“Israele non vuole vaccinare i palestinesi”. Una fake-news che fa il giro del mondo

di Paolo Castellano

All’inizio del 2020 è comparsa una nuova ed ennesima congettura anti-israeliana in un periodo di rigoglio complottista che ha sfruttato la pandemia da Covid-19 per promuovere l’avversione per gli ebrei all’interno dei social media. Come abbiamo raccontato in diversi articoli, negli ultimi mesi si è assistito a teorie cospirazioniste di ogni tipo che avevano l’obiettivo di diffondere discorsi antisemiti e antisionisti.

L’ultima forma d’intolleranza partorita dal Web riguarda Israele, che secondo importanti giornali internazionali impedirebbe ai palestinesi di utilizzare il vaccino anti-Covid sviluppato dalla casa farmaceutica americana Pfizer. Una menzogna segnalata e denunciata dal Jerusalem Post che all’interno di un suo articolo ha illustrato la realtà dei fatti sulle vaccinazioni e i palestinesi.

Da diversi giorni, su Twitter si sono moltiplicati i tweet diffamatori che sostengono che Israele, nazione leader al mondo nella campagna di vaccinazione contro il Coronavirus, starebbe impedendo ai palestinesi di acquisire vaccini per difendersi dalla pandemia. Fino a prova contraria, un tweet è un’opinione e non una prova tangibile, ma forse i grandi giornali se lo sono dimenticato.

“Mentre Israele promuove i vaccini contro il Covid-19, i palestinesi aspettano le dosi” si legge in un titolo della National Public Radio, paventando un qualche collegamento tra le due situazioni. E poi ancora, “I palestinesi sono rimasti in attesa mentre Israele distribuisce il vaccino Covid-19“, è stato pubblicato dall’Associated Press, che è stata ripresa da numerosi organi di stampa, tra cui PBS e Al Jazeera. Il famigerato Guardian ha invece optato per una lamentela nei confronti degli insediamenti, utilizzando il seguente titolo: “Palestinesi esclusi dall’introduzione del vaccino Covid israeliano mentre le dosi vanno ai coloni”. Il rimprovero poi continua nel sottotitolo: “I gruppi per i diritti umani accusano Israele di eludere gli obblighi verso gli abitanti dei territori occupati che potrebbero aspettare mesi per la vaccinazione”.

Ad una prima impressione, l’indignazione del Guardian farebbe immaginare atroci strategie di esclusione nei confronti dei palestinesi e invece a metà articolo si legge la seguente considerazione: «Nonostante il ritardo, l’Autorità Palestinese non ha ufficialmente chiesto aiuto a Israele. Il coordinamento tra le due parti si è interrotto lo scorso anno dopo che il presidente palestinese ha bloccato la collaborazione sulla sicurezza per diversi mesi».

In altre parole, i leader palestinesi si sono rifiutati di collaborare con Israele durante l’ordinazione dei vaccini e l’organizzazione della campagna di inoculazione del farmaco. In precedenza, persino il sito dell’ONU aveva pubblicato un articolo in cui invitava i palestinesi a collaborare con gli israeliani per l’ordinazione e la distribuzione del preparato farmaceutico. Per di più, la leadership palestinese ha affermato di aver preso accordi con Mosca per ricevere entro febbraio il vaccino Sputnik V sviluppato dagli scienziati russi.

Lo scorso maggio, una ONG ha accusato Israele di non aiutare i palestinesi. In risposta, lo Stato ebraico ha consegnato all’Alta Corte di Giustizia un lungo elenco di azioni intraprese, tra cui l’organizzazione di corsi di formazione per squadre di medici e tecnici di laboratorio, e la donazione di test per diagnosticare il Coronavirus.

Lo scorso mese, il ministro della Sanità Yuli Edelstein ha dichiarato al New York Times che è nell’interesse di Israele contribuire a fermare la diffusione del virus tra i palestinesi, aggiungendo di “non aver dubbi sul farlo”.

Inoltre, gli Accordi di Oslo, sebbene non siano un trattato di pace ufficiale, sono tuttavia considerati un concordato valido a livello internazionale tra Israele e i palestinesi e stabiliscono che l’Autorità Palestinese sia responsabile dell’assistenza sanitaria, comprese le vaccinazioni, dei palestinesi che risiedono in Giudea, Samaria e Gaza. L’Autorità Palestinese rispetta tali condizioni da quasi 30 anni e ciò è stato più volte ribadito anche dalla stampa internazionale che cita il Ministero della Salute di Gaza ogni qualvolta si verifichi uno scontro lungo il confine con Israele.

Un altro fatto che i giornali sopracitati non hanno comunicato esplicitamente riguarda le operazioni di vaccinazioni dei palestinesi che risiedono nella zona Est di Gerusalemme. Quest’ultimi sono cittadini israeliani ma residenti e in base agli Accordi di Oslo Israele ha la facoltà di somministrare loro delle cure. Per di più, i palestinesi over 60 di questa zona con una malattia cronica possono vaccinarsi negli studi medici di gruppo (HMO) del loro quartiere. Lo Stato ebraico sta inoltre pianificando la vaccinazione anche per i palestinesi che si trovano nelle prigioni israeliane.

Dunque, per restare nel concreto, è falso affermare che Israele abbia compiuto delle discriminazioni sanitarie nei confronti della popolazione palestinese o nei confronti di qualsiasi altro gruppo etnico-religioso. Al contrario, lo Stato ebraico sta cercando di incoraggiare la popolazione arabo-israeliana a farsi vaccinare.

«Queste cronache sono basate sulle bugie», ha dichiarato un portavoce del Ministero degli Esteri di Israele. «Tutti coloro che conoscono i fatti… sanno che la maggior parte delle analisi sui vaccini è molto, molto positiva».

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