di Nina Deutsch
Il sindaco di New York City ha proposto un aumento di quasi nove volte dei fondi per la prevenzione dei crimini d’odio, portando il budget a 26 milioni di dollari nel bilancio da 124,7 miliardi. La misura arriva in un contesto di forte tensione in città, segnato da proteste anti-israeliane e scontri nei quartieri a maggioranza ebraica. L’iniziativa conferma una promessa elettorale rivolta anche agli elettori ebrei, mentre restano critiche e divisioni sulla gestione del tema antisemitismo e sulla destinazione dei fondi.
Il sindaco di New York City, Zohran Mamdani, ha annunciato un incremento di quasi nove volte dei fondi destinati alla prevenzione dei crimini d’odio, all’interno della proposta di bilancio presentata martedì. La misura conferma una promessa fatta in campagna elettorale e ritenuta centrale per rafforzare il sostegno degli elettori ebrei, preoccupati dalle sue posizioni su Israele. Il budget dell’Ufficio per la prevenzione dei crimini d’odio salirà così a 26 milioni di dollari per l’anno fiscale 2027, dentro una manovra complessiva da 124,7 miliardi.
Un clima di tensione
La proposta arriva in un contesto di crescente tensione, alimentato dalle proteste anti-israeliane che attraversano la città. A New York e nei quartieri circostanti, il clima appare sempre più teso. Negli ultimi mesi, gruppi radicali e manifestanti vicini ad Hamas hanno intensificato le proteste nelle aree a forte presenza ebraica di Manhattan, Brooklyn e Queens, con slogan ostili a Israele e alla comunità ebraica.
In diversi casi, ebrei ortodossi riconoscibili dalla kippah hanno reagito direttamente alle provocazioni. Scene che, per alcuni, rappresentano un segnale di resistenza, ma che restano episodi isolati, spontanei e poco coordinati. Per questo cresce la richiesta di misure più strutturate e preventive, considerate sempre più necessarie per evitare un ulteriore deterioramento della situazione.
L’ultimo episodio contro gli ebrei di New York City
L’episodio più recente risale a lunedì sera, quando manifestanti filo-palestinesi hanno sfilato davanti a una sinagoga di Brooklyn, a New York City, nel quartiere di Midwood, caratterizzato da una forte presenza della comunità ebraica ortodossa. Durante il corteo sono stati scanditi diversi slogan, tra cui appelli alla “rivoluzione dell’Intifada”.
La protesta era diretta contro un evento dedicato alla vendita di immobili negli insediamenti israeliani considerati illegali nella Cisgiordania occupata. I manifestanti filo-palestinesi hanno contestato l’iniziativa, sostenendo che riguardasse terreni palestinesi sottratti illegalmente.
Alla manifestazione si è poi aggiunto un gruppo di contro-manifestanti filo-israeliani, molti dei quali adolescenti. La polizia è intervenuta per separare i due schieramenti, e il dipartimento di polizia di New York ha segnalato quattro arresti, tra cui due adolescenti ebrei.
Le rassicurazioni del sindaco
Sul tema dell’aumento dei fondi per la prevenzione dei crimini d’odio, il primo cittadino ha spiegato che «si tratta di investimenti e programmi che hanno già dimostrato la loro efficacia». «Troppo spesso – ha aggiunto – la risposta a un crimine d’odio arriva solo dopo che è stato commesso. Noi vogliamo invece lavorare anche sulla prevenzione. Gli ebrei newyorkesi sono una minoranza nei cinque distretti della città, ma rappresentano la maggior parte delle vittime di crimini d’odio a New York City».
L’obiettivo dell’amministrazione cittadina non è quindi solo reagire agli episodi già avvenuti, ma rafforzare le politiche preventive. Questo lavoro sarà affiancato dall’ufficio del sindaco per il contrasto all’antisemitismo, che ha avviato un tour di ascolto per costruire il primo approccio municipale strutturato contro l’antisemitismo in città.
