Addio a Leo Contini, artista di Judaica, tra ingegneria, estetica e cultura ebraica

Necrologi

di Redazione

Leo Contini, artista israeliano di origine italiana, è venuto a mancare lasciando un affettuoso ricordo e molto dolore nella comunità degli italkim in Israele. Moltissime le condoglianze alla famiglia.

Noi vogliamo ricordarlo con un articolo che nel 2017 scrisse per il nostro Bet Magazine/Bollettino della Comunità ebraica di Milano, l’amico di sempre Reuven Ravenna.

 

Sia il suo ricordo benedizione!

 

 

UN OUTSIDER

Da qualche tempo Leo Contini, l’amico di sempre, mi preleva dalla stazione degli autobus di T.A., per portarmi a casa sua, nel cuore del quartiere Adjami di Giaffa. Leo, da anni, abita e crea in una casa ottomana, in una vicinanza quasi esclusivamente araba: qui è il centro della sua attività artistica. Un arte pluriforme che non finisce di farmi stupire! L’ingegnere nucleare diventato artista full time, da vignettista ironico a pittore sur/realista fino ad approdare alla sua creatività attuale di innovatore della oggettistica ebraica (Judaica) con soluzioni del tutto originali! Saliamo una stretta scala dall’entrata al pianterreno per accedere in una stanza-museo delle opere. Una porta si apre su un patio interno con un olivo al centro. La mia attenzione si concentra su questo o quel quadro, dalle immagini dei caftani svolazzanti su una città bianca (Tel Aviv….) o su grandi lastre traforate. Leo mi istruisce a distinguere il dipinto tradizionale dal medesimo soggetto, che toccando con mano, si rivela un insieme di fori reali, esempio di “anascultura”, proposizione alternativa alla percezione visuale senza possibilità di distinguere la differenza delle tecniche. Entriamo nell’ “officina” di Leo (da ferrarese, rievocando sia il noto libro di Roberto Longhi sui pittori estensi del Rinascimento sia le nostre comuni radici famigliari).     Tra bottigliette di acidi corrosivi, pinzette, pigmenti e pennelli, l’artista crea gli oggetti che contraddistinguono la vita dell’ebreo.

Una sigla sintetizza la creazione  più originale di Leo, ARKS (Anamorphic Reflection Kiddush Set). Incidendo il bordo del piatto argenteo,  l’immagine si riflette, quasi fosse anch’essa incisa sulla superficie del bicchiere. E così, da una trentina d’anni, si sono susseguiti servizi da kiddush dai più svariati temi, per lo più collegati ad eventi o luoghi. Dalle mura di Gerusalemme, a testi delle tefilloth del kiddush, fino all’originalissimo servizio delle genealogie: in tre cerchi concentrici con i nomi di tre generazioni, nonni, genitori e figli.

Su un tavolo vedo una Hannukkyiah double-face, leggibile dai suoi due lati, vale a dire da chi accende i lumi e dall’osservatore esterno per il “pirsum-ha-nes” (rendere noto il miracolo).

Contemplo gli astucci delle mezuzoth, forgiati in modo che la pergamena risulti inclinata, secondo il minhag.

Innovazioni sintesi di funzione e simbolo.

Sento che giunge il momento del congedo con l’impegno di tornare per scoprire altre “creature di Leo”. Rifletto sulla ebraicità che si tramanda di generazione in generazione “mi-dor le-dor”, con un “sapore” antico e modernissimo nello stesso tempo.

Amplio l’orizzonte delle mie riflessioni, trascendendo l’ambito dell’arte: il rapporto della sensibilità estetica con le fondamenta della nostra cultura, della nostra esistenza, innalzandoci dal tran-tran e dalle preoccupazioni inquietanti della quotidianità, ad una sfera superiore.

Reuven Ravenna, Rechovot

 

