Sciesopoli fa notizia in Israele e si prepara all’evento di maggio

“Villa italiana che ospitò orfani dell’Olocausto minacciata dalla demolizione”. Questo il titolo di un lungo articolo uscito il 30 marzo sul quotidiano israeliano Ha’aretz, interamente dedicato all’edificio di Selvino (Bg) in cui furono ospitati circa 800 bambini ebrei orfani dopo l’Olocausto, insieme a molti scampati alla guerra.

Oggi al centro di un progetto di salvataggio voluto dallo storico Marco Cavallarin, Sciesopoli sarà dall’1 al 4 maggio oggetto di una quattro giorni di mobilitazione culturale e popolare di Selvino, voluta dal Comitato Sciesopoli e dal Sindaco e dal Comune della località in provincia di Bergamo dove si trova l’edificio.

“Oggi c’è un progetto di radere questa villa al suolo e costruirvi un resort per i turisti – si legge nell’articolo -. Ma lo storico Marco Cavallarin e alcuni suoi alleati locali lottano per mantenere l’edificio intatto e preservarne la memoria in quanto rifugio per sopravvissuti alla Shoah. Il loro obiettivo è che una fondazione ebraica internazionale li aiuti ad acquistare la proprietà e a lavorare su un progetto di restaurazione”.

L’articolo cita anche la petizione lanciata dalla Comunità Ebraica e dall’Anpi, che ha raccolto a oggi 5.000 firme. “Gli attivisti intendono sottoporre alle autorità la petizione ai primi di maggio – continua Ha’aretz -, in cui vengono celebrati la fine della guerra in Europa e la nascita della ‘Sciesopoli ebraica’, come molti italiani la chiamano”.

Dalla salvezza al degrado
Disegnata dall’architetto Paolo Vieti-Violi nel 1933, la villa includeva dormitori, refettori, un cinema, un’infermeria, una piscina e un parco di 17.ooo metri quadrati. Durante il regime di Mussolini, servì come istituto per la gioventù fascista. Fino al 1948, racconta Ha’aretz, la villa ospitò bambini ebrei rimasti orfani, molti dei quali andarono poi in Israele. “Fondamentale durante e subito dopo la guerra – continua il quotidiano – fu l’aiuto della Comunità Ebraica di Milano, del Comune di Milano, della Brigata Ebraica, dell’American Jewish Distribution Joint Committe e di ex partigiani”.

Rimase aperto fino al 1983 come colonia vacanze per bambini. Quell’anno Selvino e il Kibbutz Tze’elim, nel Negev – dove era arrivata la maggior parte dei bambini di Sciesopoli – diventano gemellate. Una volta chiusa, la villa fu venduta all’azienda immobiliare Schiavo, che vuole oggi trasformarla in hotel.

Nell’articolo di Haaretz si cita anche la testimonianza di uno dei bambini di Selvino, Naftali Burnstein, 14 anni quando arrivò nella villa (oggi ne ha 85), dopo essere stato trovato solo a Varsavia da alcuni membri della Brigata Ebraica. “In questo edificio c’era un cinema e una piscina – descrive al quotidiano -. Ed era nelle Alpi. Era qualcosa di unico per noi. Ci venivano insegnati materie generali e l’ebraico. Erano i soldati della Brigata a tenere le lezioni. Quando arrivammo in Israele, parlavamo già tutti bene l’ebraico”.

Oggi, dunque, la villa, in completo stato di abbandono, attende che qualcuno ne finanzi la ristrutturazione. “Molti storici concordano nel dire che Sciesopoli è uno dei luoghi in Italia più importanti per la memoria della Shoah – spiega Cavallarin al quotidiano -. E ha un grande valore perché in esso  questi bambini ritrovarono la speranza”.