20 anni fa il linciaggio di Ramallah e l’inizio della seconda Intifada

Mondo

di Paolo Castellano
Vent’anni fa, a Ramallah, una folla palestinese uccise e poi infierì sui cadaveri di due autisti israeliani che erano in custodia in una stazione di polizia. Emmanuel Nahshon, ambasciatore d’Israele in Belgio e Lussemburgo, ha ricordato su Twitter il linciaggio palestinese, invocando più impegno nel combattere – anche e soprattutto oggi – il terrorismo palestinese, affinché nessun altro cittadino israeliano possa essere vittima di una tale ferocia.

«I riservisti dell’IDF Vadim Nurzhitz e Yossi Avrahami, che si erano persi nelle vicinanze di Ramallah, furono massacrati brutalmente all’interno di una stazione di polizia dell’Autorità Palestinese da una folla invasata», ha ricordato l’ambasciatore israeliano.

«Questo è stato il primo massacro compiuto dai palestinesi durante gli anni dopo gli Accordi di Oslo. La ferocia e la complicità dell’Autorità Palestinese scioccarono tutti gli israeliani. Questo fu l’inizio della Seconda Intifada, che finì nel 2005 e costò le vite di oltre 1000 israeliani».

Come riporta Israel National News, l’ambasciatore Nahshon ha poi ricordato la morte di due suoi stretti collaboratori, assassinati dal terrorismo palestinese. Nella parte finale del messaggio Twitter, il diplomatico ha poi ribadito l’importanza della memoria dei caduti per costruire un mondo migliore e pacificato: «Vent’anni dopo, è ancora necessaria un’estrema vigilanza di fronte al terrorismo palestinese, il finanziamento dei terroristi e l’incitamento all’odio. Il mio ricordo va alle famiglie in lutto e agli amici delle vittime del terrore palestinese. Non saranno mai dimenticati».

Il linciaggio di Ramallah del 12 ottobre 2000

Nel 1993 a Washington, di fronte alla Casa Bianca, Yitzhak Rabin e Yasser Arafat firmarono gli Accordi di Oslo con la promessa di stabilizzare le relazioni diplomatiche tra Israele, mondo arabo e la leadership palestinese. Per un periodo si credette che un dialogo potesse davvero avvenire. Le speranze vennero definitivamente frantumate il 12 ottobre del 2000, quando furono diffuse le immagini dell’uccisione di due israeliani a Ramallah, decretando l’inizio di una nuova ondata di violenza palestinese, denominata Seconda Intifada.

Vadim Nurzhitz e Yossi Avrahami, i nomi delle vittime israeliane. I due uomini erano riservisti dell’esercito israeliano e in quel periodo lavoravano come autisti. A causa di un errore di percorso, non si fermarono a un posto di blocco della polizia dell’Autorità Palestinese. Per questo motivo vennero arrestati e condotti a Ramallah, in una stazione di polizia per ulteriori chiarimenti e interrogatori.

Quando si sparse la voce che i poliziotti avessero arrestato due israeliani, un migliaio di palestinesi accerchiarono l’edificio, urlando slogan di morte nei confronti dei riservisti. Poco dopo, un gruppo di dimostranti assaltò la stazione di polizia, riuscendo a penetrare nel locale in cui gli israeliani si trovavano in custodia. Fu un massacro. I due uomini vennero uccisi sul momento e i carnefici mostrarono alla finestra le mani imbrattate di sangue. I cadaveri vennero poi gettati dalla finestra e lasciati in preda alla pazzia omicida della folla che ridusse in brandelli le spoglie.

Il massacro di Ramallah venne filmato da una troupe di Mediaset e le immagini fecero il giro del mondo. Anche la RAI mandò in onda il video, innescando qualche giorno dopo una polemica sul suo giornalista Riccardo Cristiano. Il 16 ottobre il cronista RAI inviò una lettera all’organo ufficiale dell’Autorità Palestinese, Al-Hayat al-Jadida, in cui sostanzialmente si scusava per aver messo in cattiva luce la dirigenza palestinese con il video del linciaggio e prometteva un totale appoggio alle direttive dell’Autorità Palestinese.

Le immagini girate da Mediaset servirono a identificare i responsabili del massacro. Uno degli assassini, Aziz Salha, venne arrestato e condannato all’ergastolo. Ciononostante, nel 2011 l’Autorità Palestinese ha deciso di rilasciarlo. Salha non si è mai pentito del suo gesto.

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