Il Circo Barnum del negazionismo

Mondo

di Enrico Deaglio

Prendete l’ultimo caso. C’è un matematico, Piergiorgio Odifreddi da Cuneo, diventato uno degli autori di bestseller italiani, quasi una star. È uno scienziato, non crede in Dio, è anticlericale, guru dell’estrema sinistra, polemizza con Joseph Ratzinger (che gli risponde), viene addirittura candidato, (dal Movimento Cinque Stelle), alla presidenza della Repubblica. Lui è scevro da pregiudizi, e fa i calcoli. Secondo i suoi calcoli, i morti provocati dai raid israeliani contro i Territori palestinesi sono “dieci volte superiori” agli uccisi alle Fosse Ardeatine. E si chiede, pensieroso e pieno di comprensione per il povero Erich Priebke: «A quando dunque un tribunale internazionale per processare e condannare anche Netanyahu e i suoi generali?». Alle elementari ci insegnavano che non si può sommare le mele con le pere, ma il matematico Odifreddi non se lo ricorda.

E questa è la prima; c’è un piccolo scandalo per questa sua uscita, ma il matematico che è uomo di spettacolo e di sondaggi sulla propria popolarità (oltre che di una vanità patologica) deve aver considerato che su quel terreno conviene insistere. Ed eccolo qui, recentissimo, che risponde a un utente del suo blog: «Sono “vicino” alle sue posizioni su Norimberga quando afferma: “Il processo è stata un’opera di propaganda”». Per poi concludere: «Non entro nello specifico delle camere a gas, perché di esse so appunto soltanto ciò che mi è stato fornito dal ‘ministero della propaganda’ alleato nel dopoguerra, e non avendo mai fatto ricerche, e non essendo uno storico, non posso fare altro che ‘uniformarmi’ all’opinione comune; ma almeno sono cosciente del fatto che di opinione si tratti, e che le cose possano stare molto diversamente da come mi è stato insegnato». Ad Odifreddi, che prima sfoggiava la sua capacità di calcolo per attaccare Israele, adesso non dispiace passare per ignorante, ma furbo come un villano, sospettoso del “ministero della propaganda alleata”. È ovvio invece che Odifreddi i libri li ha letti, le notizie le ha. Di nuovo: perché una personalità pubblica, così attenta alla sua audience, si comporta così? La mia risposta è: ci crede, è effettivamente ossessionato dal suo pregiudizio, ed ha capito che gli conviene, che su quel terreno otterrà simpatia.

Già, l’antisemitismo è popolare. Sentite il filosofo torinese Gianni Vattimo, altro guru della sinistra, in appoggio al boicottaggio degli scrittori israeliani alla Fiera del Libro di cinque anni fa: «Non voglio che ci sia uno stato confessionale e razzista come Israele». Razzista? «Certo, razzista. Basta guardare come trattano i palestinesi. Oggi è diventato scandaloso manifestare la propria solidarietà ai palestinesi. Persino Napolitano ha equiparato antisionismo e antisemitismo. Allora mi dico: non ho mai creduto alla menzogna dei Protocolli degli anziani Savi di Sion. Ora comincio a ricredermi, visto il servilismo dei media». E bravo Vattimo, oppresso dal peso degli ebrei sui media. Sembra uscito da uno dei personaggi dell’ultimo romanzo di Umberto Eco. Ovvero, la riprova che i Protocolli sono sempre popolari, un evergreen di ieri e oggi.

Prendete ora il Beppe Grillo, quello che orienta il voto del 25 per cento degli italiani. Lui ha un suocero iraniano che gli ha spiegato che Israele è nefando e manipola tutti i media e quindi ci crede. Ed è lo stesso Grillo, che in tempi antichi attaccava la Fiat di Romiti perché le sue marmitte inquinavano. Urlava. «Chi è il serial killer?», arringava Grillo dal palcoscenico. «Eichmann ha gassato tre milioni di persone per un ideale distorto. C’è uno che gassa milioni di persone per un conto corrente…». (Un altro che non sapeva fare i calcoli: perché tre milioni? Un altro che non usava a caso le parole. Non è spaventoso quel “ideale distorto”?). Già. E siccome il pubblico non lo fischiava, ripeteva la battuta in ogni spettacolo. E non se n’è mai pentito.

Io non credevo che l’Italia fosse così, ma il venditore di bestseller, il leader politico, lo stimato filosofo evidentemente la conoscono meglio di me: l’antisemitismo è popolare; anzi, spesso è un collante. Negare l’Olocausto e incitare all’odio contro Israele (non i suoi governanti del momento, non questa o quella sua decisione politica, ma Israele in sé, la sua esistenza) è pagante e lo hanno capito non i siti semiclandestini, ma intellettuali di grido e politici dal consenso di massa.

Brutta Italia, forse finiremo come l’Iran, quando era sotto Ahmadinejad. Non ho particolari soluzioni se non quelle del buonsenso e l’invito a non tacere, a non abbozzare. E per quel che conta (niente), a differenza di tanti liberal che stimo, io sono favorevole a una legge che condanni chi dice menzogne negazioniste e chi aizza l’odio antisemita. Almeno ci penseranno, prima di parlare.

(Enrico Deaglio, nato nel 1947, giornalista e scrittore, ex direttore del settimanale il Diario, opinionista tv, oggi vive tra Torino e la California. Autore di “La banalità del bene” su Giorgio Perlasca (Feltrinelli), ha appena pubblicato il saggio “La felicita in America”, Feltrinelli).

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