respirare per lei e morire al suo posto, ha fatto tutto ciò che era umanamente possibile – mamma ci ha regalato altri cinque anni felici. Indimenticabili. E per tutto questo tempo l’ho immortalata di nascosto: l’ho fotografata senza che se ne accorgesse, ho registrato le nostre conversazioni. Pensavo che così sarei arrivato preparato a questo momento. Ma mi sbagliavo. Non sono pronto. Non sono capace di dirle addio.
D’altronde, lei sapeva fin troppo bene che odio l’idealizzazione dei morti. Che non santifico le persone solo perché non ci sono più. Che chi è stato insopportabile in questo inferno, lo resta anche in paradiso. Ma lei era davvero perfetta. Senza alcun dubbio, la mamma migliore del mondo. La più presente, la più amorevole, la più devota. Una mamma in ogni fibra del suo essere.
Ricordo che una volta, da bambino, mi chiesero di compilare un modulo per la scuola e indicare la professione dei miei genitori. Lei era indaffarata in cucina. Ricordo di essermi seduto accanto a lei e di averle domandato candidamente che lavoro facesse. Lei mi ha guardato, ha sorriso e mi ha risposto senza esitazione che di professione faceva la mamma. Io ho riso, e lei ha ripetuto: «Sono seria, scrivi che sono una mamma». Così ho fatto. E aveva ragione. Lei era semplicemente questo: una mamma. La mamma migliore che potessi desiderare. Il più grande amore della mia vita. Il primo e l’ultimo.
E quando più recentemente le ho detto che probabilmente non mi sono ancora sposato perché non sono capace di amare nessuna donna come amo la mia mamma, aspettando solo di ricevere in cambio un abbraccio, lei mi ha risposto che sono un tipo terribilmente strano e che era il caso che mi dessi una mossa. Ma quando, due settimane fa, mi ha detto che col senno di poi era contenta che non mi fossi sposato, perché altrimenti non avrei potuto accompagnarla nell’ultima parte del suo viaggio, ho pensato che aveva ancora una volta ragione. Che non avrei rinunciato a trascorrere con lei questi cinque anni per nulla al mondo.
Negli ultimi mesi, poi, eravamo in luna di miele. Ci addormentavamo ogni sera abbracciati e, alle quattro del mattino, quando il dolore non le permetteva più di dormire, mettevamo la musica e facevamo karaoke in salotto. Solo la settimana scorsa, quando mi ha detto che le dispiaceva avermi rovinato la vita, ho pensato che finalmente si stava sbagliando. E di grosso. Perché ogni secondo con lei – bello o brutto, sano o malato, facile o difficile – è stato per me un dono immenso.
E ora sono perso. E non so come mi rialzerò. Ma so che mi rialzerò. Che tutti noi ci rialzeremo. So che non saremo una famiglia triste che cerca invano di colmare un vuoto. So che la nostra casa resterà una casa piena di luce, di cibo, di musica, di ospiti, di gioia.
Mamma, ti ricordi quel sabato in cui chiamavi tutti “David” e io ti ho chiesto, un po’ per scherzo e un po’ sul serio, come mai proprio il mio nome fosse sempre sulle tue labbra? Tu mi hai risposto semplicemente: «Perché sei la persona con cui parlo di più. Anche quando non sei con me, anche quando sei al lavoro o fuori con gli amici, nella mia testa noi due parliamo tutto il tempo».
Allora ti chiedo questo: continuiamo a parlare, vita mia. Sempre. Nella testa, nel cuore, nell’anima. Perché te ne sei appena andata e già sono stanco di sentire la tua mancanza.
Sei con me per l’eternità.
Fino al mio ultimo respiro.
Riposa in pace, amore mio.
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5 Commenti. Nuovo commento

  • Alice Aymerich
    5 Gennaio 2026 23:25

    Possa il suo ricordo essere di benedizione.
    Sono parole commuoventi e strazianti, mi colpiscono nel profondo perché con mio padre ho attraversato quello stesso mare in tempesta, per un tempo molto più breve. Anche il nostro addio è stato simile. Lo porto con me nel cuore, ogni giorno ed in ogni momento. Gentilissimo David, non ho avuto l’onore di conoscere sua madre, ma sono certa sia stata una donna straordinaria, le ha dato una grande lezione di vita e di dignità, non c’è nulla che possa preparare ad un distacco così profondo, ma lei può essere grato e orgoglioso di aver avuto l’amore materno di una donna straordinaria.

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  • La Storia d’amore più bella che io abbia mai letto.
    Da mamma mi hai fatto vivere il dolore di un figlio , ma anche la stima verso una donna con quel coraggio Unico.
    Ti abbraccio

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  • Gallit Mimun
    6 Gennaio 2026 01:06

    Caro David ,vorrei che ti arrivasse un mio caloroso abbraccio di conforto. Le parole che hai usato per descrivere tua madre mi hanno profondamente commosso e mi auguro che tu riesca a vivere sereno nel suo ricordo.

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  • Dvorah Wagner
    6 Gennaio 2026 10:28

    Un addio commovente e pieno di amore. Grazie

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  • Filippo De Benedetti
    6 Gennaio 2026 19:11

    BDhE, che il Suo Ricordo sia di Benedizione e di insegnamento per tutti.
    Sentite condoglianze alla famiglia.

    Rispondi

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