L'edificio di Budapest nel ghetto ebraico che sarà demolito

Budapest, un hotel sorgerà al posto di uno storico edificio del quartiere ebraico

Mondo

di Ilaria Ester Ramazzotti
A Budapest, una delle case più antiche dello storico quartiere ebraico potrebbe essere presto demolita. L’edificio, sito in via Kazinczy 55, sarà abbattuto per far posto a un hotel a cinque piani. Seppur privo di alcun particolare valore architettonico o artistico, rappresenta uno degli ultimi originali esempi di come erano le case del ghetto prima dei progetti di riqualificazione della zona promossi alla fine del XIX secolo.

La costruzione risale all’Ottocento, quando aveva un solo piano, e nel corso del tempo ha ospitato negozi e locali, fra cui persino un bordello, il primo della zona ad essere fornito di servizi e di acqua corrente. Fra le altre curiosità e notizie di interesse storico, come riportano anche la stampa israeliana e il Jerusalem Post, ricordiamo che è stato sede del movimento esoterico Teosofico fondato da Helena Blavatsky, movimento che ha influenzato alcuni intellettuali e artisti del XX secolo, tra cui Thomas Edison, Alfred Russel Wallace, Vassily Kandinsky, Paul Gauguin, Arthur Conan Doyle e Maria Montessori. Ancora oggi, il simbolo del movimento Teosofico è apposto alla porta d’ingresso della casa.

Nel Novecento, l’edificio è poi tornato a essere sede di attività commerciali, fra le quali una nota taverna aperta dal canoista e campione olimpico Tamás Wichmann, scomparso nel 2020 dopo avere da tempo chiuso il suo locale. Il permesso di costruire l’hotel è stato presentato al Comune di Budapest nel 2019 e poi approvato nell’agosto dello scorso anno.

Le principali testate giornalistiche ungheresi hanno recentemente riportato che verranno demoliti anche alcuni lotti adiacenti, caseggiati costruiti durante la prima metà del XIX secolo che fanno sempre parte del quartiere ebraico della captale. Nonostante la mobilitazione di molti appassionati di storia e di cultura locale, le possibilità di salvare tutti questi edifici appaiono poche. Negli ultimi tempi, dissensi e contrarietà si sono susseguiti anche sui social network, aggiungendosi alle proteste già sorte contro le demolizioni e le riqualificazioni architettoniche verificatesi nel quartiere ebraico tra il 2002 e il 2010.

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