n° 12 - Dicembre 11

Zygmunt Bauman e l’ebraismo liquido

2011
Cari lettori, care lettrici,

colpisce in questi giorni, all’indomani dalla formazione del nuovo governo di Mario Monti, l’emergere di un vecchio fantasma sempre temuto dal mondo ebraico e considerato il più pernicioso dei segnali di allarme: la teoria del complotto. Abbiamo imparato in millenni di storia che ogni qual volta viene riesumata la dietrologia del complotto, c’è da aver paura e scappare. È successo troppe volte (nella Russia zarista, con due Guerre Mondiali, nei Paesi arabi…), ed è un idolo che mostra il suo volto deforme ogni qual volta una società viene colpita da una crisi economica e sociale profonda. Non ha torto chi definisce la fenomenologia cospirazionista alla stregua di una malattia mentale. Un pensiero deviante e deviato -ammantato di sagacia e acume politico-, di chi, magari in un salotto buono della Milano intellettuale, ti guarda con sussiego e come fossi un povero deficiente se ti ribelli a chi dice “Ma davvero non sai che cosa c’è dietro? Ma non vedi che c’è un disegno preciso?”. Sì, in questi primi giorni del governo Monti c’è di che trasecolare. È la festa di chi immagina il mondo come una grande tela di ragno e le banche come le colonne infami di un nuovo ordine planetario. Basterebbe soffermarsi sul sollucchero con cui viene pronunciata la lista dei nomi da Spectre che starebbero dietro alla figura di Mario Monti: Goldman Sachs, Trilateral, Bilderberg, Rockfeller. Ricostruisco per voi la vicenda inizata con Le Monde e ripresa da Il Fatto Quotidiano per poi rimbalzare sulle pagine de Il Giornale, Libero e Il Manifesto e sul sito d’informazione Lettera 43, in una convergenza tra destra e sinistra, populisti e indignados, in nome delle nozze tra dietrologia e complottismo. È il quotidiano Le Monde che individua il fil-rouge che legherebbe Mario Monti, Mario Draghi (oggi al vertice della Bce) e Lucas Papademos, primo ministro greco: tutti pedine e ex uomini di Goldman Sachs, che in Europa governerebbe da tempo, responsabile dello spread dei titoli italiani, della crisi greca, e al cui strapotere si dovrebbe la crisi Usa dei subprime e dei titoli spazzatura. Eccoci giunti al ballo (in maschera) dei blogger No Global, alla festa web anti-mondialista, al tripudio di chi sostiene che c’è sempre un mago di Oz, un burattinaio segreto che tira le fila del mondo e impartisce ordini, e cretino chi non se ne accorge. Certo, è vero che ogni tanto qualche piccola congiura esiste e le banche ne hanno combinate di tutti i colori. Ma per i complottomani tutto è sempre trama occulta e inconfessabile, ordita in stanze segrete dove nulla è casuale e tutto manovrato. La dittatura delle banche e della finanza ucciderebbe così la democrazia e il diritto dei cittadini di vivere in Paesi liberi. E dall’idra bancaria alla plutocrazia giudaico massonica il passo è breve. Quanto ci vorrà per chiudere il cerchio? Le bastonate delle prime misure anti crisi? Una cosa è certa, ne vedremo delle belle.

Fiona Diwan

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