di Pietro Baragiola
Nella sua ultima istanza il processo d’appello, iniziato nel 2022, ha ufficialmente respinto gran parte dei ricorsi presentati dalla difesa, ha confermato la responsabilità dei dirigenti del partito di aver guidato una struttura che organizzava violenze tramite le cosiddette “squadre d’assalto” e ha ribadito la loro colpevolezza in crimini efferati quali: il pestaggio di pescatori egiziani nel 2012 e l’omicidio del rapper antifascista Pavlos Fyssas nel 2013.
Mercoledì 4 marzo la Corte d’appello di Atene ha preso una decisione cruciale nel lungo processo contro il partito neonazista Alba Dorata, confermando gran parte delle condanne mosse contro i 40 membri imputati nel verdetto del 2020.
Nella sua ultima istanza il processo d’appello, iniziato nel 2022, ha ufficialmente respinto gran parte dei ricorsi presentati dalla difesa, ha confermato la responsabilità dei dirigenti del partito di aver guidato una struttura che organizzava violenze tramite le cosiddette “squadre d’assalto” e ha ribadito la loro colpevolezza in crimini efferati quali: il pestaggio di pescatori egiziani nel 2012 e l’omicidio del rapper antifascista Pavlos Fyssas nel 2013.
L’uccisione di Fyssas aveva già fatto scoppiare proteste in tutta la Grecia ed è stato il motore scatenante della grande inchiesta giudiziaria contro Alba Dorata. Oggi oltre 200 persone si sono radunate davanti al tribunale di Atene per sostenere la famiglia del musicista ed assistere alla condanna del responsabile, il militante Giorgos Roupakias, riconosciuto colpevole di omicidio.
“Il movimento Alba Dorata non è semplicemente un partito politico estremista ma una vera organizzazione criminale responsabile di violenze sistematiche” hanno stabilito i giudici della corte.
Il processo
Questo processo, riconosciuto come uno dei più significativi nella storia politica recente del Paese, ha visto i dirigenti del partito neonazista negare ripetutamente qualsiasi coinvolgimento diretto negli attacchi violenti. Ma l’accusa è riuscita a dimostrare la loro colpevolezza.
Nella sua arringa finale, la procuratrice Kyriaki Stefanatou ha sostenuto che il fondatore e leader del movimento Alba Dorata, Nikolaos Michaloliakos, aveva “pieno controllo e conoscenza di ciò che stava accadendo all’interno del partito”.
Secondo la magistrata, Alba Dorata era una struttura paramilitare disciplinata e ideologicamente coerente, con una gerarchia militare “figlia dell’ideologia nazista”.
Michaloliakos, matematico e figura storica dell’estrema destra greca, era già stato condannato nel 2020 a 13 anni e mezzo di carcere e in passato aveva negato la Shoah definendola “una menzogna”. È stato rilasciato lo scorso anno in libertà condizionale per motivi di salute, ma diversi altri esponenti del suo partito restano tutt’ora detenuti. Tra loro l’ex eurodeputato Ioannis Lagos, estradato dal Belgio nel 2021 dopo la revoca dell’immunità parlamentare e condannato a più di 13 anni di carcere.
Durante il processo di mercoledì sono emersi anche i casi di intimidazione provocati dal movimento negli anni della sua ascesa: come quello dell’ex sindaco di Atene Georgios Kaminis, che nel 2013 è stato preso di mira per aver impedito una distribuzione di cibo riservata “solo ai greci”.
Il crollo del partito
Per anni Alba Dorata è rimasta ai margini della politica greca. Ai suoi esordi negli anni Ottanta, l’associazione si limitava a pubblicare riviste e materiale per esaltare apertamente Hitler e il nazismo ma il salto politico è arrivato solo con la crisi del debito che ha travolto la Grecia nel 2010.
Sfruttando il malcontento per l’austerità e le tensioni sull’immigrazione, il movimento è riuscito a entrare in Parlamento nel 2012, arrivando in pochi anni a diventare il terzo partito del Paese e raccogliendo circa 400 mila voti.
Michaloliakos era solito alimentare la retorica anti-establishment accusando i partiti tradizionali di aver portato la Grecia al fallimento. In un discorso del 2012 ai suoi sostenitori, il leader ha dichiarato che le sue mani “possono occasionalmente fare il saluto nazista ma restano pulite.”
Il vero declino del movimento è iniziato con l’omicidio Fyssas nel 2013 che ha portato ad una vasta indagine giudiziaria e le perquisizioni che ne sono seguite nelle case dei militanti hanno portato alla scoperta di armi da fuoco, armamenti e numerosi oggetti di propaganda nazista.
Alla luce di queste prove, nel 2020 il tribunale greco ha stabilito che Alba Dorata non fosse semplicemente un partito radicale ma una vasta struttura criminale organizzata, verdetto confermato nella corte d’appello di mercoledì.
Nonostante oggi il movimento sia dissolto, parte della sua eredità politica continua a influenzare l’estrema destra greca. L’ex portavoce del partito, Ilias Kasidiaris, sta scontando una pena di oltre 13 anni ma la sua influenza è stata decisiva nella nascita di nuove formazioni ultranazionaliste entrate in Parlamento negli ultimi anni.
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La vicenda giudiziaria di Alba Dorata resta dunque uno dei casi più significativi in Europa di come un movimento estremista possa crescere durante una crisi economica e un grande insegnamento su come la giustizia possa smantellarne la struttura una volta per tutte.



