Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Scritto da Rabbi Sacks nel 5768 (2007) Questo Shabbat ricorre il suo sesto anniversario
La Torà non ha una parola per indicare l’ambivalenza. Tuttavia, possiede una melodia per essa. Si tratta del raro segno di cantillazione conosciuto come shalshelet.
Parashà della settimana
Parashat Lech Lechà. Essere ebrei significa avere il coraggio di essere diversi
Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Essere ebrei significa essere disposti ad ascoltare la voce lieve e silenziosa dell’eternità, che ci esorta a viaggiare, a muoverci, ad andare avanti, continuando il viaggio di Abramo verso quella destinazione sconosciuta, posta all’estremo orizzonte della speranza. Prima ascoltiamo il racconto di come egli iniziò il suo viaggio. Poi facciamo un passo avanti per trovare il nostro destino.
Parashat Noakh: la storia della Torre di Babele e l’importanza del limite
Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Collocata tra la preistoria dell’umanità nel suo insieme e la particolare alleanza con Abramo, la storia della Torre di Babele è uno dei punti di svolta della narrazione biblica, centrale nella sua visione di ciò che può andare storto nelle civiltà e nelle società. La storia in sé — raccontata in appena nove versetti — è un capolavoro compatto di virtuosismo letterario e filosofico.
Parashat Bereshit: Dio è uno e ogni essere umano è unico e irripetibile
Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Il contesto è una delle storie più conosciute della Bibbia. Nel Giardino dell’Eden, la prima coppia umana ha tutto ciò che potrebbe desiderare, tranne una cosa: un albero del quale è proibito mangiare. Naturalmente, è proprio quella l’unica cosa che desiderano.
Parashat Vezot Haberachà. Lasciamo la sukkà ascoltando ciò che la vita ci dà
Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
È significativo che la Torà finisca così: non con un rimprovero, ma con una berachah. Forse perché, alla fine di ogni cammino, ciò che lasciamo agli altri non sono soltanto le nostre parole o le nostre azioni, ma anche la benedizione che abbiamo saputo dare. Questo è anche il nostro passaggio da Sukkot a Simchat Torà: entrare nel nuovo ciclo della Torà portando con noi le nostre richieste, le nostre fragilità e soprattutto la capacità di trasformarle in una benedizione.
Parashat Sukkot. Usciamo dalla sicurezza quotidiana per essere felici anche nella precarietà
Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Capite adesso cosa significa poter alzare gli occhi e guardare quante persone lasciano case confortevoli per stare in spazi limitati e precari, ma pieni di luce. È questo il senso di Sukkot: uscire, per qualche giorno, dalla sicurezza di ciò che abbiamo costruito e scoprire che si può essere felici anche dentro ciò che è fragile e temporaneo perché sappiamo che la luce che viene dal cuore è quella di chi sa di aver scelto una vita di gioia.
Parashat Haazinu. L’unità in cielo produce diversità sulla terra
Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
L’ebraismo, in breve, sottolinea l’altro lato della massima E pluribus unum («Dai molti, uno»). Perché l’ebraismo dice: «Dall’Uno, molti.» Il miracolo della creazione è che l’unità in cielo produce diversità sulla terra. La Torà è la pioggia che alimenta questa diversità, permettendo a ciascuno di noi di diventare ciò che soltanto noi possiamo essere.
Parashat Nitzavim-Vayelech. Essere ebrei significa innovare ogni giorno l’Alleanza
Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Quando rispettiamo i termini dell’alleanza e la rinnoviamo nelle nostre vite, continuiamo a vivere in coloro che verranno dopo di noi, attraverso i nostri figli, i nostri discepoli o coloro che abbiamo aiutato o influenzato. Noi “rinnoviamo i nostri giorni come ai vecchi tempi” (Lamentazioni 5:21). Mosè morì, ma ciò che insegnò e ciò che cercò continua a vivere.
Parashat Ki Tavò: essere ebrei significa sapere che la storia del nostro popolo vive in noi
Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
La parashà di Ki Tavò inizia con la cerimonia dell’offerta delle primizie al Tempio. La Mishnà ne fornisce un resoconto dettagliato: Coloro che erano vicini a Gerusalemme portarono fichi freschi e uva, mentre quelli che erano lontani portarono fichi secchi e uva passa. Davanti a loro procedeva il bue, con le corna ornate d’oro e una corona di foglie d’ulivo sulla testa.
Parashat Ki Tetzè: la responsabilità è personale, i figli non devono essere puniti per le colpe dei padri
Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
In Deuteronomio 24:16 incontriamo — per la prima volta — l’affermazione esplicita di una legge di grande portata: «I genitori non saranno messi a morte per i loro figli, né i figli saranno messi a morte per i loro genitori. Una persona sarà messa a morte soltanto per il proprio peccato.» Abbiamo solide prove storiche riguardo a ciò che questa legge escludeva, vale a dire la punizione vicaria, l’idea che qualcun altro possa essere punito per il mio crimine.
Parashat Shofetim: “Il Signore, il tuo Dio, susciterà per te un altro profeta come me, in mezzo al tuo stesso popolo”
Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Nella sua enumerazione dei vari ruoli di leadership all’interno della nazione che avrebbe preso forma dopo la sua morte, Mosè menziona non soltanto il sacerdote/giudice e il re, ma anche il profeta: “Il Signore, il tuo Dio, susciterà per te un altro profeta come me, in mezzo al tuo stesso popolo. Tu dovrai ascoltarlo (Deuteronomio 18:15) Mosè non sarebbe stato l’ultimo dei profeti. Avrebbe avuto dei successori.
Parashat Reè. La Tzedakà, uno dei principi fondanti dell’ebraismo
Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Noi diamo non per essere orgogliosi della nostra generosità, e ancor meno per sottolineare la dipendenza degli altri, ma perché apparteniamo a un’alleanza di solidarietà umana e perché questo è ciò che Dio desidera da noi, onorando la fiducia con la quale Egli ci ha temporaneamente affidato la ricchezza.