Rapporti tesi con la comunità ebraica
Tuttavia, da quando si è candidato alle elezioni lo scorso anno, Mamdani ha mantenuto rapporti tesi con diversi leader della comunità ebraica cittadina. È stato criticato per alcune dichiarazioni e posizioni controverse, comprese le sue critiche a Israele.
Secondo i detrattori, la sua attenzione alla sicurezza dei cittadini ebrei sarebbe rimasta soprattutto formale, limitandosi a dichiarazioni concilianti arrivate solo dopo l’attenuarsi delle tensioni. Come già osservava nei mesi scorsi Michael Goodwin, opinionista del New York Post, fin dall’inizio del suo mandato sarebbe emersa una progressiva riduzione delle politiche antidiscriminatorie a tutela della storica comunità ebraica di New York City. Alcuni manifestanti filo-Hamas presenti in città, secondo questa lettura, ritengono che le loro azioni contro la comunità ebraica siano tollerate o addirittura incoraggiate.
Perplessità sulla destinazione dei fondi
Come riporta il Forward, i 26 milioni di dollari destinati all’Ufficio per la prevenzione dei crimini d’odio rappresenterebbero un’espansione significativa di un’agenzia creata nel 2019 per contrastare antisemitismo e altre forme di odio, oggi dotata di circa 3 milioni di dollari annui.
L’ufficio ha un mandato trasversale su tutti i crimini d’odio e Mamdani non ha specificato quale quota dei nuovi fondi sarà destinata in modo diretto alla lotta contro l’antisemitismo. Secondo il Dipartimento di Polizia di New York, nel 2025 gli episodi di antisemitismo hanno rappresentato il 57% di tutti i crimini d’odio denunciati. Un dato che si inserisce in un quadro complesso: l’Anti-Defamation League ha registrato un calo del 19% degli episodi rispetto all’anno precedente, ma il 2025 resta comunque tra gli anni con i livelli più alti.
Il sindaco ha comunque precisato che la maggior parte delle risorse servirà ad ampliare programmi già esistenti e considerati efficaci, insieme al lancio della prima strategia municipale globale contro l’antisemitismo previsto per l’autunno.
Gran parte dei fondi attuali viene destinata al programma Community Project Grants to Prevent and Address Bias and Hate, sviluppato con la Commissione per i Diritti Umani di New York, che finanzia iniziative comunitarie fino a 10.000 dollari. Un portavoce del Comune ha spiegato che la distribuzione dei nuovi fondi è ancora in fase di definizione.
Un’iniziativa accolta positivamente
L’aumento del budget è stato accolto positivamente da diverse organizzazioni. La proposta ricalca infatti un piano promosso dal Jews For Racial & Economic Justice (JFREJ), che aveva sostenuto Mamdani durante la campagna elettorale. Il progetto prevedeva tra i 26 e i 30 milioni di dollari per strumenti di prevenzione come sistemi di segnalazione più ampi, relazioni comunitarie e programmi di formazione contro i pregiudizi.
«È una grande vittoria», ha dichiarato Audrey Sasson, direttrice esecutiva del gruppo –. L’amministrazione Mamdani ha alzato l’asticella sul modo in cui affrontare seriamente antisemitismo e violenza d’odio».
Parole positive sono arrivate anche da alcuni esponenti politici ebraici, tra cui Brad Hoylman-Sigal, presidente del distretto di Manhattan, che ha parlato di «promesse mantenute». Anche il deputato Dan Goldman ha definito i fondi uno strumento importante per la sicurezza dei cittadini, come riferito dal Forward.
Consensi sono arrivati infine da diverse organizzazioni ebraiche, inclusi leader chassidici delle comunità Satmar, l’Anti-Defamation League e il New York Jewish Agenda, che hanno accolto favorevolmente l’iniziativa.
Resta però aperto un punto politico: la strategia di prevenzione dell’amministrazione non include misure specifiche in risposta alle proteste davanti alle sinagoghe, dove in alcuni casi si sono verificati slogan e manifestazioni considerate da molti come provocatorie. E questa rimane una pagina aperta.



