di Anna Balestrieri
A 95 anni, il chimico francese Henri B. Kagan ha ricevuto il premio Nobel per la chimica 2026 insieme al ricercatore giapponese Kenso Soai. Il riconoscimento premia decenni di studi sulle molecole speculari e sui meccanismi che consentono di orientare le reazioni chimiche verso la produzione della forma molecolare desiderata, un risultato di grande importanza per l’industria farmaceutica. Ma la storia di Kagan è anche quella di un bambino ebreo che riuscì a sfuggire alla persecuzione nazista nascondendosi nella Francia occupata.
Dalla persecuzione nazista ai vertici della scienza
Nato il 15 dicembre 1930 a Boulogne-Billancourt, alle porte di Parigi, Henri Kagan appartiene alla generazione che ha vissuto l’infanzia durante la Seconda guerra mondiale. La sua famiglia riuscì a sottrarsi alla persecuzione nazista rifugiandosi in un villaggio della Francia meridionale e vivendo sotto falsa identità. Una strategia di sopravvivenza che permise ai suoi familiari di sfuggire alla minaccia che incombeva sugli ebrei europei durante l’occupazione.
Dopo la guerra, Kagan intraprese un percorso scientifico che lo avrebbe portato a diventare uno dei protagonisti internazionali della chimica organica. Conseguì il dottorato al Collège de France nel 1960, con una ricerca dedicata alla chimica degli steroidi, e sviluppò gran parte della sua carriera accademica a Orsay, nell’area parigina, presso l’ateneo oggi confluito nell’Université Paris-Saclay.
La sua vicenda personale attraversa così uno dei capitoli più bui della storia europea e arriva fino a uno dei massimi riconoscimenti della ricerca scientifica contemporanea.
La chimica delle molecole «a specchio»
Per comprendere il valore della scoperta premiata dall’Accademia reale svedese delle scienze occorre partire da una proprietà fondamentale della materia: la chiralità. Alcune molecole esistono infatti in due configurazioni che sono l’immagine speculare l’una dell’altra, come la mano destra e la sinistra. Pur avendo la stessa composizione chimica, queste due forme possono comportarsi in modo diverso quando interagiscono con altre molecole.
La distinzione è particolarmente importante in biologia e in farmacologia. Gli organismi viventi utilizzano spesso una specifica configurazione molecolare e, nel caso dei medicinali, la forma spaziale di una sostanza può influenzarne l’attività, l’efficacia e gli effetti indesiderati.
Il problema non consiste soltanto nel creare una molecola, ma nel riuscire a produrre selettivamente la sua configurazione corretta. È proprio su questa sfida che si è concentrata una parte fondamentale del lavoro di Kagan, contribuendo allo sviluppo della catalisi asimmetrica: un insieme di metodi che permette di favorire la formazione di una delle due forme speculari rispetto all’altra.
La scoperta degli effetti non lineari
Uno dei contributi più importanti di Kagan risale al 1971, quando sviluppò il ligando DIOP, una molecola capace di favorire determinate trasformazioni chimiche con elevata selettività. Il suo lavoro contribuì ad aprire nuove possibilità nella catalisi asimmetrica, oggi essenziale per numerose applicazioni della chimica organica.
Negli anni Ottanta, il ricercatore osservò un fenomeno destinato a diventare un campo di studio autonomo: gli effetti non lineari nella catalisi asimmetrica. In determinate reazioni, infatti, la purezza chirale del catalizzatore — cioè quanto esso sia costituito prevalentemente da una sola configurazione molecolare — non si traduce in modo semplicemente proporzionale nella composizione del prodotto finale.
In altre parole, una miscela di catalizzatori contenente una percentuale relativamente modesta della forma desiderata può, in determinate condizioni, generare un prodotto con un’eccessiva prevalenza di quella stessa configurazione. La scoperta ha permesso di comprendere meglio come si possa amplificare un’asimmetria molecolare inizialmente piccola.
Il chimico giapponese Kenso Soai ha approfondito un fenomeno collegato, l’autocatalisi, dimostrando negli anni Novanta che una molecola chirale può favorire la produzione di altre molecole con la stessa configurazione. In questo modo, l’asimmetria iniziale può essere amplificata attraverso la reazione stessa.
