Audrey Azoulay (fonte: sito Unesco)

Audrey Azoulay è la nuova direttrice generale dell’Unesco. Decisivi i voti di Egitto e Italia

Mondo

di Ilaria Myr

L’ebrea francese di origine marocchina Audrey Azoulay è la nuova direttrice generale dell‘Unesco. Ex ministro della Cultura francese, è stata eletta per un mandato di quattro anni ai vertici dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura. Ha battuto il candidato del Qatar, l’ex ministro della Cultura Hamad bin Abdulaziz Al-Kawari con 30 voti a 28. La 49enne, figlia del consigliere del re marocchino Mohammed VI e della scrittrice Katia Brami, succede alla bulgara Irina Bokova, ed è la seconda donna ad assumere la guida dell’organismo con sede a Parigi, e soprattutto prima ebrea in questo ruolo. Si attende ora la conferenza generale degli Stati membri del prossimo 10 novembre per la conferma definitiva della scelta del consiglio esecutivo. (Vedi video)

Ricordiamo i 9 candidati all’incarico: Polad Bülbüloglu (Azerbaijan), Qian Tang (Cina), Moushira Khattab (Egitto), Audrey Azoulay (Francia), Juan Alfonso Fuentes Soria (Guatemala), Saleh Al-Hasnawi (Iraq), Vera El-Khoury Lacoeuilhe (Libano), Hamad bin Abdulaziz Al-Kawari (Qatar), Pham Sanh Chau (Viet Nam).

Un incarico ambito dai paesi arabi

L’elezione dell’Azoulay è arrivata venerdì 13 ottobre al sesto round di votazioni, dopo che si era affermata prima sull’egiziana Moushira Khattab (con 31 voti contro 25) e poi, grazie anche al voto favorevole dell’Egitto, sul candidato del Qatar al Kawari. A lui sono mancati i voti decisivi degli stati del Golfo (Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Egitto) che hanno aderito alla coalizione anti-Qatar nata a giugno di quest’anno sotto la guida dell’Arabia Saudita, che lo accusano di finanziare i gruppi estremisti e di avvicinarsi all’Iran. Questi dissensi hanno anche impedito ai Paesi arabi di trovare un accordo per fare eleggere uno dei loro quattro candidati della loro zona geografica inizialmente in lizza, nonostante sperassero fortemente nell’ottenimento di questo ruolo. Sarebbe infatti stata la prima volta di un arabo  ai vertici dell’organizzazione, che aveva già avuto europei, africani e asiatici.

Su al Kawari pesavano anche accuse di antisemitismo: quando era ministro nel suo paese aveva lasciato che nel salone del libro venissero esposti 35 titoli apertamente antisemiti, tra i quali nuove edizioni del falso storico «I Protocolli dei Savi di Sion» e del «Mein Kampf» di Hitler. Per questo il centro Simon Wiesenthal aveva protestato con l’Unesco per la sua candidatura di al Kawari, ricordando anche la sua prefazione a una raccolta di poesie su Gerusalemme che contiene frasi complottiste contro Israele e gli ebrei.

Le reazioni alla nomina

Grande soddisfazione da parte della Francia, che aveva fortemente sostenuto la nomina di Azoulay.  «Congratulazioni a Audrey Azoulay! La Francia continuerà a battersi per la scienza, l’educazione e la cultura nel mondo», ha twittato il presidente francese Emmanuel Macron.

Da Israele arriva un timido segnale di apertura. “Con Audrey Azoulay – ha detto l’ambasciatore israeliano, Carmel Shama-Hacohen – abbiamo stabilito di incontrarci e di mantenere un canale aperto e diretto tra di noi, nonostante gli eventi più recenti. Lei comprende certamente la complessità della situazione e capisce anche che cambiarla non sarà un picnic”. Congratulazioni dal Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini: “In un momento delicato per l’Unesco”, la candidatura francese, “fortemente sostenuta dall’Italia”, pone le basi per un rilancio dell’azione dell’Unesco a tutela del patrimonio culturale e alla valorizzazione della cultura come strumento di dialogo”. “Con Audrey – conclude Franceschini – abbiamo lavorato assieme, rafforzando ancora di più il legame Italia e Francia sul comune terreno della Cultura, e ora sono certo sarà punto di equilibrio e forza per l’Unesco nel suo nuovo prestigioso ruolo”.

Unesco in crisi

L’elezione di Azoulay è avvenuta il giorno dopo l’annuncio, da parte degli Stati Uniti e poi di Israele, dell’uscita dall’organizzazione entro il 2018, accusata di essere dominata da un pregiudizio anti-israeliano.

«In un momento di crisi, bisogna più che mai impegnarsi, cercare di rafforzare l’organizzazione e non lasciarla», ha dichiarato a questo proposito Azoulay dopo il voto del Consiglio esecutivo, promettendo di impegnarsi il più presto possibile a «ripristinare negli Stati membri credibilità e fiducia».

Come ricorda il Corriere.it, gli Usa non pagavano più le loro quote dal 2011, quando la Palestina venne ammessa come Stato membro a tutti gli effetti: l’amministrazione Obama applicò la legge americana che vieta di finanziare enti che riconoscano l’Autorità palestinese. Da allora è venuto così a mancare il 22% del budget annuale, ponendo l’Unesco in una situazione di gravi difficoltà finanziarie.

Ma è anche una crisi culturale quella che sta vivendo l’Unesco da almeno un anno, che sotto la spinta dei Paesi arabi anti-israeliani ha votato alcune risoluzioni che negano il legame storico ebraico con la terra d’Israele.

Chi è Audrey Azoulay

Nata il 4 agosto 1972 a Parigi da una famiglia ebrea di origini marocchine, Audrey Azoulay è un’alta funzionaria francese. Ex consigliera del presidente François Hollande, per cui ha lavorato come incaricata alla cultura e alla comunicazione, è stata in seguito ministro della Cultura nel secondo governo di Manuel Valls e in quello di Bernard Cazeneuve, come si legge nel suo curriculum messo online dalla stessa Unesco. Laureata all’Ecole nationale d’administration e a Sciences Po (Scienze Politiche) a Parigi, ha cominciato la carriera nel settore delle telecomunicazioni pubbliche di Francia. Sposata, ha due figli.

 

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