Julie Menin

New York, Julie Menin eletta speaker del Consiglio comunale: è la prima ebrea

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di Davide Cucciati
Il voto, 51 a 0, porta alla guida dell’aula una democratica moderata che può essere un contrappeso politico al sindaco Zohran Mamdani. Nei giorni scorsi, Menin ha criticato la scelta del sindaco di revocare alcuni ordini esecutivi della precedente amministrazione, legati al contrasto dell’antisemitismo, e ha indicato l’obiettivo di trasformare alcune tutele (come la tutela dei luoghi di culto) in provvedimenti comunali, così da renderle più stabili nel tempo.

Mercoledì 7 gennaio 2026, il Consiglio comunale di New York ha eletto all’unanimità Julie Menin come speaker (una figura paragonabile al presidente del Consiglio comunale nelle amministrazioni italiane ma con poteri politici più ampi) dell’assemblea cittadina. Il voto, 51 a 0, porta alla guida dell’aula una democratica moderata che può essere un contrappeso politico al sindaco Zohran Mamdani.

Menin, 58 anni, è la prima ebrea a ricoprire la predetta carica nella storia del Consiglio. Figlia e nipote di sopravvissuti alla Shoah, rappresenta dal 2022 il Distretto 5, che include parte dell’Upper East Side e Roosevelt Island, ed è membro del Jewish Caucus (il gruppo dei consiglieri attivi sui temi della comunità ebraica). Nel discorso di accettazione, la speaker democratica ha intrecciato la memoria familiare con una lettura del presente, ricordando sia la ricerca di rifugio a New York dopo la persecuzione nazista, sia il proprio impegno contro l’islamofobia nella città dopo l’11 settembre 2001. Il passaggio più politico del suo intervento, secondo il Times of Israel, ha puntato sulla portata simbolica della contemporaneità tra due primati istituzionali: “Viviamo in un’epoca in cui il primo sindaco musulmano di New York e la prima speaker ebrea di questo Consiglio servono nello stesso mandato amministrativo; questo momento è davvero storico. Siamo un’unica città, indipendentemente dalla religione che pratichiamo o dalla lingua che parliamo”.

Nei giorni scorsi, secondo quanto riportato dalla stampa statunitense, Menin ha criticato la scelta del sindaco di revocare alcuni ordini esecutivi della precedente amministrazione, legati al contrasto dell’antisemitismo, e ha indicato l’obiettivo di trasformare alcune tutele (come la tutela dei luoghi di culto) in provvedimenti comunali, così da renderle più stabili nel tempo.

La vicenda offre anche una chiave di lettura più ampia sulle diverse anime del Partito Democratico nelle grandi metropoli americane. Sotto la stessa etichetta convivono un’area moderata e istituzionale, di cui Menin è espressione, e una leadership più identitaria e radicale che a New York si concentra attorno al nuovo sindaco. In questo quadro, il Consiglio comunale diventa il luogo in cui le differenze politiche e culturali devono trasformarsi in scelte concrete di governo urbano, sicurezza, convivenza e protezione delle minoranze religiose.

Durante la seduta è intervenuto anche Joseph Potasnik, vicepresidente esecutivo del Consiglio rabbinico di New York, proponendo una metafora: in medicina, “menin” è il nome di una proteina che contribuisce a sopprimere alcune patologie. Un’immagine per evocare la necessità di fermare la diffusione della “malattia” dell’odio verso l’altro.

Resta infine una cautela utile anche per il lettore italiano: New York non è la cartina tornasole degli Stati Uniti d’America, così come Milano non basta a raccontare l’Italia. È un laboratorio mediatico di primo piano che resta comunque una città con una composizione sociale e una cultura politica specifiche. La sfida sarà trasformare il simbolo in provvedimenti in grado di incidere sulla città, l’eterna sfida di ogni amministrazione locale a tutte le latitudini.