Riunito il mondo sefardita

Mondo

Decine di persone provenienti da tutto il mondo sefardita, arrivate da Istanbul e Marsiglia, San Paolo e Madrid, Tel Aviv, Gerusalemme si sono incontrate a Livorno per celebrare l’eredità culturale sefardita.
Tripolini da Roma, milanesi di Aleppo, e tanti, con antiche origini livornesi: nonni e bisnonni passati tra Settecento e Novecento dal porto toscano che garantiva libertà, o provenienti dalle colonie ebraiche livornesi, come Tunisi e a Salonicco.
Così, il convegno sul Giudeo-Spagnolo, organizzato dalla Comunità ebraica di Livorno, dalla National Authority per il Ladino di Gerusalemme e dalla casa editrice Salomone Belforte & C., è diventato una festa della memoria, delle tradizioni, del cibo e dei rapporti di amicizia che si sono intessuti durante lo shabbat, nel corso di cene conviviali in cui canti e racconti in ladino si intrecciavano tra i tavoli, e durante la serata conclusiva in cui un pubblico foltissimo ha applaudito le antiche arie livornesi eseguite dai cori Bolaffi di Firenze e Ventura di Livorno, diretti dai maestri David Liscia e Paolo Filidei, e i canti sefarditi di Miriam Meghnagi.

Al tavolo dei conferenzieri si sono alternati i maggiori studiosi al mondo del Ladino.
Itzhak Navon, primo presidente sefardita dello Stato d’Israele, ha delineato le caratteristiche dell’ebraismo di origine spagnola. David Cassuto ha mostrato gli aspetti architettonici tipici delle sinagoghe di origine iberica in Italia. Michele Luzzatti, David Bunis, Dov Hacohen, Arthur Kiron, da diverse prospettive, hanno sottolineato l’importanza di Livorno come centro nevralgico di incontro degli ebrei sefarditi e di sviluppo dell’editoria in ebraico e in Ladino. Alisa Ginio-Meyuhas e Matilde Cohen Sarano hanno parlato del Meam Loèz, il primo commento in Ladino alla Torah, e della sua influenza sui racconto popolare.
Isaac Jerusalmi ha approfondito il tema della diffusione dell’insegnamento di Isaac Luria e Haim Vital attraverso l’antico testo in ebraico e ladino Shivè ha-Ari.
Maria Mayer Modena, Yaakov Bentolila, Gabriele Bedarida hanno aperto una finestra sulle declinazioni locali del Ladino: il Giudeo-Italiano, l’Hakitia (il Giudeo-Spagnolo-Marocchino), il Bagitto (parlato a Livorno), sugli intrecci linguistici con gli idiomi locali, regalando al pubblico anche momenti di divertimento e insieme nostalgia, nel riascoltare espressioni colorite ormai in gran parte scomparse.
Ariel Toaff ha poi sviluppato il tema della cucina ebraico-spagnola-portoghese, della sua peculiarità e della sua funzione di diffusione culturale nei paesi della diaspora sefardita, della ricchezza e varietà del “mangiare alla giudìa”.
Numerosi gli interventi, infine, delle varie testate giornalistiche in Ladino (Kol Israel, Radio Exterior, La Lettre Sépharade, Shalom Newspaper, Los Muestros).

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