STORIA DELLA FAMIGLIA CONTINI E DI LEO UN CUGINO E CARISSIMO AMICO
Talvolta, mia nonna Gilda Contini Cividalli, mi raccontava delle origini della sua famiglia. Era nata a Ferrara nella seconda metà dell’ottocento e in questa città aveva passato la sua vita di bambina e di giovane donna. Ferrara contava allora una fiorente comunità ebraica e suo padre, Beniamino Finzi Contini, possedeva un importante emporio vicino al Duomo della città. I Finzi Contini stavano bene. Beniamino aveva sposato una giovane che gli aveva dato una figlia, Emilia, ma ben presto rimase vedovo. Si risposò e dal secondo matrimonio nacquero tre figli, mia nonna Gilda, Nello e Ciro. Ma anni prima il vero cognome della famiglia era soltanto Finzi. Pare però che questi Finzi fossero tutti di bellissimo aspetto e quando passavano per la strada questi giovani aitanti, la gente, ammirata, sussurrava: “avete visto questi bei contini? In breve tempo questo nomignolo divenne parte del loro nome e divennero Finzi- Contini. Ma a un certo momento, il mio bisnonno Beniamino, non so per quale ragione, abolì il Finzi e diventò Contini. I suoi figli, nascendo, ebbero soltanto il cognome Contini. Un parente di cui non conosco il nome, sposò una contessa Bonacossi e prese il nome di Contini Bonacossi. Così inizio la storia della famiglia dei conti Contini – Bonacossi. Mia nonna, dopo sposata, venne ad abitare a Firenze. Suo fratello Ciro, valente architetto, andò a Roma ma con le leggi razziali emigrò in America con i due figli. L’altro fratello di mia nonna, Nello, era rimasto a Ferrara , si era sposato e aveva quattro figli maschi. Purtroppo morì giovane, subito dopo la prima guerra mondiale. Bruno, uno dei suoi figli, lo seguì nella tomba ancora giovanissimo. Rimasero altri tre figli di Nello Contini. Uno di questi, Nino, sposò Laura Lampronti, pianista. Ma con le leggi razziali, essendo un noto antifascista ebreo, fu internato in un piccolo borgo vicino a Chieti. Là crebbero i suoi due figli Bruno e Leo. Recentemente questo piccolo paese ha voluto onorare la memoria di Nino Contini mettendo a suo nome una delle strade.
Verso la fine della seconda guerra mondiale, con l’avanzare delle truppe alleate, Nino e la sua famiglia riuscirono a passare le linee e, liberati, si stabilirono a Napoli. Ma Nino si ammalò e in breve tempo morì. Dopo la guerra Laura si stabilì a Roma con i due bambini ma pochi anni dopo morì anche lei. Leo fu accolto a Milano dai nonni Lampronti, e là finì i suoi studi di ingegneria nucleare. Conobbe Marcella Mayer e la sposò. Pareva che tutto andasse bene invece, poco dopo la nascita, il loro primo bambino fu trovato morto nella culla. Marcella, era incinta del suo secondo figlio e, traumatizzata, perse anche quello. Dopo nacquero altri tre figli che oggi vivono tutti in Israel. Leo, fervente sionista e forse scontento della sua vita in Italia, nei primi anni 70 fece l’Alià e si stabilì a Tel-Aviv. Poco più di un anno fa, ci fu nel cimitero ebraico di Ferrara una bella riunione dei discendenti di Beniamino Finzi Contini. Credo che fossimo una cinquantina venuti da tutte le parti del mondo. Molti neanche li conoscevo. Ma fu bello lo stesso e Leo, che stava ancora abbastanza bene, volle leggere i nomi dei discendenti di Beniamino Contini oramai defunti anche loro. Il suo matrimonio con Marcella era in crisi da molti anni e si erano separati. Anni dopo trovò una nuova compagna e si risposò. Da anni aveva rinunciato a lavorare nel campo dei suoi studi universitari e si era dedicato alla pittura. Aveva pochi mezzi e per mantenersi faceva lavoretti saltuari che poco lo soddisfacevano. Ma ebbe sempre il coraggio di essere se stesso, senza tentennamenti. È proprio in questi anni per lui non facili che divenimmo sempre più amici. Siccome abitava a Giaffa non potevamo incontrarci spesso. Ma le nostre chiacchierate per telefono non finivano mai e la nostra amicizia si rinforzò sempre più. Caro Leo, la sua vitalità mi mancherà molto e il suo coraggio nelle avversità mi resterà di esempio per sempre.

Piero Cividalli

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3 Commenti. Nuovo commento

  • Beniamino Lazar
    11 Novembre 2020 09:37

    A tutta la famiglia Contini, un abbraccio e le nostre piu’ sentite condoglianze per la scomparsa dell’amico Leo z”l, artista di grandi valori. Sia il Suo ricordo di benedizione.
    Angela e Beniamino Lazar – Gerusalemme

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  • Condoglianze!

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  • Ricordo il mio primo incontro con Leo Contini, z”l, al Museo di Israele diversi anni fa, quando lo accolsi per ricevere un esemplare della lampada per Hanukkah (proprio quella nella foto all’inizio della pagina!!) e il suo racconto come l’aveva ideata e progettata, e le chiacchiere sull’arte ebraica.
    Mi rimase impressa come una persona geniale e un’anima profonda. Lo ricordiamo ogni Shabbat quando recitiamo il Kiddush sul bicchiere da lui realizzato e regalatoci dalla cara Marina Finzi per il nostro matrimonio.
    Che il suo ricordo rimanga vivo nelle sue opere , e che sia di benedizione.
    Condoglianze ai figli e a tutta la famiglia

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