Don Carlo Banfi, da eroe dimenticato a “Giusto Tra le Nazioni”

Personaggi e Storie

di Paola Fargion

4 agosto 2026: mi arriva un’altra comunicazione da Yad Vashem in modo informale. Il Giudice Supremo ha appena firmato il riconoscimento di Don Carlo Banfi come Giusto Tra le Nazioni. Non posso divulgare la notizia se non per telefono perché prima deve essere ufficializzata da Yad Vashem tramite lettera di riconoscimento ai diretti interessati.

Negli ultimi mesi ricevo quasi settimanalmente notizie di nuovi Giusti. E la cosa mi rallegra. Tra ferie, ombrelloni e code in autostrada Yad Vashem non si ferma neanche a Ferragosto: prosegue il suo cammino di Verità, Gratitudine e Giustizia. E la Memoria va avanti, nonostante gli sforzi dei tantissimi che tentano invano di “mischiare le carte” per sminuire la Shoah, offendendo così le gesta coraggiose degli italiani – come il Giusto Don Carlo Banfi – che agirono a rischio della propria vita.

Don Carlo Banfi era un umile sacerdote che restò coerente con la sua vocazione anche a rischio della vita. Rese azione i valori in cui credeva proteggendo ebrei perseguitati e sbandati nei sotterranei della canonica di Sormano, il paesino comasco affacciato sul Lago di Como di cui era parroco. Nato a Saronno nel 1903 è morto nel 1994.

Fu lui a nascondere ed accompagnare molti ebrei oltrefrontiera. Per questo fu arrestato e incarcerato. E fu grazie all’ intervento del Cardinale Ildefonso Schuster che fu portato segretamente in Svizzera per evitargli la deportazione. Di Don Carlo Banfi si è scritto e raccontato, anche perché il suo nome era associato a due persone con cui operava a Sormano, i coniugi De Micheli, riconosciuti Giusti Tra le Nazioni oltre 40 anni fa.

Ora, finalmente, alle parole si sono aggiunti i fatti e anche Don Carlo ha ottenuto il meritato riconoscimento. Nel gruppo degli ebrei salvati c’erano anziani, bambini e membri di 3 famiglie ebraiche tra le altre: Habib, Hannuna e Hassan.

Scrive Sandro Hassan: “ … Lo stesso Don Banfi aiutò mio padre, il fratello e molti altri a passare la frontiera e rifugiarsi in Svizzera… In tal modo salvò loro la vita…”

Il papà di Sandro restò sempre in contatto con Don Carlo e  lo andò a trovare ogni anno a Varese, dove Don Carlo Banfi si trovava ospite della Casa San Giuseppe in Via Griffi 5, fondata da Monsignor Carlo Sonzini nel 1934.

Attualmente sede della Congregazione delle Ancelle di San Giuseppe, la struttura divenne un importante nascondiglio per ebrei perseguitati durante la Shoah e Monsignor Sonzini il coraggioso prelato che diresse la rete resistenziale cattolica operante sul territorio brianzolo e varesino. Monsignor Sonzini disponeva di una tipografia dove stampava, tra l’altro, documenti falsi.

 

Quest’ultimo riconoscimento è ovviamente derivato dalle accorate testimonianze di alcune delle famiglie salvate, ma è  in parte attribuibile anche alla tenacia dell’amico Lucio Pardo, già Presidente della Comunità ebraica di Bologna, il quale da anni insisteva sulla necessità urgente di portare avanti il nome di Don Carlo Banfi. All’ inizio non ne comprendevo i motivi, dato che il sacerdote non sembrava essere tra coloro che si prodigarono per salvare la famiglia Pardo.

Poi però compresi il perché della sua insistenza: Lucio Pardo, ora novantenne, aveva conosciuto Don Carlo Banfi ed era il testimone oculare di un accadimento incredibile, rimasto impresso nella sua memoria fino ad oggi.

Lucio non aveva da darmi una dichiarazione scritta. Aveva la sua testimonianza diretta.

Va detto che la famiglia Pardo – i genitori Iris e Ferruccio, i figli Lucio, Ariella e la zia Gemma Volli – trovò scampo in Svizzera dopo una fuga rocambolesca da Bologna attraverso Milano, Tavernerio, Como fino al paesino di Bruzella sul Monte Bisbino, in Svizzera.

Nel settembre 2023 esaudii il sogno di Lucio: ringraziare la Svizzera per averli accolti.

E così, insieme a Istituzioni disponibili e generosi amici, tra cui Micaela Goren Monti e la sua Fondazione, si è ripercorso il cammino di salvezza della famiglia Pardo in Svizzera.

Tre le tappe fondamentali: Bruzella, Chiasso e Trevano, vicino a Lugano.

In ogni luogo grande accoglienza e commozione, aule piene di studenti, ulivi piantumati e targhe commemorative.

E Lucio Pardo protagonista, che raccontava e ringraziava. E proprio nella tappa di Chiasso ecco cosa rievoca:

“…Entriamo nel grande refettorio della Caserma. Ci danno il nostro primo caffè completo con pane, burro e marmellata. In fondo, proprio di fronte a noi, ecco che si apre una porta ed entra un sacerdote cattolico in abito talare. È Don Carlo Banfi . Per l’ennesima volta è riuscito a portare in salvo un numeroso gruppo di ebrei tra i quali una novantenne e molti bambini. Quando entra nel refettorio della Caserma le persone si alzano, si avvicinano, alcuni baciano i lembi della sua veste. Altri si inginocchiano davanti a lui. Come la limatura del ferro accanto a una calamita sono tutti attorno a lui. Mio padre vuole conoscerlo. Per anni nel dopoguerra gli scrive…”

E Lucio conserva la corrispondenza, come tutti i suoi ricordi, lucidi e indelebili. Era un bambino di appena 8 anni ma aveva già capito la grandezza di quell’umile parroco, ora finalmente Giusto Tra le Nazioni .  

Come si vede, le storie si intrecciano, come i destini e i Giusti Tra le Nazioni.

Il 16 ottobre 2023 era stata programmata una manifestazione importante, preannunciata da Matteo Inzaghi su Rete 55, il canale TV di Varese con un servizio a cui avrebbero seguito le riprese dell’evento per ricordare e commemorare Don Carlo Banfi. Poi i fatti del 7 ottobre hanno fatto annullare tutto. E anche dimenticare…

Non so se quel servizio si farà mai e se si onorerà il nuovo Giusto Tra le Nazioni. Non so se questa notizia interesserà ancora: già alcune delle persone coinvolte hanno mostrato il vero volto e preso le distanze. Una di queste, che su Don Carlo Banfi hanno scritto e tenuto conferenze, mi comunica che non gli importa nulla perché… “i riconoscimenti (cioè le medaglie) di Yad Vashem sono usati dallo Stato di Israele per giustificare il genocidio di Gaza…”

Vedo, sento, leggo e rispondo a tono a questa e a mille altre “oscenità” oramai da anni. Ma vado avanti, perché credo nei nobili valori che questi italiani, in parte sconosciuti o forse dimenticati, hanno da lasciarci in eredità. Per farci riflettere, farci cambiare, farci ancora credere e sperare…

Prima che sia troppo tardi.

5 agosto 2026