Per Oriana Fallaci

Personaggi e Storie

Niente e così sia; questo è forse oggi il destino della laicissima Oriana, che però amava il suono delle campane di Firenze. Niente e così sia è stato il primo libro-Fallaci che lessi – 12enne – e che mi fece capire come la Storia, la guerra – in quel caso il Vietnam – gli uomini, siano eventi, creature, estremamente più complessi di quanto sembri sui libri di scuola.

Ma era soprattutto la sua scrittura che amavo, il suo ritmo perfetto, la lucidità essenziale, una lunga lama d’acciaio che affonda nella realtà con la precisione di un bisturi.

E così la seguii, da Penelope alla guerra, a Intervista con la Storia, dall’erba di plastica di Se il Sole muore, all’amore per Un Uomo, fino a Inshallah, da rileggere oggi – oh sì! – che il Libano è di nuovo frontiera.

E venne poi la stagione dell’11 settembre e questa donna piccola e fortissima ha dichiarato la sua posizione, niente politicamente corretto, niente e così sia. La speriamo meno Cassandra di quanto temiamo.

Ma è anche la stagione di Sull’antisemitismo, del suo lapidario “Io trovo vergognoso”, dove ce n’è per tutti, l’Italia, il Vaticano, la Francia, l’Europa intera – anzi l’Eurabia – incapaci di difendere i propri ebrei, pronti anzi a sacrificarli alla paura per l’Islam, sperando di rimandare il momento in cui ne saranno fagocitati.

Oriana ha delle responsabilità dirette nelle mie scelte di vita – il giornalismo – anche se non sono così priva del senso del ridicolo da confrontarmi con lei. Per questo le voglio bene; l’alieno ha vinto e noi l’abbiamo persa. Ci mancherà la sua scrittura, ma tutti i suoi figli-nati, i suoi libri, sono lì da rileggere per ogni generazione, per tutti i giovani che non possono non sapere che cosa sia stato il Vietnam, o la Grecia dei Colonnelli, o che cosa sia ancora il conflitto in Medio Oriente.
E che ameranno più di tutto, come lei, la libertà.

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