Desideri, sogni, prospettive. Parla la Generazione Z

2021

 

n° 12 - dicembre 2021 - Scarica il PDF
n° 12 – dicembre 2021 – Scarica il PDF

Cosa chiedono i giovani? Più servizi, più eventi, più occasioni di incontro e opportunità di formazione. «Il futuro è incerto, l’Italia ebraica è in calo demografico, si impone una strategia politica concreta che metta al primo posto il nostro domani. Siamo nati in questa comunità e qui vogliamo crescere i nostri figli», dicono i millennials ebrei. È tempo di rafforzare un network italiano, che metta in contatto i giovani tra loro. E di creare una “cultura di comunità” aperta soprattutto alle loro istanze. Servono idee, luoghi, strumenti: un’inchiesta

 

 

 

 

Caro lettore, cara lettrice,

l’immagine non può lasciare indifferenti per la sua carica di violenza. Rievoca la dolorosa impotenza dei profughi e la disumanità del potere che ne governa le sorti. Siamo al confine di Kuznica, tra Polonia e Bielorussia, e c’è di mezzo un dittatore che sembra uscito da un cinegiornale dell’Istituto Luce, Aleksandr Lukaschenko, che tiene in ostaggio duemila profughi e li usa come arma impropria per esercitare pressioni sull’Unione europea affinché tolga le sanzioni contro il suo regime liberticida. Più di duemila persone al gelo (e allo stremo) lungo 400 chilometri di frontiera, profughi-ostaggio aggrediti sia dalle milizie polacche sia da quelle bielorusse, bersagliate da pallottole e gas lacrimogeni per impedirne l’ingresso sul suolo polacco. Un altro scenario dell’orrore nel cuore d’Europa; l’immagine mi colpisce, nell’anniversario della deportazione degli ebrei di Boemia e Moravia (novembre-dicembre 1941), condotti in Bielorussia come schiavi nel campo di lavoro di Malý Trostinec e nel ghetto di Minsk. Nella memoria collettiva, la storia degli ebrei della Repubblica Ceca durante la Seconda Guerra Mondiale e dei suoi treni verso i Paesi baltici è spesso taciuta. Un incredibile documentario, I convogli dimenticati verso la Bielorussia (Zapomenuté transporty do Běloruska) del regista Lukáš Přibyl, rende omaggio adesso a questo tetro capitolo di storia raccontando le destinazioni finali meno note delle deportazioni degli ebrei nel Nord Est d’Europa e le ramificazioni impensabili di questa ragnatela di luoghi di morte. In particolare nel campo di Malý Trostinec tristemente noto per il suo “sistema fatale”, che fece della Bielorussia un cimitero a cielo aperto: tutte le persone non adeguate al lavoro dovevano essere eliminate sul posto o spedite a Majdanek o a Plaszow, in Polonia. I nazisti deportarono 22 mila ebrei cechi verso la Bielorussia e pochissimi, solo 22, sono sopravvissuti. Sia chiaro: non c’è nulla in comune tra Kuznica oggi e Malý Trostinec ieri, nessun parallelismo se non di luoghi tristi e di deprivazione. Eppure, qualcosa induce a riflettere su questa malattia xenofoba, antidemocratica e antisemita da cui l’Europa (in particolare dell’Est) sembra incapace di emanciparsi. Ci ha ragionato recentemente anche lo studioso e attuale Presidente della comunità ebraica di Venezia Dario Calimani, in un libro intenso e coinvolgente, L’ebreo in bilico – I conti con la memoria, tra Shoah e antisemitismo, Giuntina, sul tema del pervasivo sentimento di ostilità nei confronti degli ebrei che permane tutt’oggi, così difficile da sradicare anche negli ambienti a volte più insospettabili. Senso di colpa e elaborazione del passato a cui ci induce la pluralità delle accuse che ancora oggi vengono brandite contro gli ebrei. E che tirano in ballo le nozioni di “antisemitismo secondario” o di “antisemitismo da rigetto del senso di colpa” tipiche della giudeofobia contemporanea, e che si rapportano alla Shoah per relativizzarla e invertirne le responsabilità. Fino a replicare, così, gli stessi atteggiamenti xenofobi, di ostilità, di rifiuto del diverso, ieri come oggi, come se nulla fosse mai accaduto prima. Raccontare l’attualità da un punto di vista ebraico vuol dire anche questo, cogliere sfumature tra accadimenti apparentemente lontani ma uniti da una stessa logica spietata, tra Kuznica e Malý Trostinec.

Fiona Diwan

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