WIZO: Molti ebrei europei hanno paura di dichiararsi sionisti

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di Ilaria Ester Ramazzotti

wizoSempre di più gli ebrei europei che provano paura nell’esprimere il loro sionismo. Ne hanno discusso lo scorso 19 gennaio a Tel Aviv le rappresentati europee della WIZO, l’organizzazione internazionale sionista delle donne, nel corso dell’annuale assemblea.

“C’è una pessima atmosfera intorno popolo ebraico – ha dichiarato Joelle Lezmi, presidente della WIZO francese -. Le persone non hanno il diritto di indossare la kippà o di mostrare il Maghen David. C’è solo spazio per dire che sono ebrei, ma dire ‘io sono un sionista’ è come una rivoluzione”.

Il nazionalismo ebraico è sempre meno accettato dalle società di Paesi come la Francia, il Belgio, la Germania e la Svezia. “Le persone si auto-censurano. Percepiscono l’antisemitismo, ma non reagiscono perché non si sentono sicure”, ha detto Susanne Sznajderman, presidente della WIZO in Svezia, che ha definito la leadership governativa del suo Paese “troppo debole su questo tema”. Inoltre, il riconoscimento da parte della Svezia di uno Stato palestinese al di fuori del quadro di una soluzione negoziata ha dato “il coraggio a coloro che sono violenti e ai musulmani nel nostro Paese di agire e – ha sottolineato – questa strategia è estremamente pericolosa”. A causa del clima in cui devono operare, ha aggiunto, molte organizzazioni ebraiche all’interno della sua comunità hanno evitato di programmare attività legate al sionismo, concentrandosi piuttosto sulla protezione di se stesse.

La presidente della WIZO in Belgio Vicky Hollander si è invece lamentata per il tenore con cui la stampa europea ha riportato notizie sul conflitto arabo-israeliano, tenore che può diventare un catalizzatore capace di provocare più violenza. “Abbiamo paura dei media – ha sottolineato -. Sappiamo che cosa possono fare. Con una parola rigirano il mondo”.

Su questa linea anche Diana Schnabel, presidente della WIZO tedesca. C’è poco interesse in Germania, da parte della stampa, nel riportare i progetti finalizzati alla coesistenza gestiti dalla sua organizzazione, che viene vista dai media tedeschi come parte del conflitto in Medio Oriente.

Come accade in Francia, anche in Germania si registra infine l’uso di una terminologia antisemita sempre più comune e accettata. Alla luce delle manifestazioni seguite all’attacco terroristico contro Charlie Hebdo, c’è da chiedersi  “se milioni di persone sarebbero scese nel piazza se le vittime fossero state ebree – ha concluso Schnabel -. E dobbiamo essere realisti”.

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