Aja: gli USA difendono Israele dall’accusa di genocidio. E altri Paesi ritirano il sostegno al Sudafrica

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di Nathan Greppi
Gli Stati Uniti hanno recentemente comunicato alla Corte Internazionale di Giustizia, con sede all’Aja, la loro intenzione di intervenire nel caso intentato dal Sudafrica contro Israele per difendere lo Stato ebraico dalle accuse di genocidio. Ma anche le Fiji e l’Ungheria si pongono al fianco di Israele, e Honduras e Bolivia ritirano il loro sostegno alla causa.

Gli Stati Uniti hanno recentemente comunicato alla Corte Internazionale di Giustizia, con sede all’Aja, la loro intenzione di intervenire nel caso intentato dal Sudafrica contro Israele per difendere lo Stato ebraico dalle accuse di genocidio. “Per fugare ogni dubbio, gli Stati Uniti affermano, con la massima fermezza, che le accuse di ‘genocidio’ contro Israele sono false”, ha scritto Reed Rubinstein, consulente legale del Dipartimento di Stato americano.

Come riporta JNS, Rubinstein sottolineato che questo tipo di accuse non sono una novità, e “ricorda che i forum internazionali sono stati usati impropriamente per muovere false accuse di ‘genocidio’ contro lo Stato di Israele” sin dagli anni ’70, citando come esempio la risoluzione 3379 dell’ONU che nel novembre 1975 equiparò il sionismo al razzismo. Il consulente ha affermato che organizzazioni filo-Hamas, compreso il regime iraniano, “avevano già accusato falsamente Israele di ‘genocidio’ pochi giorni dopo gli attacchi guidati da Hamas del 7 ottobre”.

Contro l’abuso della parola “genocidio”

Nei primi giorni di marzo, il Paraguay ha deciso di intervenire nella causa all’Aja per difendere Israele, soprattutto sulla base del fatto che secondo loro non andava allargata la definizione di “genocidio” al solo scopo di condannare Israele.

Rubinstein ha adottato una posizione simile: “Gli Stati Uniti sostengono che la Corte dovrebbe mantenere il suo standard per dedurre l’intento (genocida)”, ha scritto. “Abbassare tale standard rischia di ampliare l’applicazione del termine ‘genocidio’ in modo tale che non abbia più il suo peso e significato originario, e incoraggia tentativi di abusare della Convenzione sul genocidio come pretesto per portare dinanzi alla Corte controversie estranee”.

Queste posizioni derivano dal fatto che alcuni tra i paesi che hanno appoggiato la causa del Sudafrica hanno cercato di alterare i criteri per giudicare ciò che è successo a Gaza: nel 2024, l’Irlanda ha cercato di fare pressione sulla Corte Internazionale di Giustizia per modificare la definizione di genocidio, affinché si potesse estendere anche all’operato d’Israele.

Sviluppi recenti

Giovedì 12 marzo, altri paesi hanno deciso di intervenire su fronti opposti nella causa intentata all’Aja: la Namibia si è schierata con il Sudafrica, mentre l’Ungheria e le Fiji hanno preso le difese dello Stato Ebraico. In particolare, nel comunicato delle Fiji viene espresso il loro timore che “un’interpretazione più permissiva ed estensiva della Convenzione sul genocidio, come proposta dal Sudafrica e da alcuni Stati e ONG, possa mettere a repentaglio le future operazioni di mantenimento della pace e la partecipazione degli Stati alle legittime operazioni di guerriglia urbana”.

Hanno anche aggiunto: “Ad esempio, se uno Stato fosse disposto in linea di principio a partecipare a una forza internazionale di mantenimento della pace, ad esempio per disarmare un’organizzazione terroristica, ma in tal modo si esponesse ad accuse di genocidio mosse dagli Stati che sostengono l’organizzazione, allora lo Stato impegnato nel mantenimento della pace sarebbe riluttante a mettere a disposizione le proprie forze militari”.

Nel frattempo, altri paesi hanno deciso di partecipare alla causa o di aver fatto marcia indietro: i Paesi Bassi e l’Islanda hanno dichiarato di voler intervenire al fianco del Sudafrica contro Israele, mentre la Bolivia e l’Honduras al contrario hanno deciso di ritirare il loro sostegno.