Ragazze su Tiktok nei panni di deportate

Quando la Shoah arriva su TikTok: il nuovo trend che ha suscitato scalpore nel web

di David Zebuloni
Chiunque abbia a che fare un adolescente in casa, probabilmente saprà di cosa stiamo parlando: ecco a voi TikTok, il nuovo tormentone del 2020. Secondo alcuni il degno erede di Instagram e Facebook, secondo altri la rovina della nuova generazione. Di che si tratta dunque? TikTok è un’applicazione attraverso la quale gli utenti possono creare brevi clip musicali e modificarli con filtri ed effetti particolari. Accade così che dei passi di danza diventano virali, battute iconiche tratte da film storici tornano in auge e il web viene intasato da nuovi contenuti. Alcuni di qualità e altri proprio di cattivo gusto.

Tra questi vi è un nuovo trend, che ha suscitato scalpore e sollevato un dibattito sul tema della Memoria. Ricordare la tragedia dell’Olocausto d’altronde è un obbligo morale, ma il ricordo talvolta assume forme incresciose. Nell’era del 2.0 infatti, il bisogno di apparire sui social talvolta prevale sulla percezione di cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, cosa onori la Memoria e cosa la disonori. Un dibattito simile era stato sollevato lo scorso anno quando, nel Giorno della Memoria, un progetto dal nome La storia di Eva cercava di ricostruire la storia di una ragazzina ai tempi della Shoah, attraverso un comunissimo profilo Instagram. Come se questo fosse un diario sui cui lasciare i proprio ricordi. La pagina di Eva aveva ottenuto in pochi giorni più di un milione di nuovi seguaci e il web si era diviso in due: chi pensava che si trattasse di un’iniziativa geniale e chi pensava invece che si trattasse soltanto di una sterile provocazione. 

Nell’era di TikTok invece, i giovani utenti si travestono da prigionieri nei campi di sterminio e fingono di essere stati uccisi barbaramente dai nazisti. Secondo la rivista Insider, alcuni ragazzi sostengono che il loro sia un modo di ricordare il genocidio e trasmetterlo alle nuove generazioni, ma decide di migliaia di altri utenti invece la pensano diversamente, ritenendo quei brevi filmati vergognosi e dissacranti. Dopo infinite segnalazioni dunque, i dirigenti di TikTok hanno deciso di censurare i clip in questione ed eleminarli definitivamente dalla piattaforma online. 

Interessante l’editoriale pubblicato sul giornale Haaretz e curato dal ricercatore israeliano esperto in comunicazione Tom Divon, che non tratta affatto il quesito “giusto o sbagliato” legato all’ultimo trend virale, ma analizza piuttosto il fenomeno definendolo frutto di un processo sociale e culturale che sta attraversando la nuova generazione. Senza alcun timore di sfatare antichi tabù, Divon spiega come il solo dibattito legato al ricordo, favorisca il ricordo stesso della tragedia. Come la ricerca di un equilibrio tra il trash e il solenne sia indispensabile in un’epoca in cui film, musei e libri non bastano più per suscitare interesse nei giovani. In poche parole, è probabile che i video su TikTok siano effettivamente scandalosi e censurabili, ma prima bisogna parlarne, discuterne, cercare di andare a fondo della questione per capirne il significato. Divon spiega che il mondo cambia alla velocità della luce e in un futuro non troppo remoto senza questo dibattito, forse, verrà a mancare anche il ricordo.  

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