La memoria in ostaggio: il 7 ottobre riscritto dagli studenti propal

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di Pietro Baragiola
“Siamo inorriditi dalle iniziative organizzate dai manifestanti propal intorno all’anniversario del 7 ottobre” ha affermato Casey Babb, esperto di sicurezza nazionale e senior fellow del Macdonald-Laurier Institute. “Eventi di questo tipo vengono percepiti da noi ebrei come raduni celebrativi per onorare i nostri assassini e tutto ciò è inaccettabile.”

Mentre Israele e le comunità ebraiche di tutto il mondo hanno reso omaggio al terzo anniversario del 7 ottobre 2023, in decine di città quella stessa data è diventata occasione per manifestazioni e proteste dedicate alla causa palestinese, in alcuni casi accompagnate persino da slogan apertamente celebrativi dell’attacco di Hamas.

“Questa battaglia ormai non riguarda più soltanto il significato politico del conflitto, ma la memoria stessa di quella giornata” afferma il rapporto del Ministero Israeliano per gli Affari della Diaspora, intitolato Global Protests: October 7, che ha censito ben 262 manifestazioni in 37 Paesi, comprese diverse iniziative legate al mondo universitario.

Il rischio denunciato dal rapporto è quello di un “secondo rapimento”. Non più degli israeliani ma della memoria di ciò che è avvenuto quel giorno: “a poco a poco l’intera giornata viene sottratta al ricordo delle vittime e riletta attraverso il concetto errato di ‘resistenza propal’”.

Le manifestazioni da Toronto a Londra

Tra le manifestazioni presenti nel rapporto e che più hanno attirato l’attenzione vi è il raduno studentesco “Honoring Our Martyrs” organizzato a Toronto e che come slogan presenta la frase “tre anni di genocidio”, per ricordare le vittime palestinesi del conflitto a Gaza.

La scelta di organizzare questa iniziativa proprio nell’anniversario del massacro ha scatenato la reazione immediata di diversi membri della comunità ebraica tra cui Jay Solomon, CEO di Hillel Ontario: “non esiste alcuna giustificazione per onorare coloro che hanno assassinato, torturato e rapito persone innocenti.”

Intanto, a Londra, l’annuncio di una marcia interuniversitaria svoltasi in occasione dell’anniversario, descrive il 7 ottobre come “la forma più recente di genocidio inflitto al popolo palestinese”. Il giorno dell’attacco di Hamas viene così reinterpretato dagli organizzatori solamente partendo dalla sofferenza dei civili palestinesi e tenendo le vittime israeliane ai margini della narrazione.

Per quanto possa sembrare scandaloso tutto questo, è bene ricordare che non è un fenomeno che si è verificato solo quest’anno.

Durante il primo anniversario del 7 ottobre, infatti, l’Anti-Defamation League ha indetto una riunione alla Columbia University di New York per documentare la vasta diffusione della politica anti-israeliana. In questa occasione, i portavoce dell’ADL hanno mostrato a tutti i presenti un cartello con la scritta “Long Live the Al-Aqsa Flood; Glory to the Resistance”.

“Siamo inorriditi dalle iniziative organizzate dai manifestanti propal intorno all’anniversario del 7 ottobre” ha affermato Casey Babb, esperto di sicurezza nazionale e senior fellow del Macdonald-Laurier Institute. “Eventi di questo tipo vengono percepiti da noi ebrei come raduni celebrativi per onorare i nostri assassini e tutto ciò è inaccettabile.”

Il richiamo alla Shoah

Un caso che è diventato particolarmente rappresentativo di questa sovrascrittura della storia è quello verificatosi il 6 ottobre all’Università di Toronto dove alcuni gruppi studenteschi hanno organizzato negli spazi comuni del campus la proiezione di The Gaza Ghetto Uprising, un video-saggio di Adi Callai.

Il titolo richiama inevitabilmente la rivolta del Ghetto di Varsavia del 1943, durante la quale gli ebrei rimasti insorsero contro i nazisti, durante la deportazione verso i campi di concentramento.

“Applicare questa simbologia al 7 ottobre significa associare l’attacco di Hamas alla resistenza ebraica contro lo sterminio nazista”, ha spiegato Solomon. “Un parallelismo che entra direttamente su uno dei terreni più discussi del dibattito contemporaneo sull’antisemitismo.”

La definizione stabilita dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) indica infatti come possibile esempio il paragone tra la politica contemporanea di Israele e quella dei nazisti, precisando che le critiche rivolte allo Stato ebraico analoghe a quelle indirizzate a qualsiasi altro Paese non possono essere considerate antisemite.

La questione assume una gravità maggiore proprio nell’anniversario del giorno in cui 1.200 persone sono state uccise e 251 sono state rapite da Hamas.  Per questo, secondo chi contesta queste iniziative, utilizzare il 7 ottobre per ricordare esclusivamente le vittime palestinesi o utilizzare il linguaggio della “resistenza” non rappresenta soltanto una diversa lettura del conflitto ma rischia di modificare il significato attribuito a quella data.

“È qui che il concetto di memoria in ostaggio acquista il suo significato più concreto” ha concluso Solomon. “La nostra critica non riguarda il diritto di manifestare contro Israele o di ricordare i civili palestinesi morti a Gaza, ma la scelta di far scomparire dal racconto del 7 ottobre le vittime di quel giorno. Questo inevitabilmente non cambierà soltanto il giudizio sulla guerra che ne è seguita ma la storia stessa di ciò che è avvenuto. “