Il luogo in cui è avvenuto l'attacco a Petah Tikva

Israele: da Halamish a Petah Tikva il terrorismo palestinese non si ferma

Israele

di Roberto Zadik

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Tensione e due gravi episodi di  violenza in Israele in pochi giorni. Venerdì scorso, il 21 luglio, una famiglia è stata massacrata da un palestinese entrato furtivamente nella loro abitazione nell’insediamento di Halamish e lunedì 24 luglio un terrorista arabo ha accoltellato un anziano a Petah Tikva nella Stazione Centrale.

Halamish, la testimonianza della sopravvissuta

Riguardo al primo episodio, il sito Ynet riporta la testimonianza della signora Tova Salomon (accanto nella foto), sconvolta e profondamente addolorata dalla strage in cui hanno perso la vita tutti i suoi famigliari, suo marito, sua figlia e suo figlio uccisi barbaramente dall’attentatore entrato in casa loro durante la cena dello Shabbat mentre la famiglia era riunita a tavola.

Ferita e ricoverata in ospedale, la donna in lacrime ha ricordato quella terribile notte. “Il terrorista vestiva una maglietta bianca, impugnava un coltello e si è girato sogghignando verso di me. Non sapevo che sarebbe finita così, pensavo a festeggiare la nascita di mio nipote”. La donna ha aggiunto: “Non tornerò mai più in quella casa”.

I funerali delle vittime sono avvenuti nel cimitero di Modiin e la signora, 68enne ha potuto parteciparvi muovendosi su una sedia a rotelle, vicino alle tombe di suo marito Joseph, 70 anni e dei loro figli, Chaya 46 anni e Eldad 35. Dopo le esequie, la donna è stata portata all’ospedale Sha’are Zedek di Gerusalemme dove è ancora ricoverata.

In lacrime per la perdita della sua famiglia, la donna ha raccontato alla sua vicina e intima amica, Tami Hofi, di averci messo del tempo per rendersi conto della tragedia, avvenuta nel mezzo della cena dello Shabbat mentre la famiglia festeggiava la nascita del nipote. La porta di casa non era chiusa a chiave e quando sua figlia Chaya si è avvicinata per aprire, pensavamo fosse un ospite ma è stata accoltellata e lei ha cominciato a gridare per chiedere aiuto fino a quando non ha capito che si trattava di un terrorista”. “L’uomo si è girato verso di me e mi ha pugnalato dopo essersi messo a ridere”.

Un racconto sconvolgente in cui la donna ha specificato di essere sopravvissuta solo perché fortunatamente “mi sono girata dietro di lui, in modo che non mi colpisse al collo. Speravo che mia figlia si fosse nascosta in bagno per scampare all’assassino ma poi ho capito che era andata a cercare soccorso invano”. Concludendo la signora Salamon ha sottolineato che il figlio Eldad “si è sacrificato per salvare i suoi cinque figli bloccandolo per pochi minuti mentre ho visto mio marito cadere per terra”.

L’attacco a Petah Tikva

La violenza è continuata anche lunedi 24 luglio quando, a Petah Tikva, cittadina nelle vicinanze di Tel Aviv, un giovane arabo 21enne ha accoltellato un autista di autobus arabo israeliano 32enne all’angolo fra Orlov Street e Bar Kochva. Stando alle prime ricostruzioni l’uomo è stato colpito, anche se fortunatamente in maniera lieve, prima al collo e poi alla schiena. Subito le forze dell’ordine sono intervenute per arrestare l’assassino e portare la vittima al Beilinson Hospital.

Ricostruendo quanto accaduto, il portavoce della polizia, ha confermato che l’aggressore proviene dalla città di Qalquilya e che la sua vittima, proveniente dalla città araba di Arara vicino a Uhm al Fahm,  è un cittadino israeliano e che il tutto è avvenuto  nel centro di Petah Tikva verso le 11.40 di mattina, a poca distanza da un negozio di kebab.

Un’aggressione, dunque, cominciata dal ragazzo 21enne che a quanto pare, nella sua fuga a piedi dopo l’aggressione,  è stato bloccato da vari passanti che l’hanno inseguito picchiato e portato a forza dagli agenti di polizia. Alcune persone intervistate dai media israeliani raccontano di un guidatore che, fermatosi a uno stop abbia cercato di bloccare l’aggressore con la sua macchina. Altri invece dicono che un impiegato di una pizzeria lì vicino l’abbia colpito con un oggetto di legno.

Secondo la polizia del luogo, pare si tratti di un attacco nazionalista da parte di un palestinese che lavora illegalmente in Israele e secondo i sevizi segreti dello Shin Beth, che non hanno rivelato il suo nome, era già stato imprigionato fra il 2015 e il 2016 a causa di attività violente contro Israele. “L’ho fatto per la Moschea di Al Aqsa” avrebbe detto per giustificare il suo folle gesto, secondo il sito Walla news, in risposta a quanto sta accadendo alla Montagna del Tempio di Gerusalemme.

La vittima, che era in pausa pranzo, secondo il resoconto della sua compagnia Egged, e che probabilmente il suo assalitore pensava fosse ebreo.

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