Vita Ebraica

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Legge ebraica e pena di morte

Ebraismo


è la Giornata Mondiale contro la pena di morte. L’iniziativa italiana all’ONU ha riaperto il dibattito su questo tema, che interessa in modo trasversale tutto il pianeta, perché viene applicata sia da Paesi democratici sia da regimi autoritari e ha sostenitori e oppositori in tutti i continenti.

Memoriale alla Stazione Centrale

Feste/Eventi


la convenzione che dà l’avvio ufficiale ai lavori per il Memoriale della Shoah alla Stazione Centrale.
Abbiamo incontrato Liliana Picciotto, storica della Fondazione Cdec, per parlare del significato di questo progetto che vede coinvolte per la sua realizzazione enti e istituzioni diverse: “Il progetto di memoriale della Shoah alla stazione centrale di Milano ha, rispetto agli altri musei e memoriali sparsi in Europa, in Israele e negli Stati Uniti, una valenza tutta particolare poiché sorge non solo in una città come Milano che ha visto, tra il 1943 e il 1945 centinaia di arresti di ebrei, ma nel luogo stesso teatro delle deportazioni. Non avrà quindi bisogno di vero e proprio percorso espositivo, ma sarà esso stesso una struttura espositiva ed evocativa”.
Di seguito i commenti di Renzo Gattegna, presidente Ucei, e Leone Soued, presidente della Comunità di Milano.

Rosh Hashanà e la via del ritorno

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Dopo il peccato del primo uomo, Dio gli chiede: “Dove sei?”. Ovviamente Dio sa benissimo dove fisicamente l’uomo si trovi ma vuole fargli capire che si è spiritualmente allontanato da Lui e chiedergli di tornare, di fare teshuvà.

Riconquistare la libertà

Personaggi e Storie


A Pèsach ricordiamo la Yetziàt Mitzràim, l’uscita degli ebrei dall’Egitto. Questo evento centrale della nostra storia non viene ricordato solo a Pèsach ma ogni giorno, più volte al giorno. Lo shabbàt e quasi tutte le feste ricordano questo avvenimento, la mitzvà dei tefillìn e la lettura dello shemà servono a perpetuarne la memoria.
Un grande maestro del Cinquecento, il Maharal di Praga, si chiede perché la tradizione ebraica insista tanto su questo ricordo. Il motivo di tanta insistenza, secondo il Maharal, è che con la Yetziàt Mitzràim, abbiamo smesso di essere schiavi di altri uomini e la libertà è la premessa necessaria al Matàn Torà (dono della Torà). Non si può ordinare di osservare dei precetti a una persona le cui scelte dipendono dalla volontà degli altri, non si può costruire una propria identità se si è soggiogati da un altro popolo. Però, obietta il Maharal, la liberazione dalla schiavitù egizia è solo un momento della nostra storia. Dopo l’Egitto gli ebrei hanno subito altre persecuzioni, altre schiavitù. Eppure hanno continuato a festeggiare il zemàn cherutènu (il tempo della nostra libertà) e a ricordare l’uscita dall’Egitto anche nei momenti peggiori. Che senso ha festeggiare la libertà se non si è liberi? Esistono, dice il Maharal, due tipi di libertà, la libertà esteriore e la libertà interiore.

Le parole del Rav, la Comunità che tutti vogliamo

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In un mondo dove quasi tutti pretendono di improvvisarsi qualcosa che non sono (e che non possono essere), incontrare qualcuno che esprime opinioni fondate è un’emozione sempre più rara. In un pianeta, come quello dove abitiamo, dove i tromboni hanno sempre fiato da sprecare, non facciamo mai abbastanza sforzi per ascoltare chi parla a bassa voce. Si potrà o meno concordare di caso in caso con quanto dice, ma il rav Alfonso Arbib, il rabbino capo di Milano, appartiene certamente a quella rara categoria di persone che non ci assordano di parole pronunciate a sproposito. Non alza la voce, non sgomita per apparire, non si sente in dovere di dare pareri irrevocabili su tutto e tutti. Parla poco, agli occhi di qualcuno corre il rischio di sembrare quasi timido. Eppure in due recenti occasioni ha messo giù concetti solidi come le pietre angolari necessarie a sostenere le grandi costruzioni.
E proprio per queste ragioni i suoi interventi devono essere considerati con la massima attenzione.

Crescere da ebrei

Ebraismo


C’è davvero una ricetta ebraica per il problema dell’educazione? Evidentemente c’è e le testimonianze che la nostra cultura millenaria ci offre incessantemente non sono ferme agli antichi testi ereditati dai nostri padri. Proteggere le nuove generazioni e aiutarle a crescere in una maniera equilibrata costituisce una sfida fondamentale e inevitabile per qualunque cultura umana. E’ tanto vero che là dove si fanno più vaghe le idee su cosa abbiamo da trasmettere ai nostri figli e là dove prendono piede le confusioni di ruoli di ogni genere, le società finiscono per esprimere tassi di natalità particolarmente bassi. Questo è quanto avviene, per esempio, nell’Italia contemporanea che abitiamo e di cui facciamo parte: una società che esprime uno dei tassi di natalità più bassi fra quelli mai effettivamente registrati in una cultura umana.

La lezione di Purim

Feste/Eventi


Amalek, il prototipo biblico del mostro antisemita che semina odio per mascherare la propria pochezza, non è una leggenda. Nei mesi che ci siamo lasciati alle spalle ne abbiamo potuto raccogliere una nutrita serie di testimonianze. C’è chi lo ha visto nei folli deliri del dittatore di Teheran che minaccia il mondo di distruzione atomica, chi nelle oscene affermazioni dei negazionisti, chi nell’ottusa scia di dolore che si lasciano alle spalle gli estremisti islamici. E c’è chi lo ha visto nell’impegno profuso da alcuni mezzi di informazione nello strumentalizzare affermazioni farneticanti, come quelle contenute in un recente saggio storico che tenderebbe ad avvalorare la grottesca accusa degli omicidi rituali a carico di alcuni ebrei che vissero alla fine del XV secolo.

La lezione di Giacomo Debenedetti

Personaggi e Storie


(1901-1967) è stato uno dei maggiori critici letterari del Novecento italiano. Fu tra i primi a comprendere il ruolo della psicanalisi e delle scienze umane in generale nell’interpretazione dei testi, oltre a scoprire, in Italia, un autore come Proust. Interlocutore dei maggiori scrittori del secolo scorso,tra i suoi moltissimi saggi ricordiamo il Romanzo del Novecento, tratto da una serie di lezioni tenute a Roma

La nostra identità? E’ in tavola

Cucina e Kasherut


“Non tralasci completamente di mangiare carne e di bere vino, poiché ti basta ciò che la Torah ha proibito. Però, nel momento del pasto, quando ha ancora appetito, lasci del cibo in onore del Creatore di quanto gli fa gola e non mangi a volontà. Questo metodo potrà trattenerlo dal peccare

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