L’ultima testimonianza di Liliana Segre, un evento che segna la storia

di David Zebuloni
Vi sono momenti che segnano irreversibilmente la storia, lasciando un marchio invisibile e indelebile nell’animo di chi vi ha preso parte. Attimi che fungono da spartiacque, dando significato a tutto ciò che vi è stato prima e tutto ciò che vi sarà dopo. Ed ecco che l’ultima testimonianza concessa pubblicamente da Liliana Segre oggi, tramuta immediatamente in uno di quegli attimi, segnando la storia dell’Italia e dell’Europa intera in tempo reale.

Qui il video di Orizzonte Scuola Tv

L’incontro con le istituzioni, con le telecamere e con gli allievi delle scuole, da lei gelosamente definiti “nipoti ideali”, è avvenuta a Rondine Cittadella della Pace, in provincia di Arezzo che si impegna per ridurre i conflitti armati nel mondo e diffondere la propria metodologia per risolvere i conflitti di varia natura. Ad accoglierla infatti sono proprio loro, i ragazzi delle scuole, che la accompagnano lungo il tragitto che porta dall’entrata al palcoscenico stringendola, abbracciandola, sorridendole.

Liliana Segre appare raggiante, serena, conscia del grande passo personale e nazionale che sta  compiendo. A condurre l’evento è Ferruccio De Bortoli, Presidente Onorario del Memoriale della Shoah di Milano. Intervengono commossi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e il presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico. Mossi dal desiderio comune di porgere un omaggio alla Senatrice a Vita, le istituzioni presenti pronunciano dei brevi discorsi in modo tale da poter presto lasciare la parola a “Nonna Liliana”. La vera protagonista di questa giornata storica.

Liliana parla proprio come una nonna che ha a cuore il destino dei suoi nipoti. Parla del passato, senza ignorare mai il presente che stiamo vivendo e il futuro che ci attende. Un dettaglio in particolare ha definito il tono della sua ultima testimonianza pubblica. Un dettaglio interessante, in quanto ha confermato per l’ennesima volta l’uso mirabile che la Senatrice a Vita fa delle parole, dando loro un peso e uno spessore a dir poco straordinario.

Chi ha seguito le testimonianze di Liliana Segre, infatti, sa di per certo che la superstite alla Shoah termina ogni incontro con la medesima frase: “Non ho raccolto quella pistola e da quel giorno sono la donna libera e la donna di pace che sono ancora oggi”, riferendosi all’episodio avvenuto nel giorno della liberazione dal campo di sterminio, quando un ufficiale tedesco ha gettato ai suoi piedi una rivoltella e lei è stata assalita per un istante dal desiderio di vendicarsi. Durante la testimonianza tenuta a Rondine invece, Liliana ha modificato per la prima volta la celebre frase. “Non ho raccolto quella pistola”, ha annunciato come di consueto, ma poi ha aggiunto: “E da quel giorno sono quella donna libera e quella donna di pace con cui ho convissuto fino ad adesso”. Un segno di accettazione, forse, rispetto al lungo e tormentato percorso intrapreso trent’anni fa, quando Liliana ha dovuto abbracciare la bambina che è stata ad Auschwitz-Birkenau, per poter dar spazio alla nonna coraggiosa che ha fatto della Memoria la sua missione di vita.

Proprio a proposito del lungo silenzio che ha caratterizzato la sua vita dopo la liberazione, Liliana ha sempre raccontato della grande paura che ha segnato quegli anni bui, definendo con grande fatica quello spazio che intercorre tra il silenzio e la parola. Un periodo struggente che ha delineato il passaggio dall’anonimato al titolo di Testimone. Oggi Liliana Segre ha dimostrato che esiste un passaggio ancor più complesso, ancor più coraggioso di quello già compiuto. Un passaggio apparentemente liberatorio, ma che richiede altrettanta forza e saggezza del primo. Un passaggio inverso. Il passaggio che definisce lo spazio che intercorre tra la parola e il silenzio.

(Foto: Facebook)

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