n° 3 - Marzo 2014

Essere ebreo, essere Comunità

2014
Cari lettori, care lettrici,

per il mese di gennaio il “mio antisemita preferito” è stato, incontestabilmente, Dieudonnè Mbala Mbala con la sua debauche mediatica, con il suo repertorio di fandonie antisemite così squisitamente ottocentesche e il cascame mutuato dai Protocolli, col frasario imbandito con tocchi nazi-fascistoidi e servito con la tristemente nota quenelle… Questo mese sul podio del nostro antisemita preferito sale invece il sito web “BDS” (sigla che sta per Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni), autentico lerciume internettiano che già in Francia si era esibito con azioni dimostrative in un supermercato, organizzando ai danni della malcapitata catena – colpevole di aver messo sugli scaffali prodotti israeliani -, un’invasione sotto forma di protesta in stile critical mass (vedi pag. 4). Armati di carrelli e con addosso una maglietta verde (il colore dell’Islam), con scritto Boycott Israel – Palestine Vivrà, il gruppo BDS ha invaso il supermercato parigino e “sequestrato”, in modo dimostrativo, tutti i prodotti Made in Israel, indicando con grugno feroce succhi di frutta, melograni, pompelmi, pomodori ciliegino provenienti dal Neghev o dalla zona costiera.., una messa in scena da filmare e postare subito su You Tube, carrelli rigurgitanti prodotti cresciuti, secondo loro, su terra palestinese in regime di Apartheid (sette milioni di arabi sul suolo francese hanno il loro peso). Nella Terra dei Lumi Spenti, la Francia appunto, la situazione è ormai così estrema e allarmante che le richieste di alyià alla Sochnut si contano per centinaia al giorno, mentre cittadine come Ra’anana e Nethanya cambiano faccia e oggi parlano sempre più la lingua di Voltaire. Non stupisce quindi che ci fosse la firma BDS anche dietro al caso che ha coinvolto la star Scarlett Johansson, testimonial di un brand israeliano. Molto aggressivi anche in Inghilterra, attivisti BDS hanno distrutto gli scaffali di una profumeria di Londra, a Covent Garden, che esponeva prodotti e creme Ahavà. «Il loro cavallo di battaglia è il concetto di Apartheid», mi spiega Stefano Gatti dell’Osservatorio Antisemitismo CDEC. Stefano mi racconta che è un movimento che nasce dalle ceneri della Conferenza di Durban nel 2001, costituito da ONG il cui nocciolo duro è composto da organizzazioni radicali ed estremiste, anche palestinesi e arabe (ma non solo), che hanno rispolverato addirittura l’accusa del sangue contro gli ebrei e i temi più classici dell’antisemitismo. Teniamoli d’occhio quindi, e bravo il Benei Berith che ha organizzato con perfetto tempismo, il 3 marzo, un interessante convegno proprio sul tema (I nuovi predicatori dell’odio – libertà di espressione e istigazione all’odio). Scoraggiarsi non serve: più che resistere, non ci resta che combattere e la nostra linea del Piave è non chinare la testa ma far sentire, chiara e forte, la nostra voce.

Fiona Diwan

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