tzitzit

Parashat Shelach Lechà. Gli tzitzit, ovvero le due dimensioni della fede ebraica

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Da un lato, essi sono uno stile di vita pubblica, comunitaria, condivisa con altri ebrei in tutto il mondo e attraverso le generazioni. Ma esiste anche la nostra vita interiore come persone di fede. Parliamo con Lui nell’intimità dell’anima, ed Egli ascolta. Questa conversazione interiore — l’apertura del nostro cuore a Colui che ci ha chiamati all’esistenza con amore — non è destinata allo sguardo pubblico. Come l’indumento con le frange portato sotto i vestiti, rimane nascosto. Ma non è per questo meno reale.

Parashat Behaalotekhà. La vera eredità che lasciamo è il bene che abbiamo seminato

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Spesso non sapremo mai quanto bene abbiamo fatto agli altri. Una parola gentile, un gesto di cura, una presenza fedele possono cambiare una vita senza che noi ne veniamo mai a conoscenza. Così fu per Mosè. In superficie il popolo sembrava solo ingrato e ribelle. Ma sotto la superficie il suo spirito aveva già trasformato altri esseri umani.

Parashat Nasò. Il saggio è colui che si confronta con il mondo, non che si distanzia da esso

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Il giudaismo fa spazio agli individui che vogliono fuggire dalle tentazioni del mondo. L’esempio supremo è il nazir. Ma questa è un’eccezione, non la norma. Essere un chacham, un saggio, significa avere il coraggio di confrontarsi con il mondo, nonostante tutti i rischi spirituali, e aiutare a portare un frammento della Presenza Divina negli spazi condivisi della nostra vita collettiva.

Deserto

Parashat Bamidbar. La Torà è un contratto matrimoniale, un pegno e un gesto d’amore

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Il sommo poeta del matrimonio fu Osea. Leggendo questa haftara nello Shabbat che precede Shavuot, facciamo un’affermazione di fondamentale importanza: che nel donare la Torà a Israele, Dio non stava affermando il Suo potere, il Suo dominio o la Sua signoria su Israele (ciò che Osea intende quando usa la parola baal). Stava dichiarando il Suo amore.

Mosè sul monte Sinai (dipinto di Gerome Jean-Léon)

Parashat Behar Bechukkotai. La profondità del pensiero ebraico deriva dalla presenza della terza dimensione: Dio

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Nell’ebraismo esiste più di un modo valido di guardare l’universo. Come minimo, esiste il punto di vista di Dio ed esiste il punto di vista dell’essere umano, e sono radicalmente distinti. Immaginazione dialogica e immaginazione cronologica sono i due modi in cui la Torà rappresenta la natura tridimensionale della realtà.

Parashat Acharè Mot e Kedoshim. Parlando apertamente fra di noi, possiamo raggiungere la riconciliazione

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Ciò che colpisce della Torà che esprime ideali altissimi, ma allo stesso tempo parla agli esseri umani per quello che sono. Se fossimo angeli, amare gli altri sarebbe facile. Ma non lo siamo. Un’etica che comanda di amare i nemici senza spiegare come farlo è impraticabile. La Torà invece propone un programma realistico: la comunicazione.

Parashat Tazrià-Metzorà

Parashot Tazria e Metzorà. Il dominio di Dio è la vita

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Il primo principio essenziale per comprendere le leggi di purezza e impurità rituale è che Dio è vita. Ne segue che la kedushà (santità) – un punto nel tempo o nello spazio in cui stiamo nella presenza non mediata di Dio – implica una suprema coscienza della vita.

Parashat Sheminì. La religione è come il fuoco: riscalda, ma se l’uomo commette errori può anche bruciare

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Il santo è quel punto di tempo e spazio in cui la Presenza di Dio è incontrata tramite tzimtzum – auto-rinuncia – da parte dell’essere umano. Come Dio fa spazio all’umanità attraverso l’auto-limitazione, così l’umanità fa spazio a Dio attraverso la propria auto-limitazione. Il santo è il luogo in cui Dio è sperimentato come Presenza assoluta. Non per caso, ma essenzialmente, ciò può avvenire solo tramite la totale rinuncia alla volontà e all’iniziativa umana.

Parashat Tzav. Perché si facevano sacrifici animali?

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Lungi dall’essere un retaggio del passato, le leggi dei sacrifici ci insegnano tre cose, oggi come allora: Primo, la violenza fa ancora parte della natura umana, ed è particolarmente pericolosa quando si unisce alla vendetta. Secondo, invece di negarla, dobbiamo trovare modi per indirizzarla senza che provochi altre vittime umane. L’unica alternativa definitiva ai sacrifici è quella proclamata dai Profeti d’Israele: “Scorra il diritto come acqua”.

Parashat Pekudé (The Tabernacle in the Wilderness (illustration from the 1890 Holman Bible)

Parashat Vayakhel-Pekudé. Una comunità è fatta da persone diverse ma che agiscono insieme per un unico scopo

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
La grandezza del Tabernacolo fu che era un risultato collettivo – uno in cui non tutti facevano la stessa cosa. Ognuno diede qualcosa di diverso. Ogni contributo fu valorizzato – e quindi ogni partecipante si sentì valorizzato. Vayakhel – la capacità di Mosè di forgiare dalla dissoluzione del popolo una nuova e autentica kehillah – fu uno dei suoi più grandi successi.