RSA: protezione e stimoli affettivi e mentali per il benessere degli anziani

di Marina Gersony

La Residenza della Comunità ebraica si distingue per una cura a tutto tondo delle persone ospiti della struttura: dagli aspetti sanitari e terapeutici a quelli psicologici, affettivi e sociali

La solitudine, quando non è desiderata o ricercata, può essere un fattore di rischio per la salute. Non solo: chi si sente escluso dalle relazioni sociali inizia a sviluppare una serie di comportamenti negativi che si ripercuotono sulla qualità della vita. Soprattutto nella terza e quarta età. Diversi studi in ambito epidemiologico, biologico, psicologico e clinico sono ormai unanimi nell’affermare come isolamento ed emarginazione possano compromettere il sistema immunitario e favorire l’insorgere di malattie. Ecco perché in molti casi la vita in casa di riposo può essere più stimolante rispetto alla sola condizione domiciliare che non sempre è in grado di garantire per tutta una serie di motivi le attenzioni e le cure necessarie che la vecchiaia richiede.

Socializzare è dunque fondamentale per far sentire gli anziani (e non solo) ancora vivi e vitali. Soprattutto in un momento come questo dove a causa della pandemia i contatti umani sono diventati più difficili. In questo contesto stare in gruppo, condividere lo stesso spazio e alcuni momenti della giornata con le persone giuste non può che essere salutare. «Un anziano che sta a casa con la sola badante mentre i figli e i nipoti lavorano conduce spesso una vita monotona e in fondo solitaria – sostiene Antonella Musatti, Assessore alla Residenza Anziani e al Welfare –. Non necessariamente la badante può essere una continua fonte di stimoli. Così come non lo è la tivù che alla lunga può annoiare e abbrutire, senza contare la ripetitività di qualche rara passeggiata sempre uguale. In questo senso una residenza per gli anziani come la nostra presenta degli indubbi punti di forza, grazie anche a una rete di supporto socio-psicologica qualificata di professionisti e recentemente implementata, noti ai nostri ospiti ed esperti».

Può capitare tuttavia che qualche anziano si chieda sconsolato: «E i miei cari quando li vedo?». Il fatto che non ci sia più quell’andirivieni di parenti o amici come in passato a causa delle disposizioni dell’Istituto Superiore della Sanità e della Regione Lombardia/ATS, può provocare malinconia e tristezza nei residenti. Nonostante le video-chiamate e i messaggi dei parenti distanti che vengono letti dagli operatori, molti anziani lamentano la mancanza della fisicità del rapporto. «Anche in questo caso i responsabili della RSA sono sempre impegnati nel cercare nuove soluzioni con creatività e ogni spiraglio per migliorare le condizioni di visita e contatto – afferma Musatti –. Se da un lato per forza di cose non c’è più la vicinanza costante e amorevole della famiglia, dall’altro abbiamo però notato, a parziale sollievo, un rafforzamento dei legami affettivi che si creano tra gli ospiti stessi, ma soprattutto con il personale con il quale condividono la quotidianità; personale che è sempre lo stesso ed è da loro conosciuto».

Attualmente in residenza soggiornano 93 anziani di cui 70 donne e 23 uomini con un’età media di 85 anni. Le patologie più diffuse sono cardiovascolari, neurodegenerative, respiratorie e osteoarticolari. La grande maggioranza dei residenti presenta una condizione pluri-patologica che determina un’estrema fragilità. A seguirli una nutrita equipe medica presente 12 ore al giorno (feriali) e anche nei week end e festivi.
«In questo periodo abbiamo ripreso le attività fisioterapiche e socio-educative suddivise in piccoli gruppi, mantenendo anche quelle individuali che non abbiamo mai tralasciato; abbiamo iniziato e poi intensificato gli incontri protetti con i parenti, che da poco, visto l’avvicinarsi dell’inverno, sono stati organizzati all’interno della struttura – spiegano Daniela Giustiniani, Direttrice gestionale presso la Residenza Anziani Arzaga e il Dottor Flavio Galli, Direttore sanitario che dirige l’equipe sanitario-assistenziale con attenzione alle criticità dei residenti e sempre attento alle preoccupazioni dei parenti e caregivers –. Ad ogni residente è associato un medico che lo segue dal punto di vista clinico insieme all’equipe multidisciplinare con la quale si prefissano degli obiettivi che vengono ridefinitivi periodicamente. Inoltre, da poco è stato inserito un terapista occupazionale per lavorare sulle autonomie degli anziani nelle azioni della vita quotidiana».

L’ascolto dell’anziano
Insomma, il compito degli operatori è impegnativo e tutt’altro che facile perché gli anziani in RSA chiedono ascolto, attenzioni individuali, attività ricreative, fisioterapiche e di poter sentire o vedere i loro parenti: «Con il tempo i nostri anziani hanno risentito del distanziamento sociale, dell’isolamento – sostiene Giustiniani – e noi cerchiamo di tranquillizzarli, di esserci e di farci sentire “amici e quasi parenti”, perché in fondo siamo anche chiamati a garantire la spensieratezza e l’allegria della vita che continua». E ci vogliamo essere anche per i parenti cercando di capire le loro preoccupazioni e di aggiornarli tempestivamente sulle novità della nostra giornata “dentro” la RSA».

I vantaggi della Residenza
I vantaggi di vivere in una collettività attrezzata ad accogliere l’anziano non si limitano tuttavia soltanto agli stati d’animo e agli aspetti psicologici o motori. Coloro che presentano un certo grado di disabilità o problemi di salute hanno bisogno di cure professionali a volte con attrezzature mediche non sempre disponibili al domicilio. Osserva Musatti: «Se un anziano esce da un ospedale, ma ha ancora bisogno di assistenza medica ed infermieristica perché per esempio i suoi parametri vitali non sono stabili, l’assistenza a casa non è facile da organizzare e non è presumibilmente altrettanto qualificata. La permanenza in una RSA permette di ristabilizzare il paziente. Di solito si pensa alle RSA come soluzione di vita definiva. Ma il Covid e le dismissioni veloci rendono la soluzione RSA utile anche per permanenze cosiddette provvisorie/di sollievo e di breve-medio periodo».

In RSA tutto viene eseguito in house. Non è necessario andare per ospedali o ambulatori, fare code infinite e avere difficoltà a rispettare il necessario distanziamento.
L’anziano che ha bisogno di una riabilitazione guidata e graduale, di visite specialistiche o di effettuare controlli come per esempio esami del sangue o di radiografie, può fare tutto in residenza. I prelievi vengono fatti in RSA così come tutti gli esami strumentali. Senza contare la fisioterapia e la ginnastica che qui si possono fare in sicurezza.
Non ultimo, come osserva Daniela Giustiniani, «è fondamentale anche l’atteggiamento dei parenti che a loro volta possano ricordare ai loro cari l’importanza del rispetto delle norme di sicurezza rassicurandoli e tranquillizzandoli con un atteggiamento amorevole e positivo».
E per finire, non dobbiamo mai dimenticare che l’anziano è un saggio, anche se ci appare confuso o fragile. L’anziano è colui che porta la barba, è il sapiente capace di migliorare il mondo e che merita amore e considerazione. Ne sa qualcosa l’ebraismo che mette in primo piano il rispetto da parte di figli e nipoti che hanno il dovere di far mantenere uno stato di dignità ai propri cari non più giovani. Come non più giovani un giorno saremo noi.

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