dalla nostra inviata Ludovica Iacovacci
Entrambe le leader – del governo e dell’opposizione – hanno ricevuto nella stessa giornata il presidente dell’Autorità Palestinese, che ha parlato di volere “una pace stabile e duratura, che si fonda sulla soluzione dei due Stati, in base alla divisione dei confini del 1967, e con Gerusalemme Est come capitale”. Un’immagine forte quella che ha dato di sè, che cozza con quella invece molto indebolita all’interno dell’AP: il 75% dei palestinesi disapprova il suo operato e l’80% ne chiede le dimissioni.
Il presidente dell’autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmud Abbas, noto come Abu Mazen, è riuscito a mettere d’accordo la destra e la sinistra italiana. Nel giro di quarantott’ore, il leader palestinese è stato ricevuto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e, il giorno successivo, dalla segretaria del Partito democratico Elly Schlein. Un consenso trasversale che solleva interrogativi politici e morali.
L’intervento ad Atreju e l’incontro con Schlein

Venerdì 12 dicembre 2025, il leader palestinese è stato ricevuto privatamente a Palazzo Chigi e poi invitato a parlare ad Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia.
“La sua presenza qui stasera dimostra quanto l’Italia sia stata centrale e protagonista pur nella difficile crisi mediorientale”, ha detto Giorgia Meloni introducendo l’ospite sul palco dell’evento. “La presenza di questo leader fa giustizia di tante falsità che abbiamo sentito sul governo italiano negli ultimi due anni”, ha sottolineato. Così, in uno scrosciante e quasi interminabile standing ovation di applausi, Abu Mazen ha preso parola. Si è complimentato con Meloni, ha ringraziato il partito Fratelli d’Italia e ha ricordato l’amicizia tra i due Paesi e i due popoli “basati sul rispetto reciproco”.
“Il nostro indirizzo strategico è incentrato su una pace stabile e duratura, che si fonda sulla soluzione dei due Stati, in base alla divisione dei confini del 1967, e con Gerusalemme Est come capitale. Bisogna dire con molta chiarezza ciò che è la prosecuzione di un’occupazione e di politiche che impongono lo status quo con la forza. Credo nella democrazia, nel pluralismo, e rigetto la violenza. Vogliamo le armi solo nelle istituzioni legittime”, ha detto il leader palestinese. Il suo intervento è stato spesso interrotto dalle manifestazioni d’approvazione di una folla acclamante ed entusiasta.
Abu Mazen ha ricordato come fosse “pronto a lavorare con tutte le forze politiche”. Sicché il giorno dopo, sabato 13 dicembre 2025, è stato ricevuto dalla leader del PD, Elly Schlein. “Non può esserci pace senza il pieno riconoscimento di uno Stato palestinese. Non può esserci pace senza il coinvolgimento dei palestinesi”, ha detto la segretaria.

Un leader indebolito
Dietro l’immagine istituzionale offerta in Italia, la figura di Abu Mazen risulta molto indebolita sul piano interno. Dagli ultimi sondaggi, infatti, il livello di insoddisfazione verso la sua leadership è schiacciante: il 75% dei palestinesi disapprova l’operato del presidente Abbas e l’80% ne chiede le dimissioni. Nei sondaggi presidenziali, Abu Mazen raccoglie appena il 13% dei consensi.
Il presidente ha trovato in Italia ciò che non ha più in patria: legittimazione e rispetto. Accolto a braccia aperte a Roma ma spesso odiato in Palestina perché accusato di collaborazionismo con Israele, è anche l’artefice di politiche a dir poco preoccupanti. Per anni l’autorità nazionale palestinese (Anp) ha assicurato di voler riformare a fondo il proprio sistema educativo e porre fine alle ricompense finanziarie sponsorizzate dalle autorità per il terrorismo. Promesse nuovamente infrante, secondo le ultime evidenze. Nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania/Giudea e Samaria e nella parte araba di Gerusalemme, i bambini palestinesi vengono ancora educati all’odio per gli ebrei: le analisi dei materiali scolastici continuano a rilevare elementi ricorrenti, come contenuti antisemiti, la glorificazione di figure responsabili di attentati terroristici e un linguaggio che presenta la violenza come opzione legittima. Anche il ribattezzato Fondo dei martiri continua ad esistere: molte famiglie di terroristi ricevono più compensi rispetto agli insegnanti, ai dipendenti pubblici o ai professionisti dopo un attentato compiuto, il che comunica come la violenza contro gli israeliani è un atto onorato per cui le famiglie dei terroristi vengono perfino pagate, ricompensate.
Le politiche che Abu Mazen tutt’oggi continua a perpetrare si scontrano con le sue parole di “rigetto della violenza” o “pace stabile e duratura”. Il suo rifiuto del piano di pace proposto dal primo ministro israeliano Ehud Olmert, nel 2008, per la creazione dello Stato di Palestina con ampie concessioni territoriali, stride con le sue parole di volere una “soluzione a due Stati”. Peccato che nessuno abbia avuto tempo e modo di ricordarglielo.



