Governo dell'Autorità palestinese

L’AP redige una costituzione, omette i legami ebraici con Gerusalemme e chiede sistema giuridico della Sharia

Mondo

di Nina Prenda

L’Autorità Palestinese ha compiuto un passo politico di forte valenza simbolica pubblicando, su impulso diretto del presidente Mahmoud Abbas, la bozza di Costituzione di un futuro Stato di Palestina. L’annuncio è arrivato all’inizio della settimana attraverso l’agenzia ufficiale WAFA, aprendo immediatamente un fronte di critiche e interpretazioni, dentro e fuori i Territori.

Il testo, visionato anche dal Jerusalem Post, dedica uno dei passaggi più sensibili – l’articolo III – alla definizione di Gerusalemme, proclamata “capitale dello Stato di Palestina” e descritta come centro politico, spirituale, culturale ed educativo, nonché simbolo nazionale. La città viene presentata come spazio da preservare nel suo “carattere religioso”, con esplicito riferimento alla tutela dei santuari islamici e cristiani. Colpisce, tuttavia, l’assenza totale di qualsiasi richiamo ai legami storici e religiosi ebraici con Gerusalemme, una omissione che rischia di alimentare ulteriori frizioni diplomatiche.

Lo stesso articolo stabilisce che ogni iniziativa volta a modificare l’identità storica o giuridica della città sia da considerarsi nulla ai sensi del diritto internazionale, rafforzando una linea di rigida contestazione verso Israele.

Islam religione di Stato e Sharia come fonte primaria

La bozza costituzionale chiarisce fin dalle prime pagine l’impianto religioso dello Stato immaginato. L’articolo IV designa l’Islam come religione ufficiale e individua nei principi della Sharia islamica la “fonte primaria della legislazione”. Al cristianesimo viene riconosciuto uno status speciale, con diritti garantiti, ma nel testo non compare alcun riferimento all’ebraismo né al popolo ebraico.

Il giuramento del presidente, previsto dall’articolo LXXVI, dovrà avvenire “in nome di Dio Onnipotente”, mentre le controversie legate alla Sharia saranno affidate, secondo l’articolo CXXXII, a tribunali religiosi competenti.

Accanto a questo impianto, la bozza afferma principi di uguaglianza formale e libertà di credo. L’articolo XXVII vieta discriminazioni basate su religione o convinzioni personali, mentre l’articolo XXXVII garantisce la libertà di praticare i riti religiosi e di istituire luoghi di culto per le religioni monoteistiche. Anche in questo caso, l’assenza di ogni menzione esplicita dell’ebraismo resta un elemento politicamente rilevante.

Identità araba e ruolo centrale dell’OLP

Sul piano identitario, l’articolo I definisce la Palestina come parte integrante della “patria araba” e ribadisce che il popolo palestinese appartiene alla nazione araba. L’articolo XI conferma inoltre l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina come unico rappresentante legittimo del popolo palestinese, status rivendicato sin dal vertice della Lega Araba del 1974 a Rabat.

Welfare ai “martiri” e l’ombra del “pay-for-slay”

Uno dei passaggi più controversi è l’articolo XXIV, che impegna lo Stato a garantire protezione e assistenza alle famiglie dei “martiri”, dei feriti e dei prigionieri, nonché di coloro che sono stati rilasciati dalle carceri israeliane. Una formulazione che, di fatto, istituzionalizza la prosecuzione della politica nota come “pay-for-slay”, da anni al centro delle critiche internazionali perché prevede sussidi economici alle famiglie di terroristi condannati o sospetti tali.

La linea viene rafforzata dall’articolo XLIV, che parla di cure complete e sostegno materiale per queste famiglie, nel nome della “dignità nazionale”. Parallelamente, il testo invoca l’azione giudiziaria contro gli autori dei crimini, in una formulazione che resta volutamente ambigua.

Forze di sicurezza e stop alle milizie irregolari

Il capitolo dedicato alla sicurezza delinea un apparato statale centralizzato. Le forze di sicurezza sono definite come strutture regolari, soggette all’autorità civile e a controllo democratico, con il compito di difendere la patria e mantenere l’ordine pubblico. È prevista la neutralità politica degli apparati e il divieto assoluto per i loro membri di aderire a partiti o movimenti politici.

La bozza vieta esplicitamente la creazione di milizie o gruppi armati al di fuori delle forze statali, un passaggio che sembra rivolto tanto alle fazioni interne quanto ai gruppi armati non riconosciuti.

Un preambolo di accusa e rivendicazione

Il preambolo della Costituzione adotta un linguaggio fortemente politico, denunciando “occupazione coloniale”, “pulizia etnica”, espansione degli insediamenti e “genocidio” in corso a Gaza e in Cisgiordania. Il testo si presenta come il ponte tra un presente “assediato” e un futuro di sovranità, democrazia e stato di diritto, rivendicando la continuità della lotta palestinese e degli sforzi diplomatici compiuti negli ultimi decenni.

Hamas all’attacco: “Una costituzione senza legittimità”

Non sono mancate le reazioni critiche, a partire da Hamas. Il dirigente Bassem Naim ha definito la bozza una violazione dei diritti del popolo palestinese, accusando la leadership di Ramallah di cercare una via di salvezza politica mentre la storia procede in altra direzione. Secondo Naim, un popolo sotto occupazione non scrive costituzioni, ma documenti di liberazione “scritti nel sangue e nell’unità”.