Tombe tedesche con svastiche e dediche a Hitler in un cimitero militare americano

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di Paolo Castellano
Due lapidi con incise svastiche e dediche a Hitler sono state scoperte nel cimitero militare San Antonio della base di Fort Sam Houston in Texas. A segnalare il caso un’associazione che difende la libertà religiosa all’interno delle forze militari statunitensi. L’11 maggio, la Military Religious Freedom Foundation ha chiesto infatti la rimozione delle lapidi dei prigionieri di guerra tedeschi su cui sono incisi dei simboli nazisti.

Anche se non c’è stata ancora nessuna replica, l’eventuale rimozione potrà essere concessa solamente dall’amministrazione dei veterani. Le due stele si trovano tra altre 140 pietre tombali dei soldati che fecero la seconda guerra mondiale.

Come riporta JTA, sulle lastre di pietra sotto accusa si nota chiaramente una croce tedesca con una svastica al suo interno. Inoltre sono leggibili le seguenti parole: «È morto lontano dalla sua casa per il Führer, il popolo e la patria». Dunque un inno al nazifascismo e ad Adolf Hitler.

Inoltre, non è chiaro perché queste due lapidi, in mezzo ad altre 132 tedesche, conservino ancora delle iscrizioni naziste. Entrambi i soldati nazisti morirono nel 1943. In 46 cimiteri militari degli Stati Uniti  sono sepolti circa 860 prigionieri di guerra tedeschi.

Il fondatore della Military Religious Freedom Foundation, Mikey Weinstein, ha dichiarato che nelle scorse settimane la sua associazione ha ricevuto delle segnalazioni da persone che hanno visitato il cimitero di San Antonio. Un alto ufficiale militare in pensione avrebbe denunciato il caso a Weinstein. Ora l’associazione per la libertà religiosa sta lavorando per far rimuovere le svastiche e le dediche a Hitler dalle tombe.

«Alcuni di loro sono sepolti con i nostri morti di guerra, questo fatto è spiazzante», ha sottolineato Weinstein sul caso delle lapidi naziste. »Non è ammissibile che ci sia una svastica su quella tomba». Per il momento, il Dipartimento degli Affari dei Veterani degli Stati Uniti d’America non ha replicato alle accuse della Military Religious Freedom Foundation.

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