Sgomento e condanna. Le reazioni non ebraiche all’attentato di Gerusalemme

Israele

di

Un incontro interreligioso fuori dalla sinagoga di Kfar Nof dove è avvenuto l'attentato (fonte Times of Israel)

Un incontro interreligioso fuori dalla sinagoga di Har Nof dove è avvenuto l’attentato (fonte Times of Israel)

Numerose sono le reazioni di condanna da parte di rappresentanti delle altre religioni che si sono sollevate dopo il brutale attentato in sinagoga a Gerusalemme, in cui sono morte cinque persone (quattro uomini che pregavano e un poliziotto druso).

“Il Consiglio delle Istituzioni religiose della Terra Santa (che abbraccia il Gran Rabbinato di Israele, le Corti della Sharia dell’Autorità Palestinese e il Patriarcato locale e vescovati) – si legge in una nota – esprime il proprio sgomento e orrore per gli omicidi orrendi e il ferimento di fedeli in preghiera nella sinagoga di Har Nof. Tali azioni omicide soprattutto in un luogo di culto sono l’abuso ultimo della religione. Facciamo appello a tutti i leader politici e civili religiose a fare tutto il possibile per evitare che il conflitto politico locale sia trasformato in una guerra di religione le cui conseguenze sarebbero disastrose per tutti. 

In nome del Gran Rabbinato d’Israele, i capi delle Chiese locali di Terra Santa e le Corti della Sharia dell’Autorità Palestinese.

Anche l’Amicizia Ebraico-Cristiana Carlo Maria Martini ha espresso il proprio dolore e vicinanza agli ebrei.

“Quando ero nelle angosce, invocai il Signore
E al mio Dio mi rivolsi con suppliche
Il Signore ascolterà la mia voce dal Suo Santuario
E il mio grido riceverà ascolto.
Esprimiamo tutta la nostra vicinanza e tutto il nostro affetto in questo momento così tragico al popolo di Israele, sentendoci in particolar modo affratellati agli ebrei italiani. Di fronte ad una violenza assurda e blasfema, che è contro ogni principio di rispetto della vita umana e di qualsivoglia civiltà, come “Amicizia Ebraico-Cristiana di Milano Carlo Maria Martini” non possiamo che unirci a voi con queste parole del salmo 18, e additare chiaramente questi efferati ed esecrabili atti antisemiti come forma vile e barbara di ‘avodah zarah (atti idolatrici) in ogni modo da contrastarsi, senza se e senza ma.

Don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio Ecumenismo e Dialogo della Conferenza Episcopale Italiana, oggi in riunione presso il Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani e il dialogo con l’Ebraismo, ha fatto proprio questo nostro comunicato sottoscrivendolo.

Il Presidente Prof. Bruno Segre, la Vice-presidente Fernanda Vaselli

Infine, l’Arciprete del Duomo di Milano Gianantonio Borgonuovo ha inviato questa lettera al presidente della Comunità Walker Meghnagi e al rabbino Capo Alfonso Arbib:
רַַּ֭בַּת צְרָר֣וּנִי מִנְעוּרַָ֑י גַָּ֜ם ל א־ָי֥כְלוּ לִַֽי׃

עַּל־גַַּ֭בִי חָרְש֣וּ ח רְשִַ֑ים הָ֜אֱרִִׁ֗יכוּ לְמַּעֲנִיתַָֽם׃

יְהָו֥ה צַּדִַ֑יק קִָ֜ צץ עֲב֣וֹת רְשָעִַֽים׃

יַ֭ב שוּ וְיִס֣ גוּ אָחַ֑וֹר כִָׁ֜֗ ל ש נְ א֥י צִיַֽוֹן׃

יִַ֭הְיוּ כַּחֲצִ֣יר גַּגַ֑וֹת שקַּדְמַַּ֖ת שָלַּ֣ף יָ בַֽש׃

שלֹּ֤ א מִ לַ֖א כַּפ֥וֹ קוֹ צר וְחִצְנ֥וֹ מְעַּ מַֽר׃

וְלֹּ֤ א אַָֽמְר֙וּ׀ הָע בְרִִׁ֗ים ברְכַַּֽת־יְהָו֥ה אֲ לי כַ֑ם ברַּ֥כְנוּ אָ֜תְ כם בְ ש֣ם יְהָוַֽה׃

Con lo sguardo inorridito e il cuore spezzato, ho voluto rileggere il Salmo 129 e mi si è illuminato il senso dell’ultimo versetto di quel testo, che mi ha sempre fatto pensare. Chi sta dalla parte del carnefice non può invocare il nome di D-o ( וְלֹּ֤ א

אַָֽמְר֙וּ׀ הָע בְרִִׁ֗ים בִרְכַַּֽת־יְהָו֥ה אֲ לי כַ֑ם ) né pensare di agire in nome suo: D-o non è un oggetto che possiamo manipolare a nostro interesse, né un’idea che possiamo porre a sostegno delle nostre decisioni, specialmente quando queste sono al di sotto del livello minimo di umanizzazione.

La gloria di D-o è l’uomo e la donna che vivono. Per questo ברַּ֥כְנוּ אָ֜תְ כם בְ ש֣ם יְהָוַֽה

«pieghiamo le ginocchia davanti a voi nel nome di JHWH»!

Gianantonio Borgonovo
Arciprete del Duomo

 

 

 

 

 

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