Parashà della settimana

Parashat Noakh: la storia della Torre di Babele e l’importanza del limite

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Collocata tra la preistoria dell’umanità nel suo insieme e la particolare alleanza con Abramo, la storia della Torre di Babele è uno dei punti di svolta della narrazione biblica, centrale nella sua visione di ciò che può andare storto nelle civiltà e nelle società. La storia in sé — raccontata in appena nove versetti — è un capolavoro compatto di virtuosismo letterario e filosofico.

Rabbini con il lulav per Sukkot

Parashat Vezot Haberachà. Lasciamo la sukkà ascoltando ciò che la vita ci dà

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
È significativo che la Torà finisca così: non con un rimprovero, ma con una berachah. Forse perché, alla fine di ogni cammino, ciò che lasciamo agli altri non sono soltanto le nostre parole o le nostre azioni, ma anche la benedizione che abbiamo saputo dare. Questo è anche il nostro passaggio da Sukkot a Simchat Torà: entrare nel nuovo ciclo della Torà portando con noi le nostre richieste, le nostre fragilità e soprattutto la capacità di trasformarle in una benedizione.

Parashat Sukkot. Usciamo dalla sicurezza quotidiana per essere felici anche nella precarietà

Parashà della settimana

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Capite adesso cosa significa poter alzare gli occhi e guardare quante persone lasciano case confortevoli per stare in spazi limitati e precari, ma pieni di luce. È questo il senso di Sukkot: uscire, per qualche giorno, dalla sicurezza di ciò che abbiamo costruito e scoprire che si può essere felici anche dentro ciò che è fragile e temporaneo perché sappiamo che la luce che viene dal cuore è quella di chi sa di aver scelto una vita di gioia.

Mosè guarda da lontano la terra Promessa, James Tissot, 1902

Parashat Haazinu. L’unità in cielo produce diversità sulla terra

Parashà della settimana

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
L’ebraismo, in breve, sottolinea l’altro lato della massima E pluribus unum («Dai molti, uno»). Perché l’ebraismo dice: «Dall’Uno, molti.» Il miracolo della creazione è che l’unità in cielo produce diversità sulla terra. La Torà è la pioggia che alimenta questa diversità, permettendo a ciascuno di noi di diventare ciò che soltanto noi possiamo essere.

(Foto: La Morte di Mosè, illustrazione da una Bibbia pubblicata nel 1907 dalla Providence Lithograph Company)

Parashat Nitzavim-Vayelech. Essere ebrei significa innovare ogni giorno l’Alleanza

Parashà della settimana

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Quando rispettiamo i termini dell’alleanza e la rinnoviamo nelle nostre vite, continuiamo a vivere in coloro che verranno dopo di noi, attraverso i nostri figli, i nostri discepoli o coloro che abbiamo aiutato o influenzato. Noi “rinnoviamo i nostri giorni come ai vecchi tempi” (Lamentazioni 5:21). Mosè morì, ma ciò che insegnò e ciò che cercò continua a vivere.

Parashat Ki Tavò

Parashat Ki Tavò: essere ebrei significa sapere che la storia del nostro popolo vive in noi

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
La parashà di Ki Tavò inizia con la cerimonia dell’offerta delle primizie al Tempio. La Mishnà ne fornisce un resoconto dettagliato: Coloro che erano vicini a Gerusalemme portarono fichi freschi e uva, mentre quelli che erano lontani portarono fichi secchi e uva passa. Davanti a loro procedeva il bue, con le corna ornate d’oro e una corona di foglie d’ulivo sulla testa.

Mosè rilegge i 10 comandamenti nella parashà Vaetchanan

Parashat Ki Tetzè: la responsabilità è personale, i figli non devono essere puniti per le colpe dei padri

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
In Deuteronomio 24:16 incontriamo — per la prima volta — l’affermazione esplicita di una legge di grande portata: «I genitori non saranno messi a morte per i loro figli, né i figli saranno messi a morte per i loro genitori. Una persona sarà messa a morte soltanto per il proprio peccato.» Abbiamo solide prove storiche riguardo a ciò che questa legge escludeva, vale a dire la punizione vicaria, l’idea che qualcun altro possa essere punito per il mio crimine.

una parashà

Parashat Shofetim: “Il Signore, il tuo Dio, susciterà per te un altro profeta come me, in mezzo al tuo stesso popolo”

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Nella sua enumerazione dei vari ruoli di leadership all’interno della nazione che avrebbe preso forma dopo la sua morte, Mosè menziona non soltanto il sacerdote/giudice e il re, ma anche il profeta: “Il Signore, il tuo Dio, susciterà per te un altro profeta come me, in mezzo al tuo stesso popolo. Tu dovrai ascoltarlo (Deuteronomio 18:15) Mosè non sarebbe stato l’ultimo dei profeti. Avrebbe avuto dei successori.

Parashat Ekev. Le persone che agiscono pensando al prossimo sono i veri uomini e le vere donne di Dio

Appunti di Parashà cura di Lidia Calò
Mosè parlò al popolo del «Dio degli dèi e Signore dei signori, il Dio grande, potente e terribile», la cui grandezza non consiste soltanto nell’essere il Creatore dell’universo e il plasmatore della storia, ma anche nel fatto che «Egli rende giustizia all’orfano e alla vedova e ama lo straniero, dandogli pane e vestito.»

Parasha

Parashat Vaetchannan. Nel primo Comandamento c’è il ruolo di Dio nel dramma storico dell’alleanza

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Quando la Torà introduce i Dieci Comandamenti, essa inizia con un richiamo alla storia della nostra redenzione prima ancora del comando della legge: un promemoria del cammino che conduce dalla liberazione alla costituzione della libertà. Uno dei più profondi disaccordi all’interno dell’ebraismo è quello tra Mosè Maimonide e Yehudah Halevi sul significato del primo dei Dieci Comandamenti.