Il Nobel riconosce dunque due contributi complementari alla comprensione di come una reazione chimica possa arrivare a produrre prevalentemente una sola delle due forme speculari di una molecola.
Perché la scoperta è importante per i medicinali
La catalisi asimmetrica ha conseguenze concrete per la produzione farmaceutica. Permette infatti di progettare reazioni più selettive, ottenere sostanze con una configurazione molecolare precisa e migliorare l’efficienza dei processi di sintesi.
La questione non è puramente teorica. Le due forme speculari di una sostanza possono interagire diversamente con i sistemi biologici: una può contribuire all’effetto terapeutico desiderato, mentre l’altra può risultare meno attiva o avere conseguenze differenti. Non è una regola universale, perché il comportamento dipende dalla singola molecola, ma è un aspetto cruciale nello sviluppo di molti farmaci.
La tragedia della talidomide, il medicinale associato alla nascita di migliaia di bambini con gravi malformazioni negli anni Cinquanta e Sessanta, è spesso richiamata per illustrare l’importanza della stereochimica. È però necessario precisare che il caso è più complesso di una semplice distinzione tra due forme: nell’organismo le configurazioni della talidomide possono interconvertirsi, e la vicenda non si spiega soltanto con la somministrazione di una singola forma molecolare.
Le tecniche sviluppate nel campo della catalisi asimmetrica offrono ai chimici strumenti fondamentali per controllare la struttura dei composti destinati alla produzione di medicinali. Questo controllo può contribuire a rendere le sintesi più efficienti e a ridurre la formazione di prodotti indesiderati, pur non sostituendo le verifiche necessarie per dimostrare sicurezza ed efficacia di un farmaco.
Dal laboratorio alla domanda sull’origine della vita
Il significato delle ricerche di Kagan e Soai va oltre l’industria farmaceutica. La chiralità è infatti una caratteristica centrale della chimica della vita: le proteine sono costruite prevalentemente a partire da amminoacidi di una determinata configurazione, mentre gli zuccheri biologici presentano a loro volta una marcata preferenza stereochimica.
Come si sia affermata questa predominanza nel corso dell’evoluzione chimica che ha preceduto la vita è una delle domande ancora aperte della ricerca scientifica. Gli effetti non lineari e l’autocatalisi forniscono modelli per comprendere come una piccola differenza iniziale possa essere amplificata, contribuendo a spiegare alcuni possibili meccanismi all’origine dell’omochiralità.
Le scoperte premiate non costituiscono, da sole, una soluzione definitiva al problema dell’origine della vita. Offrono tuttavia strumenti teorici e sperimentali per studiare come possa emergere e consolidarsi una preferenza molecolare in sistemi chimici complessi.
Una carriera riconosciuta a livello internazionale
Il Nobel corona una carriera già costellata di riconoscimenti. Kagan è membro dell’Académie des sciences francese dal 1991 e nel 2001 ha ricevuto il Wolf Prize per la chimica, condiviso con Ryoji Noyori e K. Barry Sharpless, due altri protagonisti della catalisi asimmetrica.
Nel 2005 gli è stata conferita la Benjamin Franklin Medal e nel 2013 la medaglia Lavoisier. È inoltre professore emerito dell’Université Paris-Saclay e ha contribuito alla formazione di generazioni di ricercatori nel campo della catalisi molecolare.
Il Nobel 2026 è condiviso con Kenso Soai, professore alla Tokyo University of Science. Il premio complessivo ammonta a 12 milioni di corone svedesi, da dividere tra i due vincitori.
Per Kagan, il riconoscimento arriva dopo decenni di lavoro e dopo che, nel 2001, era rimasto escluso dal Nobel assegnato a studiosi impegnati in un settore strettamente collegato al suo. La decisione di quest’anno rappresenta quindi anche un riconoscimento tardivo del ruolo pionieristico svolto dal chimico francese.
Dalla fuga dalla persecuzione nazista alla ricerca che ha contribuito a trasformare la chimica moderna, la vita di Henri Kagan testimonia la forza di un percorso scientifico costruito attraverso decenni di studio, creatività e rigore. Il Nobel non celebra soltanto una scoperta di laboratorio: riconosce il valore di una ricerca fondamentale per comprendere la materia e per sviluppare nuove possibilità nella produzione dei medicinali.



