n° 7/8 - Lug/Ago 11

Ebraismo e Web 2.0 – Dal Talmud ai New Media

2011
Cari lettori, care lettrici,

quale bilancio per la settimana milanese dedicata a Israele? Positivo, detto senza esagerazione. Il business-forum è stato un successo e i legami commerciali tra i due Paesi ne escono potenziati, con un aumento delle relazioni di business del 14,8 %; si registra la cifra di 2,9 miliardi di euro generati dagli interscambi di cui un miliardo realizzato solo in Lombardia e 600 milioni solo a Milano. Per quanto riguarda l’aspetto culturale, i concerti di Idan Raichel e il “duetto” tra Noa e David Grossman hanno registrato il sold out e sono stati entusiasmanti per intensità e qualità dei contenuti. Le minacce di un’apocalisse cittadina con Milano “messa a ferro e a fuoco” dai gruppi estremisti filo-palestinesi, si sono sgonfiate grazie anche al buon lavoro della Prefettura e degli apparati di sicurezza. E, in definitiva, la scelta di tenere i totem in piazza del Duomo si è dimostrata vincente.

Un evento che ha fatto centro, una vera festa dell’ingegno e della creatività israeliani. A questo proposito, l’altro giorno, seduta a un caffè davanti all’Università Statale, ascoltavo dei ragazzi commentare con favore un articolo del naturalista-ecologo Danilo Mainardi sugli aironi in Israele. La storia è curiosa e degna di nota: Mainardi racconta delle grandissime colonie di nitticore, degli aironi appunto, presenti nella Hula Nature Reserve che andavano regolarmente a banchettare nelle vasche di allevamenti di trote nell’adiacente kibbutz Dan, sempre nella valle di Hula. Al danno e alla disperazione degli allevatori non c’era verso di porre rimedio ma nessuno voleva ricorrere alle schioppettate. Furono sparati petardi e fasci di luce fortissima, ma dopo i primi 10 minuti di spavento gli aironi si assuefacevano e tornavano a mangiarsi le trote. Finché Ehud Spanier dell’Università di Haifa pensò di ingannarle: registrò i richiami di allarme e paura delle nitticore e pensò di spararle nell’etere intorno alle vasche. Il trucco funzionò. Ascoltando i propri stessi stridii di paura, gli aironi non vennero più rimanendo nella loro riserva ricca di cibo e gli allevatori stapparono bottiglie di vino bianco, continuando a vendere le loro trote.  Puro ingegno, appunto.

Fiona Diwan

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