Escalation in Medio Oriente: pioggia di missili iraniani su Israele, cresce il bilancio di vittime e danni

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di Anna Balestrieri
Le forze iraniane hanno colpito soprattutto il centro e il nord di Israele, costringendo milioni di persone a rifugiarsi nei bunker. Almeno nove persone sono rimaste ferite, alcune a causa dell’impatto diretto, altre per schegge o onde d’urto. Il bilancio si è tuttavia aggravato nelle ore successive: uno dei feriti a Nahariya, il giovane Uri Peretz, è deceduto, mentre un altro risulta in condizioni gravi.

Una nuova, intensa ondata di attacchi ha segnato l’ennesima escalation nel conflitto tra Israele ed Iran. Sette salve di missili balistici sono state lanciate nel giro di poche ore, colpendo il territorio israeliano e causando feriti, danni diffusi e panico tra la popolazione civile.

Attacchi coordinati e uso di munizioni a grappolo

Le forze iraniane hanno colpito soprattutto il centro e il nord di Israele, costringendo milioni di persone a rifugiarsi nei bunker. Almeno nove persone sono rimaste ferite, alcune a causa dell’impatto diretto, altre per schegge o onde d’urto. Il bilancio si è tuttavia aggravato nelle ore successive: uno dei feriti a Nahariya, il giovane Uri Peretz, è deceduto, mentre un altro risulta in condizioni gravi.
Particolarmente preoccupante è stato l’uso di testate a grappolo, che disperdono submunizioni su aree estese. A Kafr Qasim, diversi ordigni secondari hanno colpito zone residenziali, danneggiando abitazioni e veicoli. Scene simili si sono registrate anche a Tel Aviv e nei dintorni di Haifa.

Impatti diffusi e danni alle infrastrutture civili

Gli attacchi hanno avuto effetti a macchia di leopardo. Case distrutte, centri commerciali colpiti e interi quartieri danneggiati delineano un quadro di crescente vulnerabilità per la popolazione civile.
Nel nord del Paese, una persona è rimasta ferita da schegge, mentre nel centro, due civili sono stati colpiti durante un’esplosione causata dalla dispersione delle submunizioni. Anche in Cisgiordania si registrano danni ad edifici residenziali, sebbene senza gravi conseguenze per gli occupanti.

Difesa aerea efficace ma sotto pressione

Nonostante l’intensità degli attacchi, il sistema di difesa israeliano ha intercettato la maggior parte dei missili. Il tasso di intercettazione dichiarato è del 92%, un dato che testimonia l’efficacia delle contromisure, ma anche la pressione crescente sulle capacità difensive.
Dall’inizio del  recente conflitto, oltre 400 missili balistici sono stati lanciati dall’Iran verso Israele, con decine di impatti diretti in aree abitate e oltre 150 siti colpiti da munizioni a grappolo.

La risposta militare: raid su larga scala in Iran

In parallelo agli attacchi subiti, Israele ha intensificato le proprie operazioni offensive. L’aeronautica israeliana ha condotto centinaia di raid, sganciando più di 13.000 bombe su obiettivi militari e infrastrutture strategiche iraniane.
Tra i bersagli figurano sistemi di difesa aerea, siti di produzione di armi, basi missilistiche e installazioni legate al programma nucleare. Secondo fonti militari, circa 5.000 soldati iraniani sarebbero stati uccisi, con decine di migliaia di feriti.

Il ruolo degli Stati Uniti e l’allargamento del conflitto

Gli Stati Uniti, alleati di Israele, hanno dichiarato di aver colpito oltre 10.000 obiettivi in territorio iraniano, contribuendo in modo significativo alla riduzione delle capacità militari di Teheran. Secondo fonti americane, oltre il 90% delle capacità navali e di lancio missilistico iraniane sarebbe stato compromesso.

Nel frattempo, Washington starebbe valutando l’invio di ulteriori truppe nel Golfo, lasciando aperta l’ipotesi di un coinvolgimento diretto più ampio.

Tensioni regionali e vittime collaterali

Il conflitto ha ormai assunto una dimensione regionale. Ad Abu Dhabi, due persone sono morte a causa dei detriti di un missile intercettato, mentre altri attacchi hanno coinvolto indirettamente Paesi del Golfo.
Sul fronte libanese, Hezbollah continua a colpire il nord di Israele, aprendo un secondo teatro di scontro. Nelle ultime ore, razzi lanciati da Hezbollah verso il confine settentrionale hanno causato tre feriti lievi oltre alla morte a Nahariya. Dall’inizio della guerra, 15 civili sono stati uccisi in Israele, insieme a vittime in Cisgiordania e tra le forze militari.

Diplomazia in stallo, ma negoziati in corso

Nonostante l’intensità degli scontri, restano aperti canali diplomatici. Il presidente statunitense Donald Trump ha parlato di un possibile piano di pace articolato in 15 punti, già trasmesso a Teheran.
Tuttavia, lo status dei negoziati resta incerto, mentre fonti diplomatiche confermano che i contatti proseguono dietro le quinte. Nel frattempo, sul terreno, la realtà è quella di una guerra che continua senza tregua, tra attacchi quotidiani e un equilibrio sempre più fragile.