Ungheria, presunti contatti con l’Iran sull’attacco ai cercapersone di Hezbollah

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di Nina Prenda
A rivelarlo è il Washington Post, che afferma di aver ottenuto una trascrizione di una conversazione telefonica avvenuta il 30 settembre 2024 tra il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó e il suo omologo iraniano Abbas Araghchi. Durante il colloquio, Szijjártó avrebbe dichiarato che i servizi di intelligence ungheresi avevano già avviato contatti e che tutte le informazioni raccolte sulle indagini sarebbero state condivise con Teheran.

L’Ungheria avrebbe offerto all’Iran la propria disponibilità a condividere informazioni sensibili relative al mortale attacco con i cercapersone attribuito a Israele nel 2024 e diretto contro membri di Hezbollah, sollevando nuove perplessità sulla linea geopolitica di Budapest.

A rivelarlo è il Washington Post, che afferma di aver ottenuto una trascrizione di una conversazione telefonica avvenuta il 30 settembre 2024 tra il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó e il suo omologo iraniano Abbas Araghchi. Durante il colloquio, Szijjártó avrebbe dichiarato che i servizi di intelligence ungheresi avevano già avviato contatti e che tutte le informazioni raccolte sulle indagini sarebbero state condivise con Teheran. Secondo il quotidiano statunitense, il contenuto della trascrizione sarebbe stato verificato anche da un’agenzia di intelligence occidentale.

La comunicazione è avvenuta pochi giorni dopo l’esplosione simultanea di migliaia di cercapersone utilizzati dai componenti di Hezbollah in Libano, un attacco che il 17 settembre ha causato almeno 12 morti e circa 3.000 feriti. L’episodio aveva già attirato l’attenzione internazionale sull’Ungheria, dopo che una società taiwanese indicata come produttore dei dispositivi aveva sostenuto che questi fossero stati assemblati da un’azienda ungherese su licenza.

Nella conversazione, Szijjártó avrebbe cercato di prendere le distanze dall’accaduto, affermando che i dispositivi “non sono stati prodotti in Ungheria, non sono mai stati in Ungheria e nessuna azienda ungherese è mai stata fisicamente coinvolta”. Abbas Araghchi, da parte sua, avrebbe espresso apprezzamento per la collaborazione, dichiarandosi “molto grato per tutto ciò che è stato fatto”.

L’episodio appare tuttavia in contrasto con la linea ufficiale di Budapest, tradizionalmente considerata tra i più solidi sostenitori di Israele all’interno dell’Unione europea. Nel corso degli anni, l’Ungheria ha spesso sostenuto le posizioni israeliane in sede internazionale, mantenendo al contempo rapporti stretti con Washington e con la leadership israeliana.

Più recentemente, il primo ministro Viktor Orbán ha ricevuto un sostegno esplicito dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, che lo ha definito “una roccia” durante un incontro ufficiale. Anche il vicepresidente statunitense JD Vance ha espresso pubblicamente appoggio al leader ungherese durante una visita a Budapest, intervenendo a una manifestazione elettorale.

Un ex funzionario della Casa Bianca, citato dal Washington Post, ha osservato che l’iniziativa ungherese potrebbe essere stata motivata dal tentativo di ridurre le tensioni con Teheran dopo l’attacco, pur apparendo in apparente contraddizione con la politica filo-israeliana dichiarata da Budapest.

“L’Ungheria è tra i Paesi europei più vicini a Israele sul piano politico. È uno dei pochi Stati membri che tende a votare con Stati Uniti e Israele quando gran parte dell’Europa si astiene”, ha dichiarato la fonte.

Il rapporto sottolinea inoltre come la vicenda abbia destato preoccupazione tra diversi funzionari occidentali, soprattutto alla luce dei rapporti mantenuti da Budapest con la Russia (alleata strategica dell’Iran) delineando un quadro diplomatico sempre più complesso per il governo ungherese.