L’Hashomer Hatzair ricorda Rabin per un futuro di pace

Giovani

di Marta Pozzi, bogheret Hashomer Hatzair

Il 4 novembre 1995 moriva il grande leader israeliano Yitzhak Rabin, l’uomo che aveva lasciato intravedere agli israeliani la speranza di una futura pace tra il mondo arabo palestinese e quello ebraico israeliano.

Il 4 novembre 2017 i ragazzi dell’Hashomer Hatzair si sono riuniti nel parco dedicato a questo martire per ricordarlo tramite alcune attività che esprimessero al meglio il suo sogno di conciliazione tra i popoli e incarnassero quell’ideale di pace che gli valse, nel 1994, il premio Nobel.
L’Hashomer Hatzair, che si rispecchia pienamente in tale ideale ha considerato fondamentale che tutti i chanichim prendessero parte al ricordo di questo grande personaggio: per i più grandi è stato un momento di riflessione, per i più piccoli di apprendimento e per tutti quanti è stata una giornata di memoria condivisa.
Sulle note del brano Shir lashalom i bambini hanno avuto modo di interiorizzare il messaggio portato avanti da Rabin, mentre i più grandi si dedicavano a un’attività di discussione e riflessione seguita dalla stesura di un discorso che si è poi letto davanti a tutti i membri del movimento durante il mifkad, che si è tenuto in ken e a cui hanno preso parte anche molti dei genitori dei chanichim.
«Rabin è un esempio – dicono i ragazzi nel loro discorso, – di quello che qui all’Hashomer chiamiamo dugma ishit. E del resto è proprio questo che deve essere quest’uomo: un esempio  di pace per tutta l’umanità».
Hanno poi tenuto il loro discorso i componenti della va’ada attivismo, i ragazzi che all’interno del movimento si occupano di organizzare iniziative di carattere sociale e che del resto si sono presi in carico l’organizzazione dell’intera giornata.
«Alcuni pensano che la pace sia il contrario della guerra – cominciano – Dunque il nostro sarebbe un paese in pace. E tuttavia non si può considerare pacifico un paese in cui prevalgono le differenze sull’uguaglianza, un paese in cui la parola ‘immigrato’ è pronunciata con disprezzo, un paese che esclude chi  non si assimila alla società massificata. L’Hashomer si vuole fare foriera di questo messaggio: Rabin è morto senza poter portare a termine il suo intento, ma nel mondo vi sono numerosissimi giovani che vogliono prendersi in carico la futura riuscita del suo disegno di pace».
«Non esiste una via per la pace, la pace è la via» concludono i ragazzi nel loro discorso.
Il mifkad si conclude con il comune giuramento di ricordare Rabin, come singoli e come movimento, e di cercare sempre la pace come stile di vita. All’urlo entusiasta di chazack ve’emaz si conclude la cerimonia. La speranza è quella che alla fine delle attività ciascuno abbia aumentato il proprio grado di consapevolezza riguardo uno dei valori più importanti per l’umanità: la pace.
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