Parashat Tzav. Perché si facevano sacrifici animali?

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Lungi dall’essere un retaggio del passato, le leggi dei sacrifici ci insegnano tre cose, oggi come allora: Primo, la violenza fa ancora parte della natura umana, ed è particolarmente pericolosa quando si unisce alla vendetta. Secondo, invece di negarla, dobbiamo trovare modi per indirizzarla senza che provochi altre vittime umane. L’unica alternativa definitiva ai sacrifici è quella proclamata dai Profeti d’Israele: “Scorra il diritto come acqua”.

Parashat Pekudé (The Tabernacle in the Wilderness (illustration from the 1890 Holman Bible)

Parashat Vayakhel-Pekudé. Una comunità è fatta da persone diverse ma che agiscono insieme per un unico scopo

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
La grandezza del Tabernacolo fu che era un risultato collettivo – uno in cui non tutti facevano la stessa cosa. Ognuno diede qualcosa di diverso. Ogni contributo fu valorizzato – e quindi ogni partecipante si sentì valorizzato. Vayakhel – la capacità di Mosè di forgiare dalla dissoluzione del popolo una nuova e autentica kehillah – fu uno dei suoi più grandi successi.

Parashat Ki Tissà. Perché le prime Tavole create da D-o non durarono e quelle fatte congiuntamente con l’uomo sì?

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Nell’ebraismo, il naturale è più grande del soprannaturale, nel senso che un “risveglio dal basso” è più potente nel trasformarci, e ha effetti più duraturi, di un “risveglio dall’alto”. Ecco perché le seconde Tavole della Legge sopravvissero intatte, mentre le prime no. L’intervento divino cambia la natura, ma è l’iniziativa umana – il nostro approccio a Dio – che cambia noi.

Parashat Tetzavvè

Parashat Tetzavvé. Da Mosè il profeta ad Aronne il Sacerdote

Parashà della settimana

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Mosè, il profeta, domina quattro dei cinque libri che portano il suo nome. Ma in Tetzavè, per una volta, è Aronne, il primo dei sacerdoti, a occupare il centro della scena, non sminuito dalla presenza rivale del fratello. Perché mentre Mosè accendeva il fuoco nelle anime del popolo ebraico, Aronne alimentava la fiamma e la trasformava in “una luce eterna”.

Parashat Terumà. Il chol è lo spazio che Dio crea per l’uomo. Il kodesh è lo spazio che noi creiamo per Dio

Parashà della settimana

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Come il chol (il profano) è lo spazio che Dio crea per l’uomo attraverso l’auto-limitazione, così il kodesh è lo spazio che l’uomo crea per Dio attraverso la propria auto-limitazione. Ecco perché la creazione del Tabernacolo da parte degli Israeliti è il parallelo della creazione dell’universo da parte di Dio. Entrambi sono atti di rinuncia reciproca, in cui l’uno fa spazio all’altro.

La Parashà Mishpatim affronta le leggi civili

Parashat Mishpatim. D-o è nei dettagli

Parashà della settimana

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
La visione ebraica della giustizia, qui per la prima volta articolata in modo dettagliato, non si basa su opportunismo o pragmatismo, né su principi filosofici astratti, bensì sulla concreta memoria storica del popolo ebraico come “una nazione sotto Dio”. La giustizia nell’ebraismo scaturisce dall’esperienza dell’ingiustizia perpetrata dagli egiziani e dalla sfida lanciata da Dio di creare una forma di società radicalmente diversa in Israele.

Parashat Yitrò. Sul Sinai nacque la politica della libertà

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Al Sinai, i figli d’Israele cessarono di essere un gruppo di individui e divennero, per la prima volta, un corpo politico: una nazione di cittadini sotto la sovranità di Dio, la cui costituzione scritta era la Torà e la cui missione era quella di essere “un regno di sacerdoti e una nazione santa”.

Parashat Bò. Per difendere una società libera, serve l’apprendimento

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
L’apprendimento – Talmud Torà – è il fondamento stesso dell’ebraismo, il custode della nostra eredità e della nostra speranza. Ecco perché, quando la tradizione conferì a Mosè il massimo onore, non lo chiamò “il nostro eroe”, “il nostro profeta” o “il nostro re”. Lo chiamò semplicemente Moshe Rabbeinu , Mosè nostro maestro.

Parashat Vaerà. Quando la Torà si prende gioco delle pretese degli uomini di potere emulare D-o

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Ciò che i maghi egizi non capirono è che il potere sulla natura non è un fine in sé e per sé, ma esclusivamente un mezzo per raggiungere fini etici. I pidocchi erano uno scherzo di Dio a spese dei maghi, i quali credevano di essere padroni del destino umano, poiché controllavano le forze della natura. Si sbagliavano. La fede non è semplicemente credere nel soprannaturale. È la capacità di ascoltare la chiamata dell’Autore dell’Essere, di essere liberi in modo tale da rispettare la libertà e la dignità degli altri.

Parashat Shemot. Un leader non ha bisogno di avere fede in se stesso, ma nel popolo che deve guidare

Apunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Chi è un leader? A questa domanda, la risposta ebraica è: qualcuno che si identifica con il suo popolo, consapevole dei suoi difetti, certo, ma convinto anche della sua potenziale grandezza e della sua preziosità agli occhi di Dio. “Quel popolo di cui hai dubbi”, disse Dio a Mosè, “sono i credenti, i figli dei credenti. Sono il mio popolo e sono il tuo popolo. Proprio come credi in me, così devi credere in loro”.