Uno studio mette sotto esame i libri di testo israeliani e palestinesi. E i risultati fanno discutere

Taccuino

“Un racconto nazionale unilaterale, che presenta l’ “altro” come nemico e ne elenca le azioni negative nei confronti della propria comunità. Gli avvenimenti storici inoltre sono presentati selettivamente, in maniera tale da rafforzare la narrazione di ciascuna delle due comunità”. Secondo uno studio condotto sui libri scolastici è questa in sintesi l’immagine che  israeliani e palestinesi restituiscono gli uni degli altri.

Lo studio è stato promosso dal Consiglio delle Istituzioni Religiose di Terra Santa (che rappresenta le tre religioni,  cristiana, musulmana ed ebraica) e finanziato dal Dipartimento di Stato americano. E’ stato condotto  fra il  dal 2009 e il 2012, da tre studiosi di diversa provenienza: Sami Adwan dell’Università di Betlemme, Daniel Bar-Tal dell’Università di Tel Aviv e  Bruce Wexler dell’Università di Yale.

I tre autori concordano  sul fatto che raramente  le descrizioni proposte nei libri di testo presi in esame “disumanizzano l’altro”, ma sottolineano che sia nei libri israeliani che in quelli palestinesi, mancano “informazioni sulla religione, la cultura, l’economia e altre attività quotidiane”; alcuni addirittura, dicono, le ignorano, come se non esistessero. “L’assenza di questo genere di informazioni viene utilizzata per negare la legittima presenza dell’altro”, hanno commentato i tre studiosi.

Il rapporto, reso pubblico lo scorso 4 febbraio, mostra che l’immagine negativa della comunità dell’ “altro”; la mancanza di informazioni generali su di essa, unita ad una presentazione positiva della propria comunità, è più forte nei libri di testo utilizzati dai gruppi ultra-ortodossi e da quelli palestinesi, che in quelli utilizzati e diffusi nelle scuole dello Stato di Israele.

Conclusioni piuttosto dure, difficili da accettare che hanno spinto, a quanto pare, sia il Consiglio delle Istituzioni Religiose di Terra Santa che il Dipartimento di Stato americano a prenderne le distanze. Conclusioni che hanno provocato reazioni anche nel mondo politico sia israeliano che palestinese.

Il primo ministro palestinese, Salam Fayyad, ha detto che i risultati di questo studio mostrano che i libri di testo palestinesi non contengono “alcuna forma di incitamento” all’odio, a differenza di quanto affermano le autorità israeliane”. Da parte israeliana, le reazioni sono state altrettanto negative. Il Ministero della Pubblica Istruzione, che ha rifiutato di collaborare con gli autori del rapporto, ha fatto sapere che si tratta di un’operazione per mettere in cattiva luce Israele, che “è un modo per calunniare Israele”. Il  Ministro degli Affari Strategici, Moshe Yaalon, ha dichiarato invece che “i giovani israeliani sono educati in uno spirito di pace, mentre i palestinesi vengono educati a odiare Israele e ad abbracciare il jihad. Questi sono i fatti.”

Adwan, Bar-Tal e Wexler hanno risposto alle accuse sottolineando il rigore del loro metodo e la vasta gamma di libri esaminati – 640, 492 israeliani e 148 palestinesi.
Nel condurre la ricerca gli autori hanno posto particolare attenzione alle cartine geografiche: il 58% dei libri di testo palestinesi e il 76% di quelli israeliani non fanno alcuna menzione del “confine” (la “linea verde” dell’armistizio del 1949 che segna la separazione tra Israele e Cisgiordania), tra il Mar Mediterraneo e il fiume Giordano; mentre il 4% dei libri di testo palestinesi e il 13% dei libri israeliani identificano invece chiaramente i due rispettivi territori attraverso una legenda.

“I manuali di storia riflettono lo stato delle relazioni tra le due parti” hanno dichiarato gli autori dello studio. Secondo l’81% dei libri di testo palestinesi, gli israeliani sono il “nemico”;  il 75% dei libri di testo israeliani descrivono i palestinesi allo stesso modo. E ancora: l’87% dei libri palestinesi considerano “negative” o “molto negative” le azioni degli israeliani, e il 51% dei libri di testo israeliani danno un giudizio simile sulle azioni palestinesi.

“Il contenuto dei libri di testo rappresenta una forma di dichiarazione pubblica dei governi, ed esso influenza le credenze e gli atteggiamenti dei bambini nei confronti dell’ ‘”altro” “, hanno dichiarato Adwan, Bar-Tal e Wexler,  aggiungendo che  la questione della “educazione per la pace”, che comprende il ruolo dei libri di testo, dovrebbe essere compresa nell’ordine del giorno dei negoziati di pace tra le due parti.

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