Il Museo della Shoah a Riga

Lettonia, a rischio il museo della Shoah per problemi contrattuali con il Comune di Riga

Mondo

di Ilaria Ester Ramazzotti
Nella città di Riga, capitale della Lettonia, dal 2010 è aperto il locale museo della Shoah, con nove mostre permanenti e un centro educativo, che ha già ricevuto quasi 200 mila visitatori da tutto il mondo. Gestito dall’associazione Shamir, unitamente all’area storica del vecchio ghetto, potrebbe rischiare di chiudere a causa di un nuovo contratto di locazione proposto dal consiglio comunale di Riga. Ne parla questa settimana il Jerusalem Post.

“Dopo aver esaminato tutti i documenti, abbiamo scoperto alcune novità che non erano presenti nelle versioni precedenti dell’accordo” di locazione con il Comune, ha fatto sapere il rabbino Menachem Barkahan, a capo dell’associazione Shamir. “A nostro avviso, l’attuale versione del contratto mette a repentaglio il futuro del museo. L’atto potrebbe essere risolto in qualsiasi momento, se il Comune decidesse di vendere la proprietà o semplicemente di espropriare il museo”, ha sottolineato Barkahan. Inoltre, ha continuato il rabbino, il consiglio comunale di Riga non ha lasciato il tempo di negoziare adeguatamente un nuovo contratto: “La bozza ci è stata inviata solo giovedì 19 novembre, poco prima della scadenza contrattuale prevista per lunedì 23 novembre”.

Più nel dettaglio, la questione ruota attorno a tre clausole. La prima prevede che il contratto di locazione possa essere dichiarato nullo qualora il Comune decidesse di vendere la proprietà immobiliare relativa al museo. L’atto consente inoltre al governo locale di annullare il contratto non appena necessiti del terreno. Infine, permette al consiglio comunale di imporre dei gravami sulla proprietà senza il consenso del museo.

Ciò consentirebbe al Comune di abbattere un muro che commemora le 70 mila vittime lettoni della Shoah e i 25 mila ebrei portati dai nazisti nel ghetto di Riga. Al posto del muro, in particolare, si potrebbe decidere di far passare una strada, a seguito di una vecchia diatriba legale ancora in corso con i residenti della zona.