Il secondo congresso dell'AMPI

Tutti uniti per Israele: perché no

Italia

di Alessandro Litta Modignani*
Il 22 marzo scorso, a Milano, si è svolto il 2° congresso dell’Associazione Milanese Pro Israele (AMPI) aderente all’Unione di Associazioni Pro Israele (UDAI), con la mia conferma alla presidenza e l’elezione alla vice-presidenza di Alessandro Pecoraro.

In occasione della relazione al congresso, mi sono sentito in dovere di aprire una polemica nei confronti dell’Associazione Italia-Israele di Milano (quella che aderisce alla Federazione) e di “Sinistra per Israele”.

Nell’organizzare il convegno “Israele vista con gli occhi delle minoranze” (20 marzo, Palazzo Reale) le quattro associazioni promotrici – Unione Donne Ebree d’Italia (UDEI-WIZO), Amici di Israele (ADI), Appuntamento a Gerusalemme e la nostra – hanno dovuto amaramente prendere atto del rifiuto di Italia-Israele di partecipare all’evento. Ho giudicato questa assenza una “diserzione inqualificabile” e ringrazio questa testata per offrirmi l’opportunità di ribadire qui le stesse parole.

E’ un bene che vi sia un grande pluralismo associativo, a sostegno di Israele, se serve a moltiplicare le iniziative. Ma quando vengono in Italia ospiti da Israele, in particolare tre coraggiosi giovani non ebrei, che hanno fatto il servizio militare e si sono ben inseriti in quella società aperta, io credo che tutti i difensori di Israele abbiano il “dovere” concorrere al successo dell’iniziativa, al di là di ogni distinzione politica o associativa. Al contrario, abbiamo assistito a un rifiuto settario e ingiustificato.

Avevo sperato che l’elezione di Monsignor Fumagalli alla presidenza dell’associazione Italia-Israele, lo scorso anno, potesse servire a superare certi atteggiamenti e chiusure, ma evidentemente mi ero illuso. Mi è sembrato giusto puntualizzarlo, per mettere tutti al corrente dell’accaduto.

Per quanto riguarda Sinistra per Israele, ho poi fatto riferimento a un convegno tenuto lo scorso anno, il 5 giugno alla Libreria Claudiana, in occasione del 50° anniversario della Guerra dei Sei Giorni. Di nuovo, mi è sembrato doveroso rilevare che, in quella circostanza, abbiamo sostanzialmente assistito a un attacco allo Stato di Israele, con la visione di un filmato che metteva in luce solo gli aspetti negativi, dolorosi e “censurati” di quella guerra. Nel successivo dibattito, uno dei relatori ha sostenuto che dai filmati emergevano i “crimini di guerra” (testuale) commessi nel ’67 dall’esercito israeliano. La presentazione del resto già preannunciava una realtà “ben diversa da quella ufficiale”.

Io penso che Sinistra per Israele possa e debba avere un ruolo importante, a Milano e in Italia, nel cercare di contrastare i tanti pregiudizi che, su quel versante politico, puntano a delegittimare e a denigrare l’unica democrazia del Medio Oriente; mentre non penso affatto che serva una “Sinistra per Israele”, se concorre alla criminalizzazione dello Stato ebraico. Per quest’ultimo scopo, la tradizionale sinistra “contro” Israele basta e avanza.

Queste critiche mi hanno esposto, su Facebook e altrove, ad accuse di falsità, faziosità ed estremismo che respingo con la massima fermezza. Nella difesa di Israele occorre tenere la barra ritta, senza farsi condizionare da appartenenze e contingenze politiche. Chi difende Israele deve farlo con onestà intellettuale, con coraggio e soprattutto senza ambiguità.

*Presidente dell’Associazione milanese pro Israele (AMPI) e dell’Unione di associazioni pro Israele (UDAI)

Per intervenire nel dibattito scrivere a ilaria.myr@com-ebraicamilano.it.

 

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