Abbiamo saputo reagire, ma la ripartenza ha bisogno dell’aiuto di tutti

di Milo Hasbani

Ecco tutto quello che la Comunità ebraica di Milano ha fatto dall’inizio dell’emergenza sanitaria. Decisioni tempestive e assistenza, soprattutto ai più deboli e bisognosi, e un grande sforzo per garantire la distribuzione dei prodotti per Pesach. Ciascuno ha fatto la sua parte con impegno

Sin dal primo momento e dalle prime segnalazioni sul coronavirus, abbiamo deciso di chiudere la scuola. Dopo riunioni e riflessioni, abbiamo organizzato le lezioni online. Questo è avvenuto anche grazie agli sforzi di tutti gli assessori. In particolare gli assessori per la Scuola e le Materie ebraiche che si sono dati molto da fare, lavorando a stretto contatto con il segretario generale Alfonso Sassun, con il dirigente scolastico Agostino Miele, con la vice-preside della Scuola ebraica Esterina Dana e la coordinatrice didattica Diana Segre, oltre che con tutti gli insegnanti che hanno contribuito con un impegno assolutamente straordinario alla didattica a distanza.

Allo stesso modo, è stato molto importante anche l’impegno profuso nella RSA – Residenza Anziani Arzaga per salvaguardare i nostri anziani. Abbiamo immediatamente, alle prime avvisaglie dell’emergenza sanitaria, limitato le visite e chiesto ai parenti di rimandarle per preservare la salute dei loro cari. La direttrice Daniela Giustiniani e tutto il personale, sanitario e ausiliario, sia dipendente dalla Comunità sia dalla cooperativa, ha lavorato con i presìdi di protezione, guanti, camici e mascherine monouso, per proteggere gli anziani residenti, oltre che se stessi, dal possibile contagio. Non è facile, è faticoso. Per questo dobbiamo un grande ringraziamento a tutti. Per fortuna ad oggi non abbiamo ancora nessun caso di Covid-19 dentro la struttura. Ci tengo a sottolinearlo.
Parlando invece del resto dell’apparato della Comunità, abbiamo deciso di chiudere tutto quanto già a partire dai primi giorni di marzo, dal periodo intorno a Purim. Abbiamo chiuso anche le sinagoghe. Un provvedimento sofferto ma che è stato preso interpretando le indicazioni del Governo italiano.
Per fare ciò, il Rabbino Capo Rav Alfonso Arbib ed io abbiamo firmato un comunicato per evitare persino le letture pubbliche della Meghillà. Non solo. Abbiamo anche annullato tutti gli appuntamenti istituzionali e gli eventi culturali in calendario. Non si sono celebrati in pubblico né Brit milà né Bar Mitzvà. Il 3 marzo è stato annullato anche un importante evento del Keren Hayesod e i primi di aprile la Cena di Gala della Fondazione Scuola, eventi che solitamente accolgono centinaia di persone.
Sin dai primi momenti dell’emergenza abbiamo capito che, per risollevarci, avremmo dovuto essere responsabili e disciplinati. La Comunità ha poi diramato numerosi appelli invitando i suoi iscritti a seguire le indicazioni igieniche fornite dal Governo italiano.

