di Davide Cucciati
Per la Procura, le convergenze emerse tra l’attentato a Roma e quello al ristorante ebraico “Jo Goldenberg” Parigi hanno contribuito a rafforzare il quadro investigativo e a collocare l’attentato alla Sinagoga dentro la strategia dell’organizzazione di Abu Nidal. Gli accertamenti sono stati sviluppati attraverso attività tecniche, acquisizione di testimonianze e documentazione, rilettura degli atti istruttori e dibattimentali dell’epoca, analisi di fonti diplomatiche e giornalistiche e di documenti provenienti da archivi pubblici e privati.
A oltre quarant’anni dall’attentato del 9 ottobre 1982 al Tempio di Roma, la Procura della Capitale ha emesso avviso di conclusione delle indagini nei confronti di cinque persone, per le quali ipotizza la corresponsabilità nell’azione terroristica che causò la morte del piccolo Stefano Gaj Taché, di appena due anni, e il ferimento di circa quaranta persone. Il comunicato diffuso il 17 marzo 2026 attribuisce l’attacco a un commando appartenente all’organizzazione guidata da Abu Nidal. La vicenda giudiziaria ha già avuto in passato un primo approdo processuale. Infatti, l’istruttoria dell’epoca portò alla condanna all’ergastolo di Osama Abdel Al Zomar, palestinese rimasto latitante, con sentenza della Corte d’Assise di Roma del 23 maggio 1989, divenuta irrevocabile l’11 maggio 1990 per concorso nell’attentato. Il passaggio annunciato oggi dalla Procura si inserisce dunque in una storia processuale già esistente e riguarda l’eventuale coinvolgimento di ulteriori soggetti.
Il nuovo filone processuale
Secondo la Procura, le indagini sono state riattivate sulla base di nuove notizie emerse nel corso degli accertamenti francesi relativi all’attentato compiuto a Parigi nel 1982, anch’esso ricondotto alla stessa organizzazione terroristica. A questi elementi si è aggiunta una memoria depositata il 14 giugno 2022 dalla Comunità Ebraica di Roma. Le nuove attività si sono svolte in cooperazione con l’autorità giudiziaria francese, in particolare con il polo antiterrorismo di Parigi, anche attraverso una Squadra Investigativa Comune istituita l’8 febbraio 2023.
Nel comunicato si richiama anche l’attentato del 9 agosto 1982 al ristorante ebraico “Jo Goldenberg”, nel IV arrondissement di Parigi, dove un commando lanciò una granata all’interno del locale e aprì il fuoco su avventori e passanti, causando sei morti e oltre venti feriti, tra cui quattro italiani. Per la Procura, le convergenze emerse tra Roma e Parigi hanno contribuito a rafforzare il quadro investigativo e a collocare l’attentato alla Sinagoga dentro la strategia dell’organizzazione di Abu Nidal. Gli accertamenti, si legge nella nota, sono stati sviluppati attraverso attività tecniche, acquisizione di testimonianze e documentazione, rilettura degli atti istruttori e dibattimentali dell’epoca, analisi di fonti diplomatiche e giornalistiche e di documenti provenienti da archivi pubblici e privati. Secondo la Procura, questo lavoro ha consentito di confermare la collocazione dell’attacco nella strategia del gruppo, di far emergere convergenze oggettive e soggettive con l’attentato di Parigi e di individuare soggetti che avrebbero contribuito all’azione con ruoli diversi, dalla decisione alla supervisione, dall’organizzazione alla logistica fino al contributo operativo.
Gli indagati: palestinesi residenti in Medio Oriente
L’avviso di conclusione delle indagini riguarda Abou Zayed Walid Abdulrahman, 68 anni, detenuto in Francia e già a giudizio per l’attentato del 1982 di Rue des Rosiers a Parigi, Abed Adra Mahmoud Khader, 71 anni, cittadino palestinese residente in Cisgiordania, Al Abassi Souheir Mohammad Hassan Khalil, 74 anni, di origine palestinese residente in Giordania, Hamada Nizar Tawfiq Mussa, 65 anni, di origine palestinese residente in Giordania, e Abu Arkoub Omar Mahid Abdel Rahman, 66 anni, di origine palestinese residente in Giordania. La Procura aggiunge inoltre che i cinque avrebbero agito in concorso anche con Alhamieda Rashid Mahmoud, alias Fouad Hijazy, Maher Said e Al Awad Yousif, alias Arabe El Arabi Tawfik Gamal, indicati come deceduti.
Un passaggio ulteriore nel comunicato
La parte finale del comunicato presenta però anche un elemento che merita di essere segnalato: dopo la ricostruzione dell’organizzazione di Abu Nidal, la nota inserisce infatti un riferimento al raid aereo israeliano del 4 e 5 giugno 1982 contro campi profughi palestinesi e altri obiettivi dell’OLP a Beirut e nel Sud del Libano, oltre che al successivo avvio, il 6 giugno, dell’operazione “Pace per la Galilea”. È un passaggio che lascia qualche interrogativo: nel quadro di un comunicato dedicato all’avviso di conclusione delle indagini, quel riferimento storico ulteriore non appare strettamente necessario a spiegare né l’atto giudiziario né i suoi destinatari.
Il commento di Victor Fadlun
Resta il rilievo principale della notizia: dopo molti anni, la magistratura italiana torna a intervenire su uno degli attentati contro gli ebrei più gravi della storia repubblicana, ampliando il perimetro delle responsabilità ipotizzate e collocando la strage del Tempio Maggiore dentro una più ampia stagione di terrorismo contro obiettivi ebraici in Europa. Il Presidente della Comunità di Roma Victor Fadlun ha espresso sconcerto per i tempi: “L’attentato colpì famiglie inermi, segnando una delle pagine più tristi e dolorose della storia della nostra Comunità e della Repubblica. Resta forte lo sconcerto per il tempo trascorso e per il muro di omertà, reticenze e ostacoli che ha rallentato per decenni la piena emersione della verità, prolungando il dolore delle famiglie e della nostra Comunità.”





