Conoscersi (e sposarsi) grazie al web

di Ilaria Myr

JSPOTCLUB: nasce la “Sukkà virtuale” per collegare gli ebrei di tutta Italia e oltre.
Un circolo ricreativo dove portare la propria identità ebraica e confrontarsi con altri ebrei residenti ovunque in Italia e nel mondo: questo è JSpot, la piattaforma online creata da Dario Hajun con l’obiettivo di creare una “coscienza ebraica allargata”, oltre ogni differenza e distanza, attraverso il dialogo e la conoscenza reciproca, sia virtuale sia fisica. Per fare nascere nuove amicizie e anche nuovi amori. Perché, si sa, i miracoli esistono: ma vanno un po’ aiutati….

L’amore ai tempi di Tinder: l’avrebbe forse chiamato così Gabriel Garcìa Marquez il suo celebre romanzo se lo avesse scritto oggi, nel pieno dell’era social, in cui l’incontro è prima di tutto virtuale e poi, forse, anche reale? Non è dato saperlo: certo è che la tecnologia può dare un contributo importante per trovare l’anima gemella. E anche in ambito ebraico non mancano le iniziative che mettono in connessione gli ebrei di tutto il mondo che vogliono conoscersi: siti come Jdate, JSwipe e JMatch, o App come Forj, dedicata agli ebrei ortodossi, permettono a correligionari di ognidove di incontrarsi sulla grande “piazza virtuale” della blogosfera.
Nella maggioranza si tratta però di iniziative che nascono all’estero (soprattutto negli Stati Uniti), ma non c’è niente di questo tipo che abbia le sue radici nel nostro Belpaese. O, meglio, non c’era nulla. Fino a oggi.

Con lo slogan “allarghiamo il ghetto” nasce infatti JSpot, una “sukkà virtuale” per tutti gli ebrei italiani, che dà la possibilità di conoscersi online e confrontarsi sui diversi temi, di condividere momenti ludici e di incontro insieme, ovunque.
«La maggior parte degli ebrei tende a relazionarsi con correligionari vicini geograficamente, ma meno con persone di altre città – spiega a Bet Magazine l’ideatore del progetto Dario Hayun, ebreo spezzino trapiantato a Roma che, dopo due matrimoni, ha trovato, a 50 anni suonati, la propria perfetta metà tramite un shidduch -. Inoltre, spesso si sviluppano culture ebraiche eterogenee che “ghettizzano” i soggetti, rischiando di fare perdere loro il senso di appartenenza o di “isolarsi” dal mondo. Con JSpot ho voluto dunque creare un sostrato culturale nazionale, in cui ebrei di tutte le identità possano conoscersi, sia virtualmente sia fisicamente. Sviluppare, insomma, una coscienza ebraica allargata, che vada oltre lo spazio fisico del territorio nel quale si risiede, attraverso un club, un circolo ricreativo dove fare due chiacchere e riportare il proprio modo di essere ebrei. Una specie di bottiglia pronta a contenere liquidi di colori diversi che si mescolano e amalgamano generando la colorazione finale».
Cuore e motore di JSpot è il sito internet (www.jspot.club), sul quale è necessario registrarsi. Se si ha già una famiglia, si ha accesso a contenuti e forum aperti a tutti gli iscritti. Se invece si è single, si può anche accedere a un’area privata, dedicata esclusivamente a chi non ha trovato ancora l’anima gemella. Minimo comune denominatore è la voglia di divertirsi, parlare, scambiarsi opinioni ed esperienze con l’unico scopo di creare socialità e amicizie. Unica grande “esclusa”: la politica, argomento purtroppo divisivo.
Una bella clubhouse, insomma, con tante stanze, un social network ebraico dove parlare di qualsiasi argomento, ma nelle stanze giuste, un “baretto” dove incontrarsi ogni giorno per bere un caffè insieme.
Ogni profilo utente, poi, ha a disposizione un servizio di messaggistica individuale, per favorire le comunicazioni (e le conoscenze) private.

«Siamo partiti a novembre con un gruppo privato su Facebook dedicato solo ai single, che a oggi conta 154 iscritti, e sono nate già almeno cinque coppie – spiega con soddisfazione Hajun –. Ma con il sito, che è appena partito, contiamo di arrivare a molti più contatti». Su Jspot sono dunque benvenuti gli auguri di “shabbat shalom”, le foto di tavole imbandite per le feste, lo scambio di ricette o di riflessioni, e tutto ciò che favorisce la conoscenza con persone nuove, in pura ottica “social”. A queste attività virtuali, si affiancano poi anche eventi sul territorio, come cene, feste e anche weekend. A oggi sono già state organizzate un paio di cene a Roma, con tanto di diretta Facebook per chi non ha potuto partecipare. «Sono nato a La Spezia, dove c’è una sinagoga che io e altri che hanno cambiato luogo di residenza cerchiamo di mantenere in vita ad ogni costo – commenta Hajun -. Ma quanto sarebbe bello se qualche nuovo amico di qualche altra città, conosciuto su JSpot decidesse per Rosh Ha Shanà di venire a La Spezia per stare insieme e al contempo consentire di aprire il Tempio con la certezza del Minian? I miracoli esistono: solo che vanno un po’ aiutati».

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