Toh, chi si rivede: la teoria del complotto

2013
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n° 1 – Gennaio 2013
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Cari lettori, care lettrici,

mentre stiamo per celebrare il Giorno della Memoria, il 27 gennaio, i dati ci dicono che gli episodi antisemiti in Italia, nel solo 2012, sono aumentati del 25 per cento. E quello che colpisce è il raffinarsi del discorso antisemita, intorno a cui si saldano tre principali argomentazioni: la teoria del complotto, riveduta e corretta; la negazione della Shoah (“se i lager nazisti sono un falso e non ci sono stati sei milioni di morti, allora posso odiare indisturbato gli ebrei senza vergognarmi”, questo il retropensiero dei negazionisti); infine l’equiparazione di Israele al nazismo, al male assoluto, e quindi indegno di esistere. Un castello di pregiudizi, una triangolazione che trova sul web il principale veicolo di diffusione e che, cucito insieme, è il vero vestito nuovo dell’antisemitismo dei nostri tempi.

Un tripudio cospirazionista, ad esempio, che rimanda al “complotto mondiale di Usa, Cina ed ebrei per affossare l’euro”, che allude alle trame di Goldman Sachs, “grande burattinaio” della crisi finanziaria, e al fatto che “dietro all’implosione del sistema economico ci sono gli ebrei”. E tutto questo riportato in articoli di rispettabili quotidiani, europei e italiani. L’arma letale del Grande Complotto non risparmia nessun ambito, che si tratti di finanza, politica, sanità… (L’avevate mai sentita quella ancor più stravagante che dice che dietro le grandi case farmaceutiche ci sono gli ebrei che vogliono controllare la salute del mondo?, un complotto mirato a far ammalare il pianeta e vendere a tutti medicine costosissime per arricchirsi? Beh, se siete curiosi, andate a guardare che cos’è la Nuova Medicina di Ryke Geer Hamer).

Un momento magico, questo, per i cospirazionisti. A partire da casa nostra, da Beppe Grillo, sul cui blog imperversano smascheratori di piani occulti, antisemiti di tutte le razze e colori (cfr. I fan di Grillo e l’odio contro Israele, Pierluigi Battista, Corriere.it). Anche perché, attenzione, i complottisti credono sempre di essere più acuti e lungimiranti: loro vedono l’occulto sotto la superficie, la verità dietro le bugie ufficiali, la macchinazione alle spalle di ciò che appare. Uno show in cui la credulità cospirazionista si associa a un’aggressività faziosa destinata a sfociare in risse virtuali, scomuniche, trame incrociate, in un mondo in cui nulla è come appare. Ma così come non esiste un delitto perfetto, nella mente febbricitante del complottista non esiste il complotto perfetto. Che crolla appena ci si avvicina e lo si scompone per analizzarlo bene. Il punto, ormai lo sappiamo da duemila anni, è dare un volto al capro espiatorio, la causa di ogni crisi e nefandezza. Un transfert inconsapevole che resta identico nei suoi meccanismi fondamentali.

Parlava così l’antigiudaismo che portò ai pogrom. Parlava così la furia antiebraica nazista. Parla così l’odio per gli ebrei del fondamentalismo islamista. O quello di chi ricostruisce l’11 settembre in un’orgia complottista, in cui gli ebrei e “sionisti” sono gli occulti responsabili.

Inutile rattristarsi. Tocca solo vigilare. Confidando che la crisi economica, madre di tutti i deliri, passi.

Fiona Diwan

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