Il ruolo del Servizio sociale

In queste settimane, il Servizio sociale della CEM sta fornendo assistenza agli over 65 e oltre. Ciò è possibile grazie all’impegno di un gruppo messo in piedi dai responsabili dei Servizi sociali che sono stati aiutati anche dal Volontariato Federica Sharon Biazzi e da altri soggetti. Un’importante collaborazione per far fronte alle necessità di 250 persone che oggi non possono andare a fare la spesa e a comprare in farmacia le medicine. Molti di questi iscritti sono autosufficienti e hanno solamente bisogno di un servizio di consegna a domicilio. Il nostro lavoro è stato apprezzato e lo sappiamo perché abbiamo ricevuto diverse lettere di ringraziamento.
Ovviamente ci siamo messi a disposizione anche per gli acquisti di Pesach. L’organizzazione ha funzionato bene. Il Servizio sociale ha anche creato un kit per proteggersi dal coronavirus (salviettine, gel, guanti e mascherine), che è stato utilizzato dai volontari durante le consegne a domicilio, realizzate grazie a un permesso speciale rilasciato dal Comune.
Davanti a noi abbiamo ancora molti ostacoli; per questa ragione tutta la Comunità deve continuare a contribuire come ha sempre fatto. Abbiamo notato che alcune persone hanno smesso di pagare i contributi e le rette scolastiche. Non va affatto bene questo comportamento durante l’emergenza perché rende più difficile la sostenibilità dei servizi essenziali. Chiaramente so benissimo che il coronavirus sta danneggiando e danneggerà tutti i liberi professionisti che al momento sono fermi a causa dell’emergenza. Tuttavia invito i membri a non lasciarci soli, stando vicino alla Comunità e a chi ha bisogno.
Abbiamo anche chiesto a chi può farlo di darci un ulteriore supporto materiale ed economico per migliorare la nostra presenza tra i membri della comunità. Infatti, in poco tempo abbiamo organizzato le lezioni online e tutto ciò ha comportato ulteriori costi: acquisto di nuovi computer e potenziamento del segnale di rete all’interno della scuola. Inoltre, in questo periodo stiamo pagando gli stipendi e dove è stato possibile abbiamo sfruttato le agevolazioni che sono state messe a disposizione dal governo.
Laddove possibile, abbiamo consentito ai dipendenti di fare lo smartworking. Tuttavia, non tutte le cose si possono fare online. Ad esempio chi lavora in anagrafe deve obbligatoriamente controllare i dati dalla sua postazione abituale, per una questione di privacy. Così come i lavoratori della Residenza Arzaga, che continua a pieno regime. Insomma, anche dopo Pesach, la Comunità deve affrontare ancora l’emergenza, che non sappiamo quando terminerà.
Dunque la CEM per il momento ha fornito supporto ai bisogni di tutti, garantendo la piena attività dei suoi servizi. Servizi sempre più indispensabili, visto che continuiamo a ricevere chiamate per la consegna di cibo e altri beni di prima necessità. Continueremo a fare quello che abbiamo fatto fino ad oggi, finché ci saranno i volontari disponibili. Speriamo di riuscirci, anche se gli imprevisti sono dietro l’angolo. Per esempio, nelle scorse settimane abbiamo fatto un ordine di carne kasher da un nuovo fornitore, pagando di più del solito. È un fornitore nuovo e la carne arriva dall’Inghilterra, dove i prezzi sono superiori a quelli a cui abbiamo sempre acquistato. Tuttavia, la nostra carne continuerà ad avere lo stesso prezzo di prima e ci prendiamo carico della differenza. Sappiamo benissimo che questo servizio è fondamentale. Lo spaccio, grazie a Joseph, Masal, Orazio e Jonathan lavora intensamente e anche a loro devono andare i ringraziamenti di tutta la comunità per il lavoro straordinario che hanno fatto durante la vendita dei prodotti di Pesach, garantendo il servizio di distribuzione in condizioni particolarmente difficili.

Collaborazione ai PROGETTI UCEI e informazione comunitaria

Già da diverse settimane, l’UCEI sta lavorando a programmi studiati dai suoi collaboratori e rabbanim per offrire un servizio online. Ci sono corsi per bambini e adulti con un programma molto vario. I media della Comunità ebraica di Milano sono completamente attivi e danno supporto a tutto quello che si fa all’interno della comunità. Bet Magazine, Mosaico e le newsletter si sono resi disponibili per tutte le comunicazioni della Presidenza e del Consiglio della CEM, ma anche per qualsiasi altra persona che voglia dare notizie utili. I media dalla comunità consentono inoltre di comunicare la scomparsa di persone ed esprimere affetto alle famiglie, oggi che non possiamo fisicamente partecipare alla shivà.

MESSAGGI DALL’ESTERO

Dall’estero, poi, abbiamo ricevuto numerosi messaggi di supporto, come dal Ministero degli Esteri israeliano. Altri enti, come l’Agenzia Ebraica e il Keren Hayesod, hanno già mandato un primo contributo all’Italia e a tutti quei paesi che stanno soffrendo in questo momento. Inoltre, insieme all’UCEI, le comunità di Roma e Milano stanno organizzando una raccolta fondi per aiutare le persone che avranno problemi economici nel post-coronavirus.
Abbiamo avuto una bella offerta da una fondazione canadese per organizzare il primo soccorso: abbiamo potuto comprare mascherine e tutto quello che serve per la protezione. Devo però anche ringraziare i nostri iscritti che lavorano nel settore igienico-sanitario, che si sono messi a disposizione della comunità. Grazie alla loro vicinanza ci siamo procurati salviettine, gel e mascherine. Si sono dati tutti da fare. Serve comunque uno sforzo maggiore. Qualsiasi persona può aiutarci sia con donazioni di soldi o di materiale medico.
Sto ricevendo telefonate da tutto il mondo. Vogliono sapere com’è la situazione da noi. Per ora non ci sono membri della comunità bloccati all’estero. Ci sono stati due voli El Al per portare via degli israeliani che erano bloccati qui e riportare indietro due italiani che si trovavano in Israele: uno a Roma e uno a Milano. Noi siamo in contatto continuo con la Prefettura e con la Regione. Quando ci sono delle persone, come dei figli di iscritti, che vogliono tornare, possono liberamente farlo in qualsiasi momento se sono cittadini italiani. Una volta tornati, devono giustamente mettersi in quarantena.
Ho fatto una video-call con l’European Jewish Congress, insieme ai suoi 100 membri, dove io, come rappresentante del paese più colpito, ho fatto un intervento e chiesto anche a loro un aiuto; me l’hanno promesso, cercheranno di darci una mano.

PREVISIONI PER LA RIAPERTURA
Mi spaventa la riapertura. Hanno prorogato il lockdown ancora di 15 giorni. La mia grande preoccupazione è come affrontare il rientro, perché ci saranno molte persone senza lavoro; individui che hanno lavori occasionali o situazioni non stabili che saranno i primi a rimanere a casa. Senz’altro avremo molte richieste di sostegno economico.

Testo raccolto da Paolo Castellano

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