Giovani

L’incontro fra i giovani ebrei del Centroeuropa

Giovani


mi convinco sempre di più che noi giornalisti faremmo cosa utile imparando a tacere. Non nel senso, ovviamente, di sottostare passivamente a qualche censura, ma in quello di imparare ad ascoltare gli altri. E soprattutto di lasciare spazio ai giovani.
Mentre stavo mettendo giù qualche pensiero per il primaditutto di questi giorni, ho pensato che forse quello che avrei voluto dire ai lettori per una volta potrebbe attendere qualche giorno.
L’urgenza di esprimersi non deve impedirci di saper ascoltare. E il miglior servizio che possiamo rendere a noi stessi e alle nostre comunità è quello di dare voce alle giovani generazioni, insegnare loro a farsi sentire nella società contemporanea e mettere loro a disposizione gli strumenti per fare confronti, ragionare e lanciare un proprio messaggio.
L’incontro degli scorsi giorni fra i giovani ebrei del Centroeuropa costituisce un’occasione straordinaria per mettersi in ascolto.

I giovani e le risorse per il futuro

Giovani


che aderiscono all’Unione dei giovani ebrei d’Italia (Ugei) hanno appena concluso a Livorno il loro dodicesimo congresso. La relazione del segretario dell’organizzazione Tobia Zevi è a disposizione del lettori di Mosaico nello spazio dedicato all’intervento. Al di là dei risultati di questa importante assise, i quali forse interessano più alcuni addetti ai lavori che tutto il grande pubblico, ricordare che un tale appuntamento abbia avuto luogo va oltre il ritualistico riconoscimento di quanta importanza abbiano i nostri giovani.

Istituzioni sclerotizzate, leadership talvolta distratte e un sistema di informazione che finisce spesso per ripetere stancamente se stesso, rintanato nel quieto vivere di un’ossequienza che serve a rassicurare solo i propri inventori; hanno finito per relegare i giovani in una posizione secondaria ed emarginata. Escluderli, evitare di ascoltarli, ha costituito un errore imperdonabile, una maniera di più per abdicare al proprio futuro.

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