Il programma di calcio per la pace del Chelsea FC

Israele, oltre 1.000 bambini arabi ed ebrei uniti dal calcio grazie al Chelsea FC

di Marina Gersony
Quando il calcio fa da ponte per unire i popoli: bambini arabi e bambini ebrei giocheranno fianco a fianco a calcio in tutto Israele con la supervisione degli allenatori del leggendario Chelsea FC di Londra. Si tratta di un programma di formazione contro l’antisemitismo e la discriminazione e per aiutare ad abbattere le barriere tra le comunità.

Il progetto – che cercherà di riunire più di 1.000 ragazzini ebrei e arabi nel prossimo anno – fa parte di una partnership tra la Chelsea Foundation, il Peres Center for Peace and Innovation e l’Israel Football Association (IFA). L’obiettivo è di espandere ulteriormente l’iniziativa Playing Fair, Leading Peace, in atto dal 2016 per promuovere la pace attraverso il calcio. Il proprietario del Chelsea, Roman Abramovich, finanzierà il programma come parte della campagna Say No to Hate della Chelsea Foundation.

Come riporta un articolo dell’algemeiner.com, il presidente del Chelsea FC, Bruce Buck, ha commentato: «Durante la nostra visita in Israele nel 2019, abbiamo visto in prima persona il potere che il calcio può avere nel riunire le comunità e nell’abbattere le barriere. Ci auguriamo che questa nuova iniziativa consentirà ai bambini di sfruttare il rispetto e l’equità nel calcio e di utilizzare tali valori per promuovere una maggiore tolleranza, unità e inclusione nella società».

Il programma seguirà un protocollo di «formazione» per gli allenatori, secondo un modello di coaching professionale del Chelsea, dedicato alla promozione dei valori di fair play, rispetto e disciplina e integrato con il supporto dello staff tecnico del club. Dopo la formazione, i partecipanti lavoreranno in coppie miste arabo-ebraiche per implementare attività sportive per gli scolari di entrambe le comunità.

La partnership è stata sviluppata in seguito alla visita della squadra femminile del Chelsea 2019 in Israele, quando i membri hanno preso parte a workshop di calcio e di educazione con ragazze ebree e arabe.

Non è la prima volta che il club di Abramovich decide di «usare» il calcio come promotore di pace, ma anche come strumento per fermare i tifosi fanatici e razzisti. All’insegna del motto «meno punizioni e più rieducazione» per arginare il fenomeno del razzismo nel tifo, i supporter più violenti erano stati allontanati allontanati per sempre dallo stadio oppure, in alternativa avevano la possibilità di partecipare ad attività rieducative, una delle quali prevedeva una visita ad Auschwitz. (Vedi articolo su Repubblica di qualche anno fa). Inoltre, nel gennaio del 2020, il club aveva adottato la definizione di antisemitismo dell’IHRA.

Il club del Chelsea adotta la definiozione di antisemitismo dell'IHRA
Il club del Chelsea adotta la definizione di antisemitismo dell’IHRA

Calcio ponte fra i popoli

Va anche detto che il calcio in generale non è certo nuovo nel ruolo di pacificatore fra popoli; un ruolo importante che dimostra come la comunicazione e il lavoro di squadra attraverso lo sport possano fare molto in ambito di convivenza pacifica. Ne abbiamo parlato anche su questo stesso sito in un articolo intitolato: Da Milano a Israele, gli interisti sono un’unica famiglia: di fatto i tifosi violenti sono un’esigua minoranza rispetto a coloro che promuovono valori universali come la pacifica convivenza: uno fra tutti l’Inter club Banda Bagaj («bagaj» significa ragazzino in dialetto milanese), che tra i suoi principali esponenti  annovera Sharon Ifrah, ambasciatrice israeliana del tifo nerazzurro che vive a Milano dal 2004, dove ha creato una connessione significativa con i tifosi dell’Inter in Israele.

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