Peter Green, il re del blues scomparso il 25 luglio 2020

Il Blues “ebraico” di Peter Green: ricordo del grande musicista che ispirò Santana e della sua esperienza in Israele

di Roberto Zadik
Il mondo dello spettacolo ebraico inglese è decisamente misterioso e dalla cantante Amy Winehouse all’istrione comico Peter Sellers tante sono le vicende interessanti che esso nasconde. Fra queste la strana storia dello straordinario chitarrista e cantautore rock blues ebreo londinese Peter Allen Greenbaum, questo il suo vero nome accorciato in maniera più britannica in Green. Scomparso improvvisamente un mese fa, lo scorso 25 luglio a 73 anni – la morte è stata comunicata con una ermetica nota famigliare “si è spento serenamente nel sonno” – egli fu una vera star del blues di rara intensità, carisma e bravura ma dal carattere difficile, introverso ed eccessivo. Una vita “spericolata e piena di guai” citando Vasco Rossi, quella di Green fondatore della longeva band dei Fleetwood Mac che, dopo 3 anni, abbandonò improvvisamente per dedicarsi a una lunga ma inquieta carriera solista.

Una personalità magnetica e schiva, preda di varie crisi causate anche dalla sua dipendenza dalle sostanze allucinogene e autore di un classico rock come Black Magic Woman portata al successo dal rifacimento del talentuoso musicista messicano Carlos Santana nel 1969 contenuto nel suo esplosivo disco d’esordio Abraxas. E alla sua morte fra i tantissimi omaggi ben pochi riferimenti alla sua identità ebraica.

Il suo lato ebraico e il viaggio in Israele

Nato da famiglia ebraica ashkenazita il 29 ottobre del 1946 nel quartiere londinese di White Chapel all’epoca densamente popolato da ebrei, l’artista cominciò con la musica fin da giovanissimo rivelandosi uno dei pionieri del blues “bianco  europeo”, assieme a nomi come Eric Clapton e John Mayall, in un genere fino allora eseguito da grandi talenti afroamericani, da Muddy Waters al leggendario Jimi Hendrix scomparso 27enne mezzo secolo fa. Come per tanti artisti e cantautori ebrei, Green ebbe un rapporto molto complesso con le sue radici ebraiche affascinato dal cristianesimo, indossò un crocefisso per diversi anni, e dal buddismo. Eppure il Times of Israel lo scorso 22 agosto ha pubblicato un interessante articolo sul suo misterioso viaggio in Israele, quando il 25 dicembre 1980, famoso da una decina di anni e 34enne decise di recarsi a Tel Aviv presso gli studi di registrazione Eshel. Motivo del viaggio? Come sempre molto riservato e schivo, stando al resoconto firmato dal giornalista Amir Ben David, sembra che egli volesse registrare un disco “israeliano”. Forse per sionismo, sentimento ebraico o in cerca di nuove ispirazioni Green si unì ad alcuni musicisti israeliani, come il batterista Yossi Buzin, all’organista di origini russe Fima Shuster e al chitarrista di Haifa,ma ebreo inglese Shimon Holly. “Fu un momento di grande eccitazione” ha ricordato il tecnico del suono Yoram Lev così come l’organizzatore di quell’evento, l’allora 18enne Ofer Eckerling  deejay presso la radio militare Galatz disse “è stato davvero incredibile condividere lo studio con un genio di questo livello”. Purtroppo essendo passati quasi 40 anni da quella serata magica nessuno dei partecipanti interpellati dal Times of Israel ricorda particolari sfiziosi come cosa avessero fumato, mangiato o bevuto e quali furono le conversazioni fra i presenti e Green. Tutti però concordarono la straordinarietà di aver suonato “con quel tranquillo e introverso ebreo inglese” fondatore di un gruppo decisamente importante della scena internazionale come i Fleetwood Mac.

Caratteristiche e peculiarità di Peter Green

Una vita e una personalità magnetica e imprevedibile per l’autore di pezzi notturni e viscerali come Albatross”, “All over again” e la già citata Black Magic Woman nonché la bellissima e ritmata Show-Biz Blues, il virtuoso chitarrista è stato elogiato da artisti del calibro di BB King, icona del blues e Jimmy Page, membro dei Led Zeppelin. Il Times of Israel nel suo lungo omaggio si è concentrato su vari aspetti della sua vita e del suo carattere. Dall’adolescenza dove a quanto sembra è stato vittima di bullismo e attacchi antisemiti, forse questo lo spinse a nascondere la sua identità, fino a diventare star del blues, liberandosi dalla timidezza grazie alla musica e alla precisione energica con cui sapeva suonare la sua inseparabile chitarra. Nel resoconto viene sottolineata la differenza nel sound dei Fleetwood Mac fra la vena blues intimista di Green e gli anni successivi dove il gruppo divenne decisamente pop e commerciale anche se di grande successo guidata da musicisti come Stevie Nicks e Lindsey Buckingham. Fra i dettagli interessanti Green non solo rese unico il sound della band, dando inizio anche alla carriera di Santana che partendo da Black Magic Woman cominciò un favoloso percorso musicale, ma inventò anche il nome del gruppo che mischiava i cognomi del batterista Mick Fleetwood e quello del bassista John McVie. A questo proposito, nello stesso articolo, i membri della band come Fleetwood hanno ricordato questo “ragazzo ebreo londinse dell’East End”, la sua umiltà nel rifiutare i panni della superstar, la sua capacità di ripresa anche dopo aver ingerito quantità enormi di LSD, le crisi fra depressioni e ricoveri psichiatriche e le risalite e le audaci sperimentazioni musicali, lo stress e la povertà di alcuni periodi.

Green in Kibbutz? Altri racconti sulle sue esperienze israeliane

Sempre il Times of Israel citando The New Musical Express, ha raccontato altre tappe di quel viaggio in Israele nel dicembre 1980, due settimane dopo la morte del grande John Lennon. Oltre alla session di quella sera a Tel Aviv, Green avrebbe raccontato di essere già stato in Israele nei primi anni ’70 nel ruolo di volontario nel kibbutz di Mishmarot, dove nacque Shalom Hanoch una delle superstar del rock israeliano. Eppure egli, che all’epoca era un fan di Green e dei Fleetwood Mac, disse di non sapere nulla del fatto che egli fosse stato lì, “forse perché a quel tempo ero a Londra” ha specificato. Dalle testimonianze di Eckerling, brillante deejay alla radio militare israeliana Galgalatz sembra che egli abbia visitato la stazione radiofonica incontrando lì e unendosi successivamente ai musicisti delle registrazioni del 25 dicembre 1980. Fra di loro anche Mordi Farber che divenne famoso per le sue collaborazioni con due star musicali come Hanoch e il suo inseparabile amico Arik Einstein uno dei più dotati e apprezzati cantautori della musica israeliana di tutti i tempi. Tutti ricordano che quando arrivò in studio Green “era molto introverso forse reduce da una depressione e vestiva una sorta di abito orientale (jellabya) ornato di strisce turchesi”come ha rievocato il chitarrista Shimon Holly. Una strana esperienza di grande fascino e il ritorno di Green nel 1982 due anni dopo in Israele al Festival delle Star allo Stadio di Ramat Gan. Un mega raduno rock alle quali parteciparono nomi come Joe Cocker o la band dei Marillon. Tanti aneddoti sono dunque emersi dall’articolo del Times of Israel e un legame di Green tutto sommato forte con Israele e con una identità ebraica nascosta, tortuosa e tormentata come il suo modo di essere espresso incisivamente nella sua viscerale chitarra blues.

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