Il luogo dell'attentato in cui è morto Rav Hayon

Ucciso perché ebreo: l’attentato a Rav Shai Ohayon per mano di un terrorista palestinese

Israele

di David Zebuloni
L’assassinio è avvenuto ieri, a Petach Tikwa, una cittadina non molto lontana da Tel Aviv. Era un giorno come tutti gli altri, Rav Shai Ohayon stava tornando a casa come di routine, dopo aver terminato i suoi studi presso il Kolel a Kfar Saba. Erano da poco passate le 13:00 e Rav Ohayon era sceso alla fermata dell’autobus all’incrocio con Segulah, posizionata a poche centinaia di metri da casa sua. Ad aspettarlo Halil Duahat, cittadino palestinese di quarantasei anni con un regolare permesso di lavoro in Israele, con in mano un lungo coltello da cucina.
Halil stava cercando una vittima che avesse sembianze inequivocabilmente “ebraiche”. Trovato Rav Ohayon, vestito con gli abiti neri e bianchi tipici dell’ortodossia ebraica, si è precipitato su di lui pugnalandolo numerose volte nella parte superiore del corpo. Qualche istante dopo, il terrorista era già fuggito. “Quando ho capito che si trattava di un attentato, ho cominciato a gridate terrorista, terrorista!”, ha raccontato al giornale Israel Hayom un passante che si trovava per caso nel luogo del delitto. Una volante della polizia si è immediatamente mobilitata e nell’arco di pochi minuti il terrorista palestinese è stato trovato, con in mano ancora il coltello sanguinante.

Il terrorista palestinese Halil Duahat

Rav Ohayon lascia una moglie e quattro figli. “Non sto realizzando ciò che è accaduto. Non so come lo racconterò ai miei bambini”, è stata l’unica dichiarazione rilasciata dalla moglie Sivan. “Ho sentito al telegiornale di un attentato terroristico ad un giovane uomo religioso nei dintorni di Petach Tikwa e ho avuto la forte sensazione che fosse Shai. L’ho chiamato e lui non mi ha risposto”, ha raccontato invece il suocero, Ofer Kerez. “Era un marito e padre eccezionale. Ha dedicato tutta la sua vita allo studio della Torah. Gli volevo bene come un figlio”, ha poi aggiunto tra le lacrime.
Anche il Premier israeliano si è espresso sull’attentato. “A nome di tutti i cittadini israeliani vorrei porgere le più sentite condoglianze alla famiglia Ohayon”, ha dichiarato Netanyahu, garantendo ai famigliari della vittima la massima punizione per l’attentatore: “Provvederò affinché la casa dell’attentatore venga distrutta”. Oltre all’arresto infatti, l’unica punizione prevista dalla legge israeliana in caso di attacco terroristico, è la distruzione dell’abitazione del terrorista in questione. Legge, per altro, non sempre applicata.

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