Chi è Frauke Petry, il nuovo volto del nazionalismo tedesco

di Nathan Greppi

Frauke Petry, leader dell'
Frauke Petry, leader dell’AfD

Negli ultimi 70 anni, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, la Germania ha gradualmente fatto i conti con il proprio passato per non ripetere mai più gli stessi errori, tanto che oggi è considerato da molti sia il principale alleato di Israele in Europa sia uno dei paesi meno antisemiti del continente. Tuttavia, in seguito all’ingresso di numerosi immigrati di religione islamica, il paese ha visto crescere al suo interno un partito fortemente nazionalista noto come Alternative for Deutschland (AfD), divenuto in soli quattro anni il terzo partito tedesco più votato.

Molti ebrei, in Germania e nel resto del mondo, vedono con timore la crescita di questo partito, alleato in Europa della Lega Nord e del Front National e accusato più volte dai media tedeschi di essere neonazista. Ma lo è veramente? Questo è ciò che ha cercato di capire il Tablet Magazine, che martedì 7 febbraio ha pubblicato un’intervista a Frauke Petry, leader dell’AfD.

Da come viene descritta, la Petry sembra molto diversa da capi di partito come Matteo Salvini: donna bassa ed esile, cresciuta sotto il regime della DDR, madre di quattro figli (e attualmente incinta del quinto), sostiene che molti politici tedeschi disapprovano le sue idee a causa di un complesso di colpa per ciò che accadde durante la guerra che li porta quasi a rinnegare la propria identità. A questo, secondo lei, va aggiunto il fatto che, dopo la caduta del Muro, nel paese si è diffuso un consumismo sfrenato che ha portato a una mancanza di valori forti.

Concentrandosi sul rapporto dell’AfD con le comunità ebraiche tedesche, la Petry si è lamentata del fatto che lei e altri membri del partito hanno più volte tentato di andare a parlare nelle sinagoghe per convincere gli ebrei tedeschi ad appoggiarli, ma questi ne hanno sempre preso le distanze. “Innanzitutto, vorrei mostrare loro il vero AfD. […] Ma penso che molti ebrei realizzano, specialmente quando vivono in Germania, cosa succede con l’attuale governo in termini di immigrazione e altri problemi, di come le politiche di Israele vengano rappresentate all’interno dell’Unione Europea, e di come noi critichiamo ciò. […] So che è molto umano avere pregiudizi. Succede a tutti. Io non faccio eccezione. Ma mi piacerebbe poter entrare in contatto (con gli ebrei), e so che molti dei nostri soci vorrebbero fare altrettanto”. Ha fatto inoltre notare che, durante la guerra, la sua famiglia non credeva veramente nel nazismo, e non si è macchiata di alcun crimine.

Le è stato fatto notare che, secondo alcuni ebrei liberali, affermazioni del partito come “non c’è posto per l’Islam in Germania” ricordano molto ciò che Hitler diceva degli ebrei. La Petry ha risposto sostenendo che, a differenza del Cristianesimo e dell’Ebraismo, l’Islam è ancora immerso in una mentalità medievale, e ha citato uno studio del sociologo olandese Ruud Koopmans, secondo il quale due terzi dei musulmani in Europa considera la Sharia più importante delle leggi nazionali, e circa metà nutre una forte ostilità nei confronti degli ebrei e degli omosessuali. “Gli scienziati hanno scoperto che sotto molti aspetti l’Islam non è stato modernizzato in alcun modo. È rimasto palesemente fermo nel Medioevo. E la società nel Medioevo era molto diversa da oggi. Dobbiamo accettare il fatto che molte di queste idee non si adeguano a un contesto democratico. Sono sicura che molti ebrei lo sappiano, soprattutto gli israeliani, che affrontano questo problema nella vita di tutti i giorni.”

Passando al rapporto del suo partito con Israele, la Petry ha affermato di aver visitato il paese una volta, e che tale visita ha cambiato molto la sua opinione al riguardo. Ha fatto inoltre notare che, oggi, l’odio verso gli ebrei e Israele ha i suoi epicentri a sinistra, non a destra. Ha aggiunto che, allo stesso modo in cui Israele dal vivo gli è apparsa diversa da come viene descritta dai media, allo stesso modo gli ebrei tedeschi dovrebbero trovare il coraggio di approfondire da soli com’è fatto veramente l’AfD.

 

Per concludere, le è stato chiesto come ci si sente ad essere definiti dei nazisti: “È orribile. Assolutamente orribile. Ovviamente, capisci che coloro che lo dicono spesso non hanno capito la storia o, quando si tratta di avversari politici, è solo un modo per ucciderti politicamente. Ma sono convinta, dato che parlo con molte persone, che una volta che gli parli faccia a faccia, che hanno l’opportunità di rivelare le loro posizioni e tu gli puoi ribattere, molti pregiudizi semplicemente spariscono”.