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L’antisemitismo nel nuovo report dell’Osservatorio Vox Diritti

Italia

di Nathan Greppi
Anche quest’anno è stato presentato il rapporto annuale dell’Osservatorio Vox Diritti sulle discriminazioni in Italia, incluso l’antisemitismo. Un rapporto che, giunto alla 5° edizione, è stato presentato giovedì 3 dicembre in una diretta Facebook organizzata dalla Rete Nazionale per il contrasto ai discorsi e ai fenomeni d’odio. Anche quest’anno il rapporto è nato dalla collaborazione di 3 diversi atenei (l’Università Statale di Milano, l’Università Cattolica e l’Università di Bari Aldo Moro).

Silvia Brena, giornalista e cofondatrice di Vox Diritti, ha evidenziato tramite varie slide come i tweet antisemiti siano aumentati notevolmente dal 2016, anno del primo rapporto: all’epoca, sul totale dei tweet che parlavano di ebrei, solo il 2,2% esprimeva sentimenti negativi; una percentuale che è cresciuta gradualmente, passando prima a un 3,8% nel periodo 2017/2018, poi al 10% circa nel periodo marzo/maggio 2019 e, infine, raggiungere il picco del 25% del periodo ottobre/dicembre dello stesso anno. Nel 2020, invece, i dati indicavano un 18,4% di tweet negativi sul totale, segnando un calo rispetto all’anno precedente.

Le città dalle quali provengono il maggior numero di tweet antisemiti sono: Roma (9.615), Milano (3.086), Firenze (1.289) e Torino (1.064). In genere la maggior parte di questi si concentrano attorno a periodi o eventi particolari, quali ad esempio le manifestazioni del 25 aprile o il compleanno di Liliana Segre, il 10 settembre. Altre situazioni legate a fatti di cronaca che hanno scatenato i troll sono state le minacce contro Emanuele Fiano del 6 giugno e il caso del comico francese Dieudonne, che il 3 agosto fu bandito da Facebook per incitamento all’odio.

Betti Guetta, responsabile dell’Osservatorio Antisemitismo del CDEC, che ha contribuito a stendere la parte del rapporto sull’antisemitismo, ha spiegato di aver fatto “prevalentemente ricerche quantitative,” principalmente su base demoscopica. “Ormai sappiamo tutti che l’odio si è spostato da 10-15 anni sul web, per cui non possiamo non seguire i social media.” Dai loro studi, ha spiegato, molto di ciò che avviene online poi si sposta anche nel mondo reale, “non sono due mondi diversi.” Ha aggiunto che sebbene molti social come Facebook e Twitter abbiano lentamente preso posizione contro questi fenomeni, gli odiatori più intransigenti si sono spostati su altri social, come VK, che gli offrono maggiore libertà.

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