Hezbollah rafforza i propri arsenali

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Un rapporto inoltrato al Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-Moon da una task-force di esperti, da lui stesso nominata per analizzare la questione, ha confermato che il confine fra Libano e Siria è “completamente aperto ai traffici illegali” e che non si è registrato alcun miglioramento nel corso dell’ultimo anno nonostante la promesse fatte sia da Beirut che da Damasco. Al valico di frontiera ufficiale, afferma il rapporto, “l’equipaggiamento è antiquato, il personale male addestrato e le ispezioni del tutto inadeguate all’obiettivo di intercettare i traffici illegali”.

Vi sono diversi valichi di confine non ufficiali, ma ben conosciuti, ed è da questi che transita il grosso del contrabbando. La task-force afferma di aver potuto raggiungere quei luoghi “senza incontrare nessun ostacolo”. All’aeroporto e nei porti libanesi la situazione sarebbe leggermente migliore, ma comunque insoddisfacente. Già nel suo primo rapporto, pubblicato nel giugno 2007, la task-force di esperti aveva aspramente criticato Siria e Libano che non facevano nulla per fermare il traffico di armi (Ha’aretz, 26 agosto 2008).

Da tempo Israele sostiene che armi e munizioni provenienti da Siria e Iran e destinate a Hezbollah affluiscono liberamente attraverso il confine, nonostante l’embargo decretato dalla 1701. Questi traffici, dice Gerusalemme, hanno garantito a Hezbollah un arsenale quantitativamente e qualitativamente superiore a quello di cui disponeva prima della guerra del 2006: un arsenale che oggi probabilmente comprende anche sofisticati missili anti-aerei. Inoltre, negli ultimi mesi Hezbollah ha creato un’intera rete di bunker sotterranei in circa 150 villaggi sparsi in tutto il Libano meridionale, che possono ospitare fino a quindici miliziani ciascuno con razzi e lanciarazzi.

Tutto questo sotto gli occhi dell’Unifil.