La ricetta per essere felici secondo Tal Ben-Sharar

di Marina Gersony

shararIl segreto della felicità viene da Israele, è il titolo di un articolo su Jforum, il portale ebraico francofono che riassume le teorie di Tal Ben-Sharar, ex professore americano-israeliano di psicologia positiva a Harvard e docente presso il Centro Interdisciplinare di Herzliya in Israele.

Ma vediamo di cosa si tratta. Dopo aver sperimentato sulla propria pelle quel devastante senso di angoscia misto a frustrazione che molti di noi hanno avuto modo di provare almeno una volta nella vita, il professore ha elaborato una tesi che può aiutare a rendere più piacevole la nostra permanenza su questa terra. In breve, sostiene il luminare, un certo benessere emotivo ed esistenziale lo si può raggiungere a patto di impegnarsi in prima persona. Tutto dipende dalla nostre scelte quotidiane, dalla capacità di prendere decisioni, di cogliere le opportunità che si presentano e di esercitare così un potere sulla nostra vita.

Facile dirsi un po’ meno da farsi.

Ex campione di squash, per anni le lezioni di Tal Ben-Sharar sono state tra le più popolari dell’università di Harvard, frequentate da quasi 1.400 studenti. Ha scritto diversi best-seller e nel 2011 ha fondato la Potentialife con Angus Ridgway, una società che fornisce programmi di leadership basati sulla scienza del cambiamento comportamentale. Più volte ha affermato che la parte più coinvolgente del suo lavoro è l’applicazione della psicologia positiva nelle scuole e il modo in cui viene insegnata ai bambini nelle scuole di tutto il mondo.

Ma cos’è in definitiva questa disciplina chiamata la “Scienza della felicità”? Nata negli Stati Uniti nel 1998, è il frutto delle ricerche dello psicologo e saggista statunitense Martin Seligman che ha analizzato le componenti del benessere attingendo alla neuropsicologia, alle scienze sociali e alle tecniche di meditazione. A sua volta, Tal Ben-Sharar ha elaborato e divulgato tali teorie applicandole a modelli multinazionali.

Cosa fare dunque in concreto per raggiungere la tanto agognata felicità? Come ottenere quel senso di piacevole appagamento? Intanto bisogna partire da un assunto preciso: credere nella felicità a oltranza, inevitabilmente porta alla delusione. Negli Stati Uniti, per esempio – ma lo stesso vale per l’Europa e l’Occidente in generale -,  la concezione del lieto fine a tutti i costi è facile che si scontri con la realtà del vivere quotidiano fatto di difficoltà e ostacoli. Non solo: messaggi di beatitudine eterna e di happy end veicolati da film e spot pubblicitari non fanno altro che accrescere false aspettative di successo e di felicità che invariabilmente conducono alla delusione. Come dire, meglio concedersi la libertà di qualche insuccesso piuttosto che passare tutta la vita alla spasmodica (e impossibile) ricerca della perfezione…

Quindi, sostiene Ben-Sharar, bisogna fare un passo indietro e cambiare il nostro modo di rapportarci a noi stessi e al mondo. In pratica, pensando ogni giorno ad almeno cinque motivi per essere grati: «Io pratico questo esercizio dal 1999 – ha dichiarato – quando ho sentito Oprah Winfrey consigliarlo  ai suoi telespettatori! Quando la gratitudine diventa un’abitudine, non c’è bisogno di aspettare un evento speciale per festeggiare».

Conclude: «La pazienza è anche un must. In ebraico, le parole sevel (sofferenza), sibolet (costanza) e savlanout (pazienza) hanno la stessa radice. Non è un caso: la ricerca della felicità richiede queste due ultime qualità che a volte provocano dolore. Aspettarsi di cambiare rapidamente e senza sforzo spesso porta al fallimento. Si è soliti pensare che la cosa più difficile sia prendere una decisione. Infatti, la cosa più difficile è rendersi conto che la scelta esiste. Dobbiamo anche imparare a concentrarsi su ciò che ci rende felici e non farsi travolgere dalla negatività».

In Italia, tra i suoi libri ormai fuori catalogo, è ancora reperibile La Felicità in Tasca. L’arte di vivere bene senza essere perfetti. Newton & Compton Editori. Data pubblicazione dicembre 2011. Ultima ristampa giugno 2014